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Vaccino, alla fine Cuomo dà ragione a Trump: «appena arriverà lo distribuiremo»

Può un vaccino essere cosi divisivo? Nell’epoca del coronavirus e in un Paese, gli Stati Uniti, dove una metà ama il Presidente uscente e l’altra metà lo disprezza, sì. Nell’unica occasione pubblica in cui Donald Trump ha parlato dalla Casa Bianca con i giornalisti nell’ultima settimana, una sua frase sul vaccino anti-Covid, scoperto di recente da Pfizer ha fatto scalpore: «Non distribuiremo il vaccino nello stato di New York fino a quando non abbiamo l’autorizzazione – dal governatore Andrew Cuomo, ndr – a farlo, aspettiamo che sia pronto lui», ha detto il Presidente lanciando una frecciatina.

E ancora: «È lui a non fidarsi della provenienza di questo vaccino». Poi, l’affondo: «Questi vaccini sono prodotti dalle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, ma lui non si fida del fatto che sia questa Casa Bianca, questa amministrazione a renderne possibile la distribuzione. Quindi non lo invieremo a New York».

La stoccata è arrivata dopo che nelle ultime settimane il governatore Cuomo, Democratico, non proprio un grande fan di Donald Trump, aveva annunciato una task force indipendente da parte dello stato composta da scienziati, ricercatori ed esperti, per riesaminare i dati di ogni vaccino approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti.

«Francamente, non mi fiderò dell’opinione del governo federale e non consiglierei ai newyorkesi di fidarsi dell’opinione del governo federale», aveva detto in una dichiarazione il governatore newyorkese. Il timore, suo cosi come del suo collega Dem sulla costa opposta, in California, Gavin Newsom, era tutto politico: che Trump forzasse la mano per annunciare il vaccino prima delle elezioni, in modo da averne un vantaggio prima della chiusura delle urne in termini di consenso.

Il destino beffardo ha invece creato i presupposti per un disegno opposto: il vaccino, efficace al novanta per cento, di Pfizer è stato annunciato qualche giorno dopo la definitiva proiezione elettorale che ha visto Joe Biden vincere le elezioni. Non prima. E Trump ha dovuto forzare la mano del suo profilo Twitter, per sottolineare come questo risultato sia merito della sua amministrazione, tirando per la giacchetta la Pfizer nell’Operation Warp Speed lanciata lo scorso maggio proprio da Trump per la ricerca di un vaccino.

Se Trump ha subito sottolineato che Pfizer facesse parte dell’operazione da lui promossa, l’azienda lo ha smentito poco dopo dicendo che non fosse vero, salvo poi essere pizzicata in un vecchio comunicato stampa proprio della Casa Bianca, in cui un esponente di Pfizer si dicesse orgoglioso di far parte della ricerca del vaccino in collaborazione con il governo federale.

Che Pfizer facesse parte o meno dell’Operation Warp Speed – sembra di no direttamente, ma si indirettamente – rimane fermo il fatto che un vaccino Covid sembra stia finalmente arrivando. E che abbia ottenuto il benestare anche del dottor Anthony Fauci, massimo esperto virologo degli Stati Uniti, in costante e altalenante rapporto di collaborazione e odio con il Presidente Trump in questi mesi di crisi e taskforce. Ora, ad elezioni passate e a risultati ormai quasi definitivi, New York il vaccino lo vuole eccome, e giustamente. Per questo le reazioni alla frase-minaccia di Trump sono state tante e dure, con la procuratrice generale di New York, Letitia James, che ha promesso azioni legali nel caso in cui la distribuzione del vaccino venga congelata dal Presidente. E con il governatore che ha risposto secco.

«Non credo che la Food and Drug Administration faccia giochetti politici giunti a questo punto e quello che dice Trump non è vero, siamo pronti», ha evidenziato Cuomo, nel sottolineare: «Trump vuole solo bullizzare le persone e i governatori che non sono d’accordo con lui. Non appena la FDA lo approverà, il nostro panel di esperti lo studierà per approvarlo immediatamente. Non siamo solo noi a fare questo passaggio, ma anche altri stati», ha precisato Cuomo, promettendo che l’analisi del panel newyorkese avverrà in maniera simultanea a quella del governo federale: «Non appena ci invieranno il vaccino, lo distribuiremo».

Davide Mamone
Articolo di

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