Giorno del Ricordo

La galleria degli orrori del 10 febbraio

/
0 accessi unici

Anche questo 10 febbraio ha confermato che le Foibe rappresentano una pagina di storia che ancora spaventa la sinistra. D’altronde è significativo quanto confessato da un giornalista e storico come Paolo Mieli, cresciuto nell’estrema sinistra, nel programma Frontiere (lunedì sera su Rai Uno): «Se devo ricordare la prima volta che ho sentito parlare di foibe,

«Basta minimizzare, giustificare o negare quello che accadde»

/
0 accessi unici

«Ogni anno, il 10 Febbraio nel Giorno del Ricordo, facciamo memoria organizzando in tutta Italia molte manifestazioni affinché gli italiani ricordino cosa è successo e come si è manifestato il genocidio nei confronti del nostro popolo, contro il giustificazionismo, il minimalismo o addirittura il negazionismo di alcuni gruppi della sinistra italiana». Emanuele Merlino, 42 anni,

“Cammino tricolore” un modo nuovo per ricordare

/
0 accessi unici

Un modo semplice, non retorico, condiviso e partecipato di ricordare il dramma delle Foibe, rendendo viva l’immagine dell’italianità di quella tragedia nei suoi due aspetti: quello del genocidio di nostri connazionali e quello della perdita di territori dalla grande storia e tradizione culturale latina. L’idea, felicemente sposata dal Comune di Busto Arsizio e realizzata dalla

Foibe: l’odio che calpesta anche la tonaca

/
0 accessi unici

Fra Ludovik Rados aveva soltanto 20 anni e nel cuore la gioia di aver appena terminato il noviziato e indossato il saio caro a Francesco d’Assisi; fra Marko Barbaric, invece, di anni ne aveva 80 e continuava a spendersi secondo gli insegnamenti del poverello nel monastero di Siroki Brijeg, anche se era ammalato di tifo.

“Foibofobia”: il male oscuro della sinistra italiana

/
0 accessi unici

Il Giorno del Ricordo è un nervo scoperto, una memoria che non riesce a essere condivisa, perché è sfuggito alle maglie della censura storica dei vincitori. Costituisce quindi una “pietra d’inciampo” sul percorso della vulgata resistenziale e, di conseguenza, scatena quelle stesse reazioni isteriche di cui fu vittima anche Giampaolo Pansa. Così, dal più piccolo

Conoscere la storia è l’unica via per la pacificazione

/
0 accessi unici

L’avvocato Giovanni Adami, 48 anni, vive a Udine ma è di famiglia giuliana; è stato a lungo vicepresidente nazionale dell’ADES (Associazione Amici e Discendenti degli Esuli Istriano Dalmati). Ha collaborato per anni con varie associazioni che ricordano la tragedia delle foibe, studiando e approfondendo i vari aspetti di un genocidio etnico che si è protratto

Negare o giustificare: ecco le strategie per nascondere la verità

/
0 accessi unici

Seconda parte – Abbiamo visto ieri come siano state costruite a tavolino le tesi utilizzate per contrastare l’impatto emotivo del genocidio e della pulizia etnica compiuta dai partigiani comunisti jugoslavi in Venezia Giulia al termine della Seconda guerra Mondiale. Da una parte c’è che mira a “giustificare” quanto avvenuto (come se si potessero giustificare la

10 febbraio: il dramma dell’esodo nel racconto della “bambina con la valigia”

/
0 accessi unici

«Non avrei mai immaginato che questa foto, di me bambina, sarebbe diventata così significativa per molti e riuscisse a raccogliere, in una piccola e semplice immagine, tanta storia di sofferenza e speranza». Egea Huffner, ha oggi 79 anni ed è quella “bambina con la valigia” ritratta in una fotografia in bianco e nero che è

Foibe: tecniche di disinformazione storica

/
0 accessi unici

Prima parte – Da quando, nel 2004, il Parlamento varò la legge che istituiva il Giorno del Ricordo, le organizzazioni politiche e culturali che erano riuscite, per sessant’anni, a “occultare” l’eccidio perpetrato dai partigiani comunisti di Tito, entrarono subito in agitazione. Da allora a oggi si può dire che ogni anno sono state partorite nuove

10 febbraio: perché è un Giorno “speciale”

/
0 accessi unici

Il 30 marzo 2004, veniva promulgata la legge istitutiva della Solennità civile nazionale del Giorno del Ricordo per: «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Una