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Genoa Jib, la vela potente che ha cambiato il mondo

Nel 1925 due sportivi italiani appassionati velisti, intuirono che un “fiocco” molto più grande, disegnato in un determinato modo da sovrapporsi alla “randa”,  avrebbe raccolto una grande quantità di vento accelerando i flussi aerodinamici e creando una “depressione” alla prua dell’imbarcazione consentendole così di navigare agevolmente verso la direzione della provenienza del vento. 

Nel 1925 due sportivi italiani appassionati velisti, intuirono che un “fiocco” molto più grande, disegnato in un determinato modo da sovrapporsi alla “randa”,  avrebbe raccolto una grande quantità di vento accelerando i flussi aerodinamici e creando una “depressione” alla prua dell’imbarcazione consentendole così di navigare agevolmente verso la direzione della provenienza del vento. 

Raimondo Panario e Francesco Tagliafico la idearono e la realizzarono, non senza numerosi interventi di affinamento, e armarono questa vela innovativa grazie alla quale raccolsero successi in ogni campo di regata del mondo.

Fu chiamata Genoa in onore alla città natale dei due sportivi velisti.

Consapevoli o meno che fossero, quella scelta generò la spontanea diffusione in ogni angolo del mondo del nome di “Genova” associato ad un prodotto innovativo e rivoluzionario delle tecniche di navigazione, rafforzandone l’immagine di capitale della marineria.

Era nato un Brand universale: dal 1925 e per sempre.

Il risultato di una grande passione associato all’intelligenza e alla curiosità speculative che mossero i due velisti, trasformò il nome di una città in un brand mediatico che appartiene alla storia della navigazione e ancora oggi caratterizza la nomenclatura della marineria in tutto il mondo.

Un esempio straordinario e innovativo di  marketing prodotto dalla capacità di immaginare quello che apparentemente sembrava impossibile ma che, nella mente di chi ha saputo pensare oltre gli schemi, era già realtà, ancor prima di realizzarla.  

Io penso che il mare, la marineria e conseguentemente la navigazione, siano una inesauribile fonte di insegnamento e una formidabile scuola di vita anche in campo imprenditoriale.

L’utilizzo della forza della natura, il vento, da dovunque provenga, per procedere nella direzione che noi abbiamo scelto, è simbolica rispetto all’attività che da tanti anni svolgo. Così, traendo insegnamento dalla formidabile innovazione velica del mio avo, seguo i principi della navigazione “di prodotto” che definisco “Sailing mode” per capitalizzare la direzione e la forza che la natura ci dona con il vento, affinando continuamente la mia rotta nel “settore della comunicazione innovativa”.

Tutte le volte che –metaforicamente- “cambio la rotta” creando strategie in linea alle mutate condizioni del mercato o della società, non riesco a non pensare con riconoscenza al mio antenato Francesco Tagliafico che, con un’intuizione geniale mi ha tramandato l’arte (e la passione) del navigare, in mare come nella professione, che consiste nel comprendere la direzione delle forze naturali, compiacerle, unirsi a loro, trarne l’energia necessaria per compiere il percorso stabilito creando sinergie moltiplicative “Sailing Mode”.

Ascoltare il suono del vento 

Lo sfruttamento dell’energia naturale ci mette direttamente in linea con quanto avviene oggi – ad esempio – nel mondo dell’ auto motive: l’inarrestabile diffusione delle auto che possono “veleggiare”  ibride od elettriche è solo un esempio della tendenza ad una maggiore richiesta di energia pulita possibilmente proveniente da fonti naturali ed è perfettamente sovrapponibile con la ricerca di un “buon vento” per navigare ovunque.

Questo stile “sailing mode” nell’ideare le strategie di marketing l’ho utilizzato dagli anni 90’, pur spaziando da allora nei settori più disparati , energia, shipping, automotive, arte e food.

Se oggi mi si chiede: ma che cos’è esattamente Top Italian Chef?

Sono in imbarazzo a rispondere. Se fossi completamente sincero potrei dire: non l’ho scoperto ancora.

Quando esco in barca so di lasciare l’ormeggio e di avviarmi verso il mare aperto, poi decido quando sono là dove dirigere la rotta, in funzione delle emozioni che la navigazione mi induce, delle condizioni meteomarine, dell’impulso ad evadere piuttosto che cercare un po’ di vento.

Top Italian chef – detto per metafora – non è molto diverso da questo mentre, fuor di metafora e cercando di essere più didascalico, si può cercare di definire così per le sue evoluzioni: Top Italian chef con le sue declinazioni Top Italian Pastry Chef e Talent Italian Chef nasce nel 2010 dall’idea di valorizzare il talento presente nel nostro Paese, quale innovativo punto di incontro delle eccellenze italiane, della creatività in cucina, in abbinamento all’ arte pittorica sempre aperto al talento e alla personalità.

Una piattaforma che rappresenta l’incontro tra le eccellenze del nostro paese, della creatività e innovazione in cucina, sempre aperto al talento e alla personalità, allo scopo di valorizzare progetti innovativi dal sapore italiano e rivolti all’Europa.  

Top Italian Chef non nasce con percorso precostituito con confini ben delineati ma è un progetto, appunto, “sailing mode”, in continua evoluzione, dove eccellenze italiane , creatività , arte e innovazione si incontrano; io stesso non saprei definirne i confini per il susseguirsi di nuovi traguardi.

Concludo affermando che i prodotti hanno valore per l’esperienza che generano presso il fruitore, essa discende da una profonda cultura comunicativa e ciò che genera il progresso è il buon design della comunicazione che definisco “sailing mode “  by me & Co …

Eugenio Tagliafico

 

INFO: www.topitalianchef.com

 

 

NDR

Quando ho avuto modo di conoscere Eugenio Tagliafico ho immediatamente ricevuto l’impressione di non trovarmi di fronte ad una persona con la quale seguire i consueti percorsi verbali di un’intervista “normale”.

Ammetto di aver faticato non poco per allinearmi sul  modo di agire , anzi ero perplessa e contemporaneamente incuriosita.

Aggiungo  che lì per lì  nemmeno era sorta una qualche forma di empatia  ma poi, quando  ho capito che stavamo viaggiando a velocità inaudita facendo invecchiare in un attimo i paradigmi che ci accompagnano  da anni, creando un design diverso che anticipa i tempi, ho superato anche qualche piccolo aspetto che in qualche circostanza mi aveva infastidito.

Mi trovavo sbalzata avanti e ancora oggi  – anche se a volte lo ritengo ancora un po’ insopportabile – comprendo che ogni cosa ha un suo perché che funziona bene, altroché; è paragonabile ad un motore che in un  baleno scarica la propria cavalleria, senza scomporsi.

 

Mi trovavo di fronte ad un visionario innovatore.

 Ero in una grande esposizione fieristica di design che ospitava un padiglione Top Italian Chef con tanti Chef e Pastry Chef in arrivo: Eugenio (Geggi) che avevo appena conosciuto mi ha presa per mano invitandomi sul palco per “parlare” ad un pubblico che ancora non era in sala, naturalmente l’ho seguito un po’ incredula, ma dopo una manciata di minuti quando andavano in onda queste riprese, sincronizzate con il pubblico in sala, ne ho compreso l’efficacia.

 

Irene Colombo
Articolo di

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