Speciale Wikileaks

Chelsea Manning ha tentato di togliersi la vita

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Non è la prima volta: era già capitato a luglio e ottobre del 2016. Chelsea Manning, la fonte di WikiLeaks utilizzata da Julian Assange per divulgare sulla sua piattaforma migliaia di cablo riservati della diplomazia americana, ha tentato nuovamente il suicidio. Lo conferma lo sceriffo di Alexandria, Dana Lawhorne: «C’è stato un incidente oggi alle

Con Assange va a processo anche la libertà d’informazione

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Si è aperto a Londra, due giorni fa, il processo contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Si tratta del primo passo verso la richiesta d’estradizione, inoltrata dagli Usa alle autorità britanniche, nei confronti dell’editore-hacker australiano reo di aver “cospirato” (in collaborazione con Chelsea Manning) contro gli interessi nazionali statunitensi. Un’udienza, peraltro, a cui sono

Davide Dormino: the Italian artist who brings Assange, Snowden and Manning in the European squares

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This sculpture is our voice, our support for their courage in defense of the truth. It is the monument of all, not of a political or religious creed, not of a single Country, that’s the reason why it travels through the squares of the world. This is how artist Davide Dormino, Friulian by birth but

Davide Dormino: l’artista italiano che porta Assange, Snowden e Manning nelle piazze europee

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«Questa scultura è la nostra voce, il nostro sostegno per il loro coraggio in difesa della verità. È il monumento di tutti, non di un credo politico o religioso, non di un paese solo, per questo motivo viaggia per le piazze del mondo». Così l’artista Davide Dormino, friulano di nascita ma romano d’adozione, presenta ai

Come Wikileaks svelò l’inferno di Guantanamo

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La Convenzione di Ginevra è chiara: “I prigionieri di guerra devono essere trattati sempre con umanità. Ogni atto od omissione illecita da parte della Potenza detentrice che provochi la morte o metta gravemente in pericolo la salute di un prigioniero di guerra in suo potere è proibito e sarà considerato come un’infrazione grave alla presente

Nei 600mila messaggi pubblicati da Wikileaks c’è la verità sull’11 settembre

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Parafrasando una nota serie televisiva, negli anni abbiamo imparato a conoscere Wikileaks come “la casa di carte” (confidenziali) più importante della rete. Grazie alla piattaforma creata da Julian Assange, la comunità mondiale è entrata in possesso del materiale con cui l’hacker-editore-giornalista australiano ha colpito al cuore, facendo leva sulla totale trasparenza delle informazioni pubblicate, istituzioni,

Climagate: tutto ciò che Greta non sa (o non dice)

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Due sono le certezze mediatiche legate all’estate: i servizi televisivi in cui si consiglia di bere molta acqua, vestire leggeri e non uscire nelle ore più calde, soprattutto per anziani e bambini, e gli allarmi sul riscaldamento globale. La prima notizia, in fondo, va annoverata tra i messaggi positivi. Annuncia, per molti lavoratori, l’avvio della

Chi è Assange: l’uomo senza mezze misure

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Nessuno come Julian Assange è stato in grado di suscitare odio e ammirazione, entusiasmo e disprezzo in ugual misura. Eppure, al di là della figura di per sé enigmatica del personaggio, soggetto divisivo per mille motivi, ad accendere la fiamma del dibattito intorno al leader di Wikileaks è soprattutto l’impatto della sua opera sul giornalismo

Wikileaks, baluardo a difesa di verità e conoscenza

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La mia è una colpa impossibile da espiare. Nemmeno dopo sette anni di carcere duro, peraltro colmi d’abusi 1. A questo deve aver pensato Chelsea Manning, davanti al grand jury, la mattina dell’8 marzo 2019. All’ennesima richiesta di un tribunale determinato a incastrare Assange (reo di aver pubblicato attraverso Wikileaks migliaia di documenti classificati), Manning

L’inferno di “Bradass87”

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Fa molto caldo a Camp Arifjan, in Kuwait, nella base militare in cui Bradley Manning è destinato dopo l’arresto causato dal “tradimento” dell’amico Adrian Lamo. L’ex analista d’intelligence assaggia personalmente, dopo aver rovistato per lungo tempo tra migliaia di file che ne documentavano gli abusi, i metodi di trattamento “Guantanamo” applicati dall’esercito americano ai prigionieri