elezioni usa 2020

La resa di Sanders non aiuta Biden

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Che le primarie democratiche, con buona pace dei complottisti, fossero finite, lo avevamo già detto il 3 marzo. Eppure, che sarebbero finite così non se lo aspettava nessuno. Questa situazione di emergenza sanitaria a livello mondiale ha, infatti, costretto Bernie Sanders alla resa. Certo, prima o poi sarebbe accaduto ma, considerato il precedente del 2016,

Perché Sanders è crollato?

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Dopo che Bernie Sanders ha perso il Super Tuesday, aveva senso che restasse in gara sperando di riaccendere le primarie con una vittoria in Michigan il 10 marzo. Dopo la sconfitta  proprio in quello stato, aveva senso parlare di riorganizzazione e di costringere Joe Biden a uno scontro frontale nel dibattito, lasciando una speranza accesa

I media italiani non ne azzeccano una: dopo la Clinton nel 2016, ecco Bloomberg

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Se fossimo nell’alveo della licenza poetica tutto questo sarebbe bellissimo ma, visto che parliamo di politica e, soprattutto, di dati e fatti verificabili, non possiamo non dire la verità. Questa differenza riguarda, nei casi che seguiranno, il già ritirato Mike Bloomberg. Primo caso: caucus in Iowa Il 3 febbraio 2020, giorno del disastro democratico in

Tutti i segreti del Super Tuesday

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La diretta andata in onda sulla pagina di Orwell: con Alessandro Nardone anche Salvatore Stanizzi e Daniele Angrisani della pagina Elezioni USA 2020, il canale italiano più autorevole in materia di politica americana.

Il risveglio di “Sleepy Joe”

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A landslide victory. In Italia diremmo “cappotto” o “vittoria schiacciante”. Joe Biden ha sbaragliato gli altri candidati alla nomination democratica ottenendo il 48.4% dei voti – circa 250 mila voti – contro il 19.9% di Bernie Sanders. In una sola notte, dunque, Biden ha vinto la prima delle due sfide che aveva davanti: le primarie

È partita “la Bestia” di Bloomberg

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Prossima tappa California. The Golden State assegna ben 415 delegati vincolati per la Convention e Mike Bloomberg, vista l’impossibilità di partecipare ai primi quattro appuntamenti nelle primarie democratiche, ha deciso di concentrare lì la maggior parte dei suoi sforzi, soprattutto economici. Questi digital soldiers appaiono su Twitter come sostenitori registrati regolarmente al voto o, più

United we stand, divided we fall

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Quando gli Stati Uniti erano poco più di un sogno, uno dei padri fondatori, John Dickinson, nella sua canzone The Liberty Song, inserì queste sei parole: «united we stand, divided we fall». Nell’idea originaria di America voluta dai Padri Fondatori, non dovevano esserci partiti politici. Hamilton e Madison li criticarono, perché avrebbero portato solo divisione.

Iowa: i democratici non riescono a contare le schede

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Ritrovarsi dove c’eravamo lasciati: il caos in corso al primo turno delle primarie democratiche non può non riportare alla mente degli addetti ai lavori l’election night dell’8 novembre 2016 quando, nella sede del comitato elettorale di Hillary Clinton a New York, il comitato guidato da Johh Podesta andò letteralmente in tilt a causa dei risultati

Democratici USA a confronto: aspettando Bloomberg

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Come da previsioni, l’apertura del dibattito è stata focalizzata sulle dichiarazioni dell’ambasciatore Sondland nell’inchiesta sull’impeachment per il presidente Trump. Tra le dichiarazioni di condanna contro Trump, spicca quella di Sanders, il quale ha affermato che «parlare di Trump e impeachment non è sufficiente per il 2020, perché altrimenti si perderanno le elezioni». Un segnale di

REPORTAGE: viaggio negli USA che rivoteranno Trump

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Quando si dice Stati Uniti, si pensa subito alla Grande Mela o alla Silicon Valley, al massimo a San Francisco, Hollywood o Las Vegas. Un’America cosmopolita, dinamica, tecnologica, cool… In Nevada e Iowa, ma anche in Vermont e Indiana c’è, invece, il volto di un’America poco considerata e poco raccontata, che tuttavia sarà decisiva per