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La concentrazione della ricchezza, realtà o leggenda?

Sicuramente nel corso degli anni chiunque avrà sentito la notizia degli uomini più ricchi del pianeta che possiederebbero un patrimonio pari a quello della metà più povera degli abitanti della Terra.

Sicuramente nel corso degli anni chiunque avrà sentito la notizia degli uomini più ricchi del pianeta che possiederebbero un patrimonio pari a quello della metà più povera degli abitanti della Terra.

La questione torna in auge ogni anno quando, al meeting di Davos, Oxfam presenta i dati del suo rapporto annuale sulla concentrazione della ricchezza. Negli anni passati diversi autori hanno scritto diverse pagine a proposito di questo studio e sulla sua affidabilità che, in effetti, risulta assai dubbia.

Alt, perché dubbia?

Semplice, perché si basa su modelli errati e non pensati per valutare la concentrazione di ricchezza.

Il report di Oxfam, infatti, si basa sul Global Wealth Databook di Credit Suisse (ne avevo già parlato) che, pur valutando la concentrazione di ricchezza, è più uno studio sul merito di credito che sulla reale patrimonializzazione degli individui, andando a valutare la ricchezza netta.

Ora, non credo che sia necessario discutere del metodo quanto più della distorsione nella percezione che la diffusione di questi dati comporti poiché un soggetto che guadagni 20’000 euro all’anno vivendo in affitto e con qualche risparmio ma senza altri debiti risulterebbe più ricco di un altro che guadagni tre volte tanto, un fondo pensione (che non viene conteggiato) e un mutuo casa residuo di 300’000 euro, ad esempio.

Solo questo basterebbe per indicare quanto sia fallace la rilevazione ma ci sono altri numeri che possono avallare l’infondatezza di questa leggenda.

Innanzitutto la volatilità delle rilevazioni poiché nel 2017 si diceva che 8 persone possedevano la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale mentre solo due anni dopo, nel 2019, lo stesso rapporto sosteneva che fossero in 26 i “paperoni” che si dividevano quella stessa quota di ricchezza.

La cosa è singolare, perché gli uomini più ricchi della Terra hanno, in realtà, aumentato i loro patrimoni mentre il PIL del globo, in due anni, non ha avuto una crescita sufficiente per giustificare una differenza simile… ma andiamo avanti.

Presa per buona la prima affermazione, quella degli 8 più ricchi, andiamo a valutare quanto ammonti effettivamente il loro patrimonio aggregato.

Per sapere chi siano e a quanto ammonti la loro ricchezza ci viene in aiuto la classifica annuale di Forbes che ci indica come uomo più ricco al mondo Jeff Bezos con $113 miliardi e a seguire Bill Gates con $98 miliardi, Bernard Arnault $76 miliardi, Warren Buffett $67,5 miliardi, Larry Ellison $59 miliardi, Amancio Ortega $55,1 miliardi, Mark Zuckerberg $54,7 miliardi e Jim Walton $54,6 miliardi.

Si tratta, effettivamente di cifre da capogiro, che sommate tra loro cubano per ben 557,9 miliardi di dollari pari a circa 478,6 miliardi di euro che, però, sono appena superiori al gettito fiscale dello stato italiano che, nel 2019, si è attestato a 471,6 miliardi di euro.

Capite che risulti un po’ difficile credere che i soldi che uno stato sottrae ai redditi dei cittadini, perché tramite il gioco dei prezzi anche le imposte su aziende e attività produttive si scaricano sul consumatore finale per il principio di traslazione di imposta, ogni anno possa rappresentare il patrimonio di metà della popolazione mondiale o no?

Un’altra cosa da valutare, poi, sarebbe la reale liquidità di quei patrimoni, visto che il caso Elon Musk dovrebbe far pensare tutti.

Il patron di Tesla, infatti, è accreditato oggi con un patrimonio pari a 87 miliardi di dollari, cosa che lo farebbe salire al terzo posto della classifica dove ad aprile nemmeno risultava tra i primi 10 ma è, a conti fatti, una delle persone più indebitate al mondo avendo debiti accesi per oltre mezzo miliardo di dollari sulla sua persona che per saldare, almeno in parte, ha dovuto mettere in vendita buona parte del suo patrimonio immobiliare.

Strano?

Nemmeno tanto visto che i patrimoni di cui di parla tanto, quelli dei “paperoni” sono completamente diversi da quello del personaggio creato da Carl Barks e rappresentato dal suo deposito/ufficio/abitazione, sono quasi completamente virtuali e discendenti dalla valutazione della quota azionaria posseduta nelle aziende di cui siano a capo.

Mentre Amazon, Microsoft, Google, Tesla, etc macinavano record su record in borsa così il patrimonio dei loro fondatori/soci di maggioranza cresceva continuamente ma questo resta una ricchezza virtuale fintanto che non la si liquidi e, nel caso di Musk, se rappresentasse il 99% di tutti i tuoi averi, se non si volesse un possibile effetto negativo in borsa risulterebbe difficile trasformarla in vil denaro salvo mettere i titoli in portafoglio a garanzia di prestiti bancari.

Non è un caso che la ricchezza di questi otto cresca parallelamente all’apprezzamento delle azioni della propria impresa e non proporzionalmente ai loro redditi reali indicando come anche la retorica che si nasconde dietro la leggenda, perché di questo si tratta, dei pochi che si dividono un capitale pari agli averi di metà della popolazione mondiale abbia poco fondamento.

Un conto, infatti, è pensare a persone come Giovanni Ferrero con un patrimonio stimato in 24.4 miliardi di euro che è calcolato sul valore delle sue proprietà e delle sue attività, valori reali poiché la Ferrero, esattamente come la Barilla, non è un’azienda quotata, un altro pensare a Jeff Bezos che per la crescita delle azioni di Amazon ha incrementato di quasi il 58% il suo patrimonio da inizio anno poiché rappresentato per circa l’80% da azioni della sua azienda.

In definitiva la questione relativa agli uomini più ricchi della Terra è poco più di una boutade sia per le cifre in ballo, come abbiamo visto importanti ma pari al gettito fiscale di uno stato di 60 milioni di abitanti (cioè lo 0,8% della popolazione mondiale, seppur ancora uno dei più ricchi), e nella maggior parte dei casi dovuti alla crescita del valore della propria quota azionaria nelle società da essi fondate, quindi virtuali, in buona parte, non potendo essere liquidati per evitare ribassi in borsa.

Non è un caso che i dati dei principali osservatori al mondo indichino che la povertà sia globalmente in diminuzione ma avremo modo di riparlarne.

 

 

Matteo Gianola
Articolo di

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