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Biden il «sovversivo» (parte seconda)

Altro che Joe «sleepy» Biden (Joe l’addormentato), come lo chiamava Trump: il programma del neoeletto presidente è un drastico ribaltamento degli ultimi 4 anni. Dopo l’economia e la Cina, viste nella prima parte dell’articolo, ecco che cosa accadrà alle relazioni estere americane.

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Altro che Joe «sleepy» Biden (Joe l’addormentato), come lo chiamava Trump: il programma del neoeletto presidente è un drastico ribaltamento degli ultimi 4 anni. Dopo l’economia e la Cina, viste nella prima parte dell’articolo, ecco che cosa accadrà alle relazioni estere americane.

 

La linea dell’amministrazione statunitense cambierà radicalmente anche nei confronti della Russia. Biden ha più volte definito la Russia «the biggest threat to America’s security», e ha denunciato i pericoli dell’interferenza della disinformatjia di Mosca sulle ultime elezioni americane ed europee, e anche sul referendum sulla Brexit. Ha preannunciato che la sua linea sulla Russia si baserà sulle sanzioni e soprattutto sul potenziamento della Nato, che Biden già dal 2021 vorrebbe allargare a Georgia e Ucraina. Non va dimenticato, poi, che nel 2018 sempre Biden s’è opposto alla richiesta di Trump, che voleva riportare Mosca nel G7, ma s’è anche detto aperto a negoziare trattati per la riduzione degli arsenali missilistici dei due Paesi.

Vladimir Putin, che finora è tra i pochi capi di Stato a non essersi ancora congratulato con lui, non piace a Biden soprattutto per la sua aggressività contro l’Ucraina, che invece è nel cuore del neopresidente fin da quando era il vice di Obama. Non va dimenticato lo scandalo politico-giudiziario che ha visto suo figlio Hunter, nel 2014 misteriosamente cooptato nel consiglio della Burisma, società petrolifera statale ucraina. Per evitare che la magistratura di Kiev indagasse sulla faccenda, Biden è stato sospettato di aver avere esercitato pressioni economiche su Kiev, quando ancora era vicepresidente. Né va scordato che Biden, mentre infuriava la polemica su suo figlio, un anno fa ha comunque appoggiato la decisione di Trump sull’invio di armi per quasi 1 miliardo di dollari all’Ucraina.

Nei confronti della Russia ci sarà, probabilmente, un solo elemento di continuità: Biden dovrebbe quasi sicuramente confermare il No americano al progetto «Nord Stream 2», la costruzione del secondo ramo del gasdotto russo che dovrebbe arrivare in Germania: mancano poche decine di chilometri al completamento dell’opera, ma i lavori sono fermi dal 2019, quando la svizzera Allseas li interruppe per le sanzioni minacciate da Trump.

 

I rapporti con l’Occidente e con la Nato: addio all’isolazionismo

Con Biden, questo è certo, si chiude l’era di «America First». In effetti, la linea muscolare con cui Trump ha gestito le relazioni con gli altri Paesi, nemici o alleati che fossero, ha isolato Washington sullo scacchiere internazionale. Per i suoi quattro anni Trump ha giocato anche sull’imprevedibilità delle sue mosse: l’hanno mostrato più che bene la guerra dei dazi, a continue fasi alterne; il rapporto altalenante con Putin; lo scontro e poi la riappacificazione con la Corea del Nord…

Rispetto al suo predecessore, Biden sarà più prevedibile e lineare, e comunque ha già chiarito di voler «rovesciare quattro anni di politica estera isolazionista» lanciando il nuovo slogan «Ripristinare la leadership americana». Soprattutto all’inizio, cercherà quindi di ricucire strappi e tensioni, a partire dagli alleati.

Anche la Nato rientra in questo schema. L’amministrazione Trump ha ridotto al minimo l’impegno nell’alleanza e ha puntato invece a dotare gli Stati Uniti di una maggiore autonomia tecnologico-militare. Soltanto nel 2020 la Casa Bianca ha aumentato la spesa per la Difesa del 4%, portandola a 750 miliardi di dollari, e ha tagliato gli aiuti militari all’estero di 13 miliardi. Sicuramente Biden farà l’opposto.

Anche con l’Unione europea Biden farà retromarcia, e punterà a ricollocare gli Stati Uniti nel loro tradizionale ruolo di arbitro del sistema internazionale. L’ovvio strumento per arrivarci sarà il ripristino di buone relazioni con la Commissione. A Bruxelles, Biden cercherà alleanze nella non-proliferazione degli armamenti e nel contrasto del cambiamento climatico: del resto, Trump nel 2019 è uscito dall’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015 da Obama, ma ora Biden pone agli Stati Uniti l’obiettivo «emissioni zero» entro il 2050, investendo 1.700 miliardi di dollari in dieci anni. Con l’Europa Biden proverà probabilmente a rilanciare anche un trattato di libero scambio, dopo il fallimento del Transatlantic trade and investment partnership (il Ttip), tentato nel 2013 da Obama, ma naufragato nel 2016.

Biden cercherà poi altri punti di contatto «culturali» con l’Europa nelle politiche migratorie: ripristinerà il Deferred action for childhood arrivals di Obama, che aveva dato la cittadinanza a 800mila migranti privi di documenti entrati negli Stati Uniti da bambini (il Daca era stato abolito nel 2017 da Trump) e potrebbe fare lo stesso con altri 8 milioni di immigrati; abolirà poi il «Muslim ban», il divieto d’ingresso per i cittadini di sette Paesi musulmani (Somalia, Sudan, Iran, Iraq, Siria, Yemen e Libia) che Trump aveva stabilito per frenare il «rischio terrorismo».

Biden, che ha radici irlandesi, ha poi già avvertito il premier britannico Boris Johnson di non fare nulla, nei negoziati con la Commissione Ue, «che possa minacciare la pace nell’Irlanda del Nord». Biden si era pronunciato pubblicamente contro la Brexit già nel 2017, ed è improbabile sia favorevole oggi a un accordo commerciale privilegiato tra gli Stati Uniti e Londra, soprattutto se il Regno Unito cerca intanto di ridurre le protezioni dell’Irlanda del Nord, garantite e sancite nell’accordo tra Londra e Bruxelles. Bo-Jo, insomma, ora ha un problema in più, e l’equilibrio che deve trovare è più difficile.

E l’Italia? Malgrado gli apparenti buoni rapporti con «Giuseppi Conte» (così Trump aveva scritto il suo nome, sbagliandolo, in un messaggio su Twitter) l’amministrazione repubblicana non ci ha mai perdonato l’ambiguità nei rapporti con la Cina: nella primavera del 2019, del resto, il governo Conte è stato il primo a firmare il protocollo d’intesa sulla Nuova via della seta, osteggiata dalla Casa Bianca come cavallo di Troia cinese per attrarre a sé l’Europa. L’intelligence americana ha poi notato con grande allarme che, durante la prima ondata del Covid-19, Roma è stata oggetto delle intense campagne di comunicazione di Mosca e Pechino, che hanno trasformato l’invio di materiale medico per influenzare l’opinione pubblica. Anche grazie alla fallace comunicazione del ministro degli Esteri grillino, Luigi Di Maio, ancora oggi molti italiani sono convinti che quegli aiuti siano stati gratuiti. È vero che Conte è stato l’ultimo dei capi di governo di qualche rilievo contattato da Biden dopo la sua elezione: il ritardo ha mostrato che la considerazione nei confronti di Roma p davvero ai minimi termini. Questo non toglie che, se non altro per cercare contrastare il pericoloso «marketing» russo-cinese, Biden possa tornare a corteggiare l’Italia. Per esempio, potrebbe decidere di giocare a suo favore sostenendola nell’uscita dalla disastrosa crisi economica causata dalla pandemia, che non ha ancora mostratro i suoi effetti.

Fine.

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Maurizio Tortorella
Articolo di

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