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Fermano, c’è rimasto solo il mare (parte seconda)

Le Marche, in particolare la parte sud, Fermano-Maceratese, sopravvivono nella doppia tenaglia del post sisma e del Covid, che è tornato. All’attesa per la ricostruzione dei borghi dissestati, sulla quale nessuno si fa più illusioni, si somma lo sconforto per un presente fatto di attività che chiudono, di paesi e cittadine che si ripiegano nel silenzio. E gli aiuti dal governo sono irrisori, al limite della beffa.

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Le Marche, in particolare la parte sud, Fermano-Maceratese, sopravvivono nella doppia tenaglia del post sisma (che non è ancora partito) e del Covid, che è tornato. All’attesa per la ricostruzione dei borghi dissestati, sulla quale nessuno si fa più illusioni, si somma lo sconforto per un presente fatto di attività che chiudono, di paesi e cittadine che si ripiegano nel silenzio. E gli aiuti dal governo sono irrisori, al limite della beffa.

 

L’altro settore strategico è il turismo. A primavera, per la prima ondata, tutto annullato, prenotazioni saltate, albergatori, ristoratori, stabilimenti balneari alla disperazione. Poi, in modo sorprendente, agosto ha ridato ossigeno: “Giugno e luglio no, un pianto, ma agosto ci ha ripagato” dicono quasi tutti gli esercenti del settore. Ristoranti sempre pieni, e un po’ perché non c’era molto altro da fare e un po’ perché era la sindrome della guerra, mangiamo adesso che domani non si sa. Tutti attrezzati, distanziati, plexiglassati, mascherinati, ma adesso il rimbalzo pandemico sembra fatale. “Provateci voi” sbotta col cronista una ristoratrice. “Abbiamo fatto tutto e più di tutto e adesso che cercavamo di recuperare i tre mesi persi a primavera, la chiusura preserale, i divieti festivi: chi me lo fa fare di resistere, di inguaiarmi ancora?”.

Mazzate che, col senno del poi, sembrano quasi provocate. La Ursula Van Der Leyen Vien Dal Mare, quella che pare Charlotte Rampling nel “Portiere di Notte”, ringhiava, ricordate: “Mi raccomando, non prenotate le vacanze [in Italia], tanto non ve le facciamo fare”. Si raccomanda? Fortuna non l’hanno ascoltata. Qui c’è un proprietario di campeggio, a sud del Fermano costiero, che ha 90 anni: la struttura impegna 200 persone. Duecento famiglie che vivono sulle vacanze degli altri, senza calcolare l’indotto. Due anni fa l’indotto è stato ammazzato perché la magistratura a Felice Chiesa gli bloccò tutto per una surreale questione di presunti abusi riferiti ai parcheggi auto, roba contorta che nessuno capì, l’imputato meno di tutti. Dopo due estati perse, il proscioglimento pieno e Felice Chiesa stava per ricominciare quando è arrivata la bufera in forma di pandemia. Lui duro e fiducioso: “Restiamo vivi, aspettiamo e ripartiremo perché abbiamo duecento persone, duecento famiglie che non possiamo abbandonare”. Ma chi può resistere? Annichilito anche l’Ittico, marinai con le reti in mano, pescherecci addormentati a Porto San Giorgio, Civitanova, San Benedetto. Lo ZooSafari di Falconara chiuso al pubblico, gli animali si annoiano perché sono abituati agli umani curiosi e ammirati.

Movimprese calcola nel Fermano oltre 4000 addetti sparpagliati fra ristorazione, spettacolo, palestre, parchi a tema, centri benessere, sale gioco e quant’altro, nell’Anconetano sono oltre 11mila, a Pesaro e Macerata diecimila, ad Ascoli  oltre 6000. Che ne sarà di loro, nessuno può dirlo e a metà ottobre il governo ci ha messo uno dei suoi pannicelli caldi, autorizzando le imprese del “Distretto delle pelli-calzature Fermano-Maceratese” a presentare a Invitalia le domande per richiedere le agevolazioni sul bando 181/89, previste per l’area di crisi industriale complessa, a scadenza al 13 gennaio 2021. Le risorse sono pari a 15 milioni e dovrebbero “rilanciare le attività industriali, salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere programmi di investimento e sviluppo imprenditoriale nel territorio dei comuni appartenenti all’area di crisi” che riguarda 42 comuni, inseriti nei sistemi Locali del Lavoro di Fermo, Montegiorgio, Montegranaro, Porto Sant’Elpidio e Civitanova Marche, nonché i comuni di Tolentino e Corridonia. Qui la gente ride e bestemmia in dialetto e naturalmente il dramma scade nel grottesco: i camion di banchi a rotelle voluti dalla ministra rotante Azzolina sono arrivati quando entrava la Dad, la didattica a distanza: li hanno fatti rotare dritti nei depositi, dove marciranno e gli insegnanti s’incazzano: “Bello spreco, con tutte le necessità che abbiamo”. Nei mercati paesani le bancarelle si assottigliano, molti non vengono più, molti non riordinano le merci “perché tanto a Natale sarà peggio e io che m’indebito ancora? Già non pago più le bollette”. In banca il funzionario scuote la testa: «No, non pagano più, vengono perfino per chiedere un prestito per il gas, la luce. Ma noi che possiamo dare? La situazione è impossibile per tutti». I cinesi, ancora una volta, hanno capito prima, hanno chiuso, come già a marzo, le loro bancarelle, i loro negozietti e sono scomparsi.

Emergenza partorisce emergenza che figlia emergenza. Terremoto, Covid, crisi, ancora Covid, e le Marche tutti le sospettano ma nessuno le conosce davvero, nessuno sa che sono belle e condannate. Torneranno alla dimensione presociale, pastorale? Verranno comprate in blocco dalla Cina? Le Marche sono la regione più violentata da questa assurda emergenza globale, un puntino invisibile nel mappamondo, senza più economia, senza un sistema, e i negozi chiudono, chiudono. A Porto San Giorgio due gioiellerie insieme annunciano la resa per fine anno, forse anche prima. Non sarà Natale qui, dove sono finite le lacrime e se uno positivo al tampone non è che va in televisione a dirlo. Alle cinque del pomeriggio già capovolgono le sedie sui tavoli e non è pigrizia, è che la trave regge anche tonnellate di sfiga, poi però basta una farfalla che si posa e la trave schianta. Il Fermano ha avuto la sua farfalla nera. 

Fine.

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Max Del Papa
Articolo di

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