politicamente corretto

Bari Weiss e la (sacrosanta) resistenza alla dittatura del pensiero unico

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Mentre i più erano ancora impegnati ad apprezzare l’ipnotica interpretazione dell’ex ministro Danilo Toninelli, che è riuscito, non senza una certa dose di talento recitativo, a dimostrare sul caso Benetton proprio l’esatto contrario di quanto andava annunciando, ci siamo imbattuti nella storia, decisamente più interessante, di Bari Weiss, l’ex responsabile commenti del New York Times.

Se ti voltano le spalle tu fai vedere che hai le palle

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I gendarmi del politicamente corretto sloggino subito perché qui per loro non è proprio aria. Lo dico perché ci siamo ridotti a doverci sentire in difetto anche quando difendiamo principi basilari come famiglia, storia e identità, figuriamoci se in giro non c’è qualche soggetto talmente ignorante da accusare di omofobia chi utilizza – giustamente –

«Vogliono cancellare la nostra storia, li fermeremo», il discorso di Trump ai piedi del Monte Rushmore

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Non potrebbe esserci posto migliore per celebrare l’indipendenza dell’America, se non sotto questa magnifica, incredibile, maestosa montagna monumentale, dedicata ai più grandi americani che siano mai vissuti. Oggi, rendiamo omaggio alle vite eccezionali e alle straordinarie eredità di George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Teddy Roosevelt . Sono qui come vostro presidente per proclamare

Il coraggio di non omologarsi

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Se non ti inginocchi sei razzista. Punto. La sentenza, definitiva e inappellabile, è del Ministero della Verità di cui fanno parte ampi strati di establishment e media mainstream che, dopo i disastri collezionati nell’ultimo ventennio, fanno oggettivamente fatica a difendere l’indifendibile, visto che hanno praticamente annientato la classe media riducendone al lumicino potere d’acquisto e

Cancellare e cancelleremo!

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I moretti? Troppo scuri. La Casa Bianca? Troppo chiara. Biancaneve? Figuriamoci. II Negroni? Blasfemo. La Foresta Nera? Apologetica. Gli spaghetti al nero di seppia? Eversivi. Colpa d’Alfredo? Tutt’al più andrebbe bene come inno del Ku Klux Klan. Il Negramaro? Dispregiativo. I Negramaro? Offensivi. I Watussi? Ballo suprematista. I Vaccaputtanga? Canzone del menga. La pubblicità delle

La minaccia comunista che i radical chic fingono di non vedere

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Il comunismo è sangue e repressione, eppure esiste una parte di opinione pubblica che anche davanti all’ineluttabilità dei fatti si ostina a mistificare la realtà in nome di un mix tra interessi economici e ideologici. Un approccio coerentemente ipocrita, che negli Stati Uniti vede i democratici genuflettersi innaturalmente al cospetto di Pechino pur di attaccare

Per provare a pensare e vivere… diversa-mente

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Ho sempre pensato che l’esperienza di Orwell andasse oltre l’informazione non politicamente corretta. Il nostro fornire, quotidianamente, degli spunti di riflessione su ciò che altri non vogliono o possono dire, non è solo la pratica di una informazione non conforme. Credo sia molto di più. Con il tempo, in pochi mesi, abbiamo toccato con mano

AGCOM: garante della censura

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L’Autorità Garante delle Comunicazioni non è un tribunale politico dell’informazione al quale spetta il compito di dire cosa è politicamente corretto e cosa non lo è, su cosa si può ironizzare e su cosa, invece, bisogna tacere. Eppure, in questi giorni ha interpretato questo ruolo comminando una multa di 1,5 milioni di euro alla Rai

La fiducia dei lettori rappresenta la nostra più grande speranza

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«Un uomo è libero nel momento in cui desidera esserlo». Così Voltaire parlava della libertà. La libertà intesa come decisione che, come tale, comporta delle conseguenze. Rendendosi liberi dagli schemi e dai condizionamenti delle correnti tradizionali speso si finisce per rimanere soli. Come nella vita, anche nel giornalismo chi persegue la propria indipendenza si trova

In tempi di Coronavirus tocca difenderci anche dal politicamente corretto

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Il vero virus nato in laboratorio è quello che vede intrecciarsi – ahinoi irrimediabilmente – i genomi di politicamente corretto e fake news, che si trasmette su larghissima scala e alla velocità della luce non soltanto sui social, ma anche e soprattutto grazie al mainstream, che con una mano denuncia la diffusione di notizie false

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