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Augusto Grandi: «Un giornalismo robotizzato porterà a una informazione banalizzata»

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Torinese, classe 1956, dopo una trentennale esperienza al Sole 24 Ore, oggi dirige il quotidiano online Electomag e conduce una trasmissione radiofonica sull’emittente web del gruppo. Ha iniziato la sua attività come fotografo in un settimanale locale del torinese, cui sono seguite esperienze giornalistiche in radio e periodici sindacali, fino alla responsabilità delle pagine economiche

Vita da freelance: il gusto agro-dolce della libertà

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Se mi leggete qui, è perché, da quasi due mesi, ho deciso di lasciare il posto fisso a Vanity Fair, dove mi occupavo di attualità, per diventare un freelancee poter scrivere anche altrove. Il primo mese è stato tanto duro quanto eccitante ma, più di tutto, è stato istruttivo, e mi ha permesso di scoprire

Barbara Carfagna: «La velocità ha cambiato le carte in tavola a chi fa informazione»

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Gira che ti rigira, prima o poi a Barbara Carfagna dovevamo arrivare. Sì, perché un’inchiesta come la nostra, su presente e futuro del giornalismo nell’era del Web, non avrebbe potuto fare veramente a meno delle opinioni di una delle maggiori divulgatrici di temi legati all’ormai avvenuta digitalizzazione della nostra società, con la più autorevole trasmissione

Francesco Specchia: «La creatività è l’unica soluzione contro la robotizzazione del giornalismo»

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Tra giornali, radio e tv, il curriculum di Francesco Specchia è certamente di quelli importanti. Tanta roba, direbbe qualcuno. Diciamo che la sua ultima creatura, PopEconomy, «piattaforma multimediale, ottimizzata per il mobile, che racconta il mondo dei numeri, dell’economia, del lavoro e del futuro come fosse un luna park», pare essere concepita come la summa

Walter Pancini: «Nelle aree franche delle testate on-line si può tentare di rifiutare la neolingua imposta dal pensiero unico»

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Nato a Cengio (Savona) nel 1946, ma residente a Milano, è stato, per oltre trent’anni, direttore generale dell’Auditel, la società che assolve il delicato compito della rilevazione e della diffusione dei dati sull’ascolto televisivo in Italia. Ex giornalista e saggista, è oggi tra i più importanti esperti di comunicazione radiotelevisiva. In gioventù ha compiuto anche

Pablo Monzalvo: «Investire nei contenuti per recuperare credibilità»

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Di nazionalità argentina ma vero e proprio cittadino del mondo, Pablo Monzalvo è un “periodista” (giornalista in spagnolo, ndr) televisivo che da anni lavora “sul campo”, ovvero come inviato per la rete televisiva in lingua spagnola più seguita al mondo: Univision. Durante l’arco dell’anno si divide tra l’Italia – soprattutto per seguire le dinamiche del

Luisella Costamagna: «A molti giornalisti manca l’indipendenza dal potere»

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Quello di Luisella Costamagna è un cursus honorum di assoluto rilievo che, a livello didattico, potrebbe essere tranquillamente utilizzato come case history di giornalismo crossmediale capace, cioè, di comunicare efficacemente attraverso diversi mezzi di comunicazione per diffondere un messaggio che, nel suo caso, molto spesso è una notizia o un’opinione riguardo a un tema di

Derrick de Kerckhove: «Saranno le notizie a leggere noi»

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Derrick de Kerckhove (Wanze, 30 maggio 1944) è un sociologo e giornalista belga naturalizzato canadese. Sociologo, giornalista e direttore scientifico di Media Duemila. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell’Università di Toronto. È autore di La pelle della cultura e dell’intelligenza connessa (The Skin of Culture and Connected

Maria Pia Rossignaud: «C’è sempre un po’ di passato nel nostro futuro»

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Direttrice di Media Duemila (la prima rivista italiana di cultura digitale, fondata nel 1983) e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia, Maria Pia Rossignaud è una giornalista da sempre impegnata nella missione – tanto difficile quanto importante – di divulgare al grande pubblico analisi, studi, idee e riflessioni dei maggiori esperti del settore. Un’attività dal valore inestimabile la

Dieci domande sul futuro dell’informazione

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Dieci domande per riflettere sul presente e tentare di preconizzare il futuro del giornalismo. Sono quelle su cui, insieme a Guido Giraudo, abbiamo ragionato con l’obiettivo di aprire una porta che si affacci su un orizzonte più chiaro riguardo alle modalità con cui le notizie vengono prima scritte, poi distribuite e, infine, consumate dai lettori.