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Con Monti dobbiamo ancora farci i conti

Nove anni fa oggi mi trovavo nel backstage degli studi de La7 in attesa di partecipare al programma di Antonello Piroso e con me c’era un ragazzino incollato a un terminale: leggeva, con l’esaltazione degli zelanti e cadenza pariolina, le impennate dello spread, Nemesi di un Berlusconi alla frutta. Difatti salta, Napolitano lo sostituisce con Mario Monti, il demiurgo bocconiano, autore di soporiferi articoli sul Corriere. Altro uomo della provvidenza, non in cilindro e mantello ma in loden. Che delizia! I media di regime non aspettano che di imburrarlo e lui ci sta al gioco perverso, più lo acclamano e più s’irrigidisce, pronto a somministrare al Paese, che si direbbe non stimi granché, una cura da cavallo. Sarà la cura che ucciderà il cavallo agonizzante.

Bravi coglioni come sempre gli italiani: in quella mattina di mezzo novembre, tutto uno scoppiettare di tappi, finalmente ce lo siamo tolto dai coglioni il nano malefico, l’impenitente puttaniere, adesso sì che si torna in sella, ci pensa SuperMario l’europeo a risolvere i nostri guai, a renderci decenti nel mondo. “Sobrietà” era la parola d’ordine, tutti dalle Alpi a Capo Passero misurati, understatement per osmosi da questo salvatore patrio che chiamano tecnico così come si usa per gli ottusi, incapaci di concepire la più elementare visione strategica.

Il tecnico, subito, come strenna natalizia, scarica una manovra da 20 miliardi che traumatizza una nazione sfibrata da una crisi endemica. Ma che fa? Quello che conta sono i parametri esoterici europei, è salvare il sistema bancario, il migliore se non l’unico dei mondi possibili.

Per chi può accedervi, gli altri si impiccassero. E lo fanno, uno, due al giorno, un ritmo infernale mentre 30 aziende o fabbriche ad ogni spuntar del sole seguono identica sorte. Guardia di Finanza sguinzagliata ovunque a multare l’impossibile, a un certo punto volevano tassare pure i cani da compagnia. Obiettano i tecnici veri: Monti ha tarato la sua manovra su un pil in decrescita dello 0,5% quando è almeno lo 0,8% su base trimestrale, il che significa -3% su proiezione annua: assurdo.

Ma il Loden mannaro ad ogni cambio di stagione assicurava: mai più stangate, e intanto stangava, a prezzo di un maggior costo per le famiglie italiane di 3000 euro annui, mutui fuori controllo e le varie voci di spesa salite di otto, dieci volte tanto. Non paga, la incredibile Elsa Fornero poteva dichiarare, da nessuno contraddetta: “Noi abbiamo salvato l’Italia”. Altrimenti definirà i giovani disoccupati “choosy”, viziati, capricciosi. Questa maestrina secca e rifinita piazzata al Lavoro resterà ai posteri come interprete di una scena imbarazzante, un pianto isterico mentre il capo la osserva divertito; oggi partecipa a giochi a quiz, reality show.

Chi è Monti? È un superburocrate espresso dai poteri veri, che seppelliscono i governi e durano, mandato a imporre la moralizzazione punitiva del Paese. Ma un avvocato di Napoli si dimetterà dal suo incarico di esattore di Equitalia dopo che un suo amico si era ucciso.

“Equitalia – ha detto – applica metodi militari per indurre alla follia chi deve pagare”. Infatti danno i numeri, il 3 di maggio del 2012 uno, mezzo mascalzone per altro, nel Bergamasco si barrica con 15 ostaggi e prede a sparare fucilate. Piovono i 40 euro di tasse sui conti correnti, la benzina balla sui 2 euro, a marzo altri 25 miliardi di prelievi. Ma dove li trova? Domanda inutile: poche ore prima del successivo ponte di Ferragosto, Monti ritocca per l’ennesima volta l’accisa sulla benzina.

Il Paese, stremato da 9 mesi atroci di lacrime e sangue, si è marmorizzato: autostrade semideserte, prenotazioni disdettate all’ultimo momento, città piene, località turistiche languenti. Sarà l’ultima impresa di questo mediocre tecnocrate imposto da un capo dello Stato pressato dagli Stati Uniti e dall’Europa comunitaria. Lui è certo di avere salvato il salvabile, “Siamo quasi fuori dal tunnel”. Monti come Caparezza.

Ma su Libero, Franco Bechis traccia un quadro diverso: “Il Pil italiano marcia 7 volte peggio di un anno fa rispetto alla media dell’area euro. Il rapporto debito/pil è peggiorato di quasi 4 punti percentuali ed è peggiorato di 2 punti anche rispetto alla media degli altri 16 paesi che vivono di euro. L’inflazione è cresciuta di un punto e mezzo percentuale ed è più che triplicata la distanza dagli altri paesi. La disoccupazione è cresciuta di 2,7 punti, la produzione industriale è caduta in 9 mesi di 3,7 punti e si è allargata di due punti anche qui la distanza rispetto alla media dell’eurozona I numeri di Eurostat sono impietosi”.

Nove anni dopo Monti resta nel trauma collettivo come il grande inganno virtuista, la grande mistificazione autoritaria nella pretesa di edificare un’etica partendo dalle regole quando sono le regole a dover discendere da un’etica. Oggi possiamo dire che Grillo, la setta a 5 Stelle, la feccia di una classe di potere indecente, lo sfinimento di un Paese che non sa reagire al blocco del Covid, sono la fase terminale di una degenerazione avviata da questo nefasto premier, uno col coraggio di dire: “Più un singolo paese è debole e più l’Europa si rafforza”. Tutto si tiene, tutto discende da tutto, specie in politica.

Max Del Papa
Articolo di

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