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Covid-19: chi ha paura del vaccino?

Ci sono notizie che possono avere una portata dirompente, anche solo per le aspettati che queste possono creare: l’annuncio della realizzazione di un vaccino efficace per una pandemia in corso è una di queste.

Ci sono notizie che possono avere una portata dirompente, anche solo per le aspettati che queste possono creare: l’annuncio della realizzazione di un vaccino efficace per una pandemia in corso è una di queste.

Da quando l’OMS dichiarò lo stato di pandemia relativo all’infezione da SARS-Cov-2, come è noto a tutti, è partita la rincorsa alla realizzazione del vaccino.

Prima con i principali laboratori di tutto il mondo che hanno lavorato alacremente per riuscire ad isolare il virus e, poi, con le più importanti case farmaceutiche e le aziende biotech alla ricerca di un vaccino che possa prevenire la malattia. Si noti la questione base “prevenire la malattia” non curarla, questo perché il vaccino, se ci fosse bisogno di ricordarlo, non ha una valenza terapeutica nella cura dei pazienti già ammalati ma è un farmaco per la prevenzione, che vada a impedire che gli esseri umani che vengano a contatto con il virus si ammalino.

Non è una differenza da poco, ovviamente, ma una campagna di vaccinazione di renderebbe le misure di contenimento del virus inutili o, quantomeno, meno necessarie portando a una normalizzazione della situazione in ogni parte del mondo.

Questo è il motivo per cui, negli ultimi mesi, sono stati fatti grandi investimenti nello sviluppo e nella sperimentazione rapida dei vaccini.

Ora, una delle obiezioni che si cominciano a sentire, sui social e, no, al bar no visto che sono chiusi, ,a seguito degli ultimi DPCM, ma dalle opinioni di diversi personaggi che vanno dagli irriducibili no-vax ad alcune voci del mondo libertario.

Non è, sicuramente, questo il luogo per discutere delle obiezioni a livello medico o di quelle filosofiche sugli obblighi di stato ma è interessante valutare il perché di questi investimenti e se, realmente, sia una mossa della c.d. BigPharma per aumentare i profitti.

Partiamo dal secondo punto…

La risposta è no!

No, perché innanzitutto il “potere” economico delle aziende farmacologiche non è, poi, così elevato come una certa opinione pubblica pensi

Le prime 10 aziende al mondo (colossi come Roche, Novartis, Pfizer, Merck & Co, Bristol Myers Squibb, Johnson & Johnson, Sanofi, AbbVie, GlaxoSmithKline, Takeda in ordine di grandezza) cubano complessivamente fatturati per circa 388 miliardi di dollari nel 2019 che, pur sembrando cifre astronomiche sono nettamente inferiori al fatturato di Wal-Mart che è di circa 524 miliardi di dollari.

Sì le prime dieci società farmaceutiche al mondo incassano i tre quarti di quanto fatturi una catena di supermercati e già solo questo dovrebbe far riflettere.

Certo qualcuno potrebbe obiettare che commercializzare un vaccino che interessi, potenzialmente quasi otto miliardi di persone porterebbe a incassi incredibili…

Vero, sempre che il prezzo del vaccino non sia di pochi dollari, come pare che sarà.

Nel 2017 tutto il comparto vaccinale ha portato a profitti aggregati, dal lato del settore farmaceutico, pari a circa il 3,2% del totale (come ha indicato a suo tempo Forbes) mentre il grosso degli stessi proviene dai farmaci anti acido per lo stomaco (tipo l’Alka Seltzer) e dai FANS (gli antinfiammatori non steroidei come l’ibuprofene, che è alla base del Moment) e un quarto circa dalle terapie antitumorali.

I grossi investimenti dal lato vaccinale, quindi, non servono per aumentare i profitti nel settore ma, invece, per garantire una certa tranquillità ai mercati e alla formazione di aspettative per il futuro.

Non è un caso che insieme all’annuncio di Pfizer sui risultati della sperimentazione del vaccino per il Covid-19 sia seguito, poco dopo, anche l’annuncio di ModeRNA sui risultati della sperimentazione del suo farmaco e, a breve, arriveranno anche quelli di Astrazeneca.

L’esistenza di più vaccini permette di valutare al meglio l’azione che questi possano avere nel processo di immunizzazione delle persone e già solo l’annuncio della prossima commercializzazione degli stessi ha ridato fiato ai mercati che erano in attesa di sviluppi.

Certamente qualcuno inizierà a pensare a una possibile speculazione, anche a seguito delle operazioni di borsa da parte dei vertici di Pfizer a seguito del rialzo che è seguito all’annuncio della conclusione della fase sperimentale del suo farmaco ma su questo verificherà l’organo competente e, in ogni caso, se una persona ricevesse parte del suo salario in stock option è evidente che, quando le condizioni di mercato siano favorevoli, ne possa liquidare una buona parte.

In definitiva, l’annuncio della buona riuscita della sperimentazione sui vaccini, seppur eseguita in circostanze eccezionali e “premendo il piede sull’acceleratore”, è una di quelle notizie di rottura che permettono la formazione di aspettative più certe rispetto all’incognita rappresentata dalle “ondate” della pandemia che possono generare risposte anche molto pesante da parte degli stati per contenerla.

Non nascondiamo che esiste sì un interesse anche da parte delle case farmaceutiche a che la fase c.d. di marketing del vaccino vada bene ma non, attenzione, prevedendo lauti incassi ma perché tutta la situazione mondiale si normalizzi i mercati riprendano a crescere e investire in quanto anche esse beneficeranno della situazione.

Si torna alla domanda iniziale: chi ha paura del vaccino, alla fine?

 

Matteo Gianola
Articolo di

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