Marco Venturino

18 – “La vita va avanti… ma non è sempre una bella cosa”

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Ilaria si era sentita addosso tutta la violenza del marito. Il fatto che Andrea l’avesse colpita aveva creato tra lei e quell’uomo un fossato invalicabile. Aveva sperato di riuscire a capire, di poter togliere a quegli eventi terribili accaduti tanti anni fa la paternità del marito. Come se le sue azioni fossero state compiute da

17 – “Ciao… Rudy”

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— E allora? —E allora cosa? Il suono di queste parole incrinò il silenzio che, come una cappa densa e gelatinosa, era calato nella camera da letto dove Ilaria e Andrea s’erano ritrovati. Un silenzio spesso e uniforme, uno di quelli che solitamente seguono momenti di sonore concitazioni e giacciono, privi di aspettative, nel ricordo

16 – “Noi siamo quello che facciamo”

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A meno che… Certo, a meno che… e quel pensiero aveva iniziato a frullarle in capo da quando era uscita da casa di Clara. Malgrado la notte quasi insonne Ilaria s’era alzata presto. Appena aveva sentito i rumori della sorella che preparava il caffè aveva abbandonato quel letto che s’era trasformato nel supplizio di Procuste,

15 – “Non poteva dirglielo!”

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— Ilaria! Ilaria! La voce della sorella, che si accompagnava a una mano agitata con lo scopo di segnalare la propria posizione all’uscita degli “arrivi” dell’aeroporto, strappò a Ilaria un sorriso di tenerezza. Evidentemente Clara non doveva avere molta dimestichezza coll’incombenza dell’andare a prendere chi tornava da lei. Il terrore di non essere vista, di

14 – “Chi era l’uno, chi era l’altro?”

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L’aeroporto Charles de Gaulle era come al solito gremito di persone. Un crocevia di razze e persone dirette verso tutti gli angoli della terra. Un appassionato di geografia si sarebbe fermato incantato a osservare i nomi delle città del mondo che si incrociavano sui tabelloni degli orari, promettendo quell’incredibile mosaico di usi, costumi e abitudini

13 – “Quel ragazzo si faceva chiamare Rudy…”

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Giovanni Natali abitava in un appartamento di rue de Turenne, nel 4° arrondissement, in pieno Marais. Il quartiere una volta popolare era diventato una delle zone più cool di Parigi: vecchie case ristrutturate, ristorantini invitanti, negozietti alla moda avevano trasformato l’antico ghetto proletario in una zona ambita, di tendenza ed estremamente chic. Mentre dalla fermata

12 – “Solo il sangue poteva essere vera giustizia”

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Ovviamente Ilaria fu entusiasta all’idea di andare a Parigi. Già solo la possibilità di conoscere Giovanni Natali, uno dei “guru” dei turbolenti anni ’70, dopo tutto quello che aveva letto in proposito e che Giacomo le aveva raccontato, era allettante. Se poi a questo si aggiungeva la possibilità di saperne di più su Rudy il

11 – “Erano andati a disturbare i fantasmi del passato”

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Giacomo avrebbe veramente voluto aiutarla. Si sentiva un perfetto cretino, ma non riusciva a togliersi dalla testa quella sera del dopo quartetto. Più che altro non riusciva a non pensare a Ilaria. Quei suoi occhi innamorati, quella bocca lievemente imbronciata dalla delusione, quell’entusiasmo un po’ infantile nell’avere ideato una sorpresa per il marito e nella

10 – “C’è un ideale che vale l’omicidio?”

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L’idea di poter ritrovare il Rudy era puerile. Anzi, semplicemente assurda. Per farci cosa, poi? Denunciarlo? Farlo arrestare come in uno di quei telefilm di “Cold Case”? Quella sorella minore così infantilmente entusiasta le aveva fatto perdere di vista la realtà. Rudy se n’era andato all’estero nel 1975 e, se non gli era capitato d’incappare

9 – “L’etica opposta alla logica”

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Ma chi l’ha detto che, a volte, la banalità non è necessaria? Per le vie del centro, Clara e Ilaria regalavano sguardi distratti, e talora un po’ ingordi, alle vetrine dei negozi colmi di griffe. Non dovevano comperare nulla, ma stavano solo celebrando il rito consumistico del guardare per farsi venire la voglia. Quello stuzzicare