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Isis, come si finanzia il terrorismo islamico (parte seconda)

Nella prima parte, partendo dall’uccisione del professore francese Paty e dagli attentati di Nizza, abbiamo preso in considerazione la produzione e il contrabbando petrolifero che va ad alimentare le casse del movimento terroristico. Indicando oltre al modus operandi, alcuni degli attori protagonisti del sistema e la distribuzione nei paesi europei.

In questo capitolo andremo ad analizzare il tema della produzione e dello spaccio di droghe nelle zone “gestite” dall’Isis.

 

Jihad e droga tra religione e interessi economici

La notizia risalente all’inizio di luglio sul maxi-sequestro di droga da parte delle Fiamme Gialle di Napoli ha mostrato un sistema economico jihadista è ancora forte.

Le 14 tonnellate che corrispondono a 84 milioni di pastiglie rinvenute al porto di Salerno in 3 container hanno un valore approssimativo di 1 miliardo di dollari.

Le pastiglie ritrovate, avevano impresso il logo “Captagon”, questa, è una droga diffusa e smerciata sia in Medio-Oriente che nei paesi europei. Miliziani e civili la utilizzano in quanto inibisce paura, dolore e fatica. Il senso di onnipotenza, l’assenza di fame e stanchezza unite alla flessibilità di utilizzo (può essere assunta sia per via orale che venosa) e al costo relativamente basso (dai 5 ai 20 dollari a dose) rendono questa sostanza perfetta per i miliziani.

Il “Captagon” nasce come psicofarmaco agli inizi degli anni ’60, prodotto dalla casa farmaceutica tedesca Degussa Pharma Gruppe.

A causa delle severe regolamentazioni nei paesi medio-orientali, ad inizio anni ‘90 in Libano iniziarono ad essere prodotte delle varianti illegali poi distribuite in Arabia Saudita.

Attualmente viene soprannominata “droga dell’Isis” o “droga della jihad” essendo stata ritrovata nei covi terroristici dopo l’attacco al Bataclan nel 2015[1].

Secondo la DEA americana, l’Isis ne controlla produzione e spaccio su tutti i territori da loro controllati.

 

Corsi e ricorsi storici

Il cloridrato di fenetillina è solo l’ultima sostanza psicotropa utilizzata, l’associazione tra droghe e guerra è ricorsa più volte nell’ultimo secolo.

La pratica dell’inibizione della stanchezza e della paura risale già ad epoca romana.

 

Tra romani e prussiani

I guerrieri greci e romani, in battaglia, erano soliti lanciarsi contro i nemici brilli in modo tale da inibire paura e dolore. L’usanza di mischiare il vino all’acqua da utilizzare in battaglia rimase in essere per molti secoli.

I guerrieri Inca erano soliti masticare foglie di coca per rimanere svegli in battaglia; stessa ideologia per i militari prussiani, circa 2 secoli fa, che facevano largo uso di cocaina sui campi di battaglia.

 

L’invincibilità nazista e la Seconda Guerra Mondiale

Fritz Haushild, medico tedesco, nel 1936 rimase ammaliato dagli effetti delle benzedrine sugli atleti statunitensi che parteciparono alle olimpiadi di Berlino quello stesso anno.

Nel 1937 concluse lo studio che permise alla società farmaceutica Temmler di brevettare per la prima volta il “Pervitin”. Questa anfetamina permise all’esercito nazista di avere una superiorità schiacciante sui rivali e far nascere l’ideale del super-soldato tedesco.

Il “Pervitin” è stato distribuito ed utilizzato da milioni di tedeschi anche grazie ad una campagna marketing e pubblicitaria molto aggressiva e simile a quella della Coca-Cola Company di grande successo in quegli anni.

Oltre a importanti campagne pubblicitarie vennero distribuiti campioni gratuiti ai medici di Berlino.

Il “Pervitin” venne distribuito ai militari di terra e aria per più di 35 milioni di dosi da aprile a luglio del 1940[2].

Sempre durante la Seconda Guerra Mondiale, anche i militari giapponesi e statunitensi fecero largo uso di amfetamine per sopperire all’inevitabile stanchezza dovuta ai lunghi viaggi aerei e per motivi psicologici relativi all’inferiorità dei mezzi utilizzati nel combattimento.

L’abuso di queste droghe però portò molti reduci a soffrire di effetti collaterali dovuti ad assuefazione e crisi di astinenza.

 

Vietnam

Il presidente Nixon dovette promuovere e finanziare il primo programma per il trattamento della tossicodipendenza, a seguito dell’abuso di eroina e marijuana che portò alla dipendenza circa il 15% dei militari statunitensi di istanza in Vietnam.

 

Tempi Moderni

Fino ad arrivare ai giorni nostri, il Modafinil, un farmaco utile a curare la narcolessia e inserito nella lista delle sostanze dopanti, è stato utilizzato tra i soldati americani nel 2003 con l’invasione dell’Iraq per aumentare a 48 le ore di veglia.

È chiaro come la droga nei piani dell’Isis abbia molteplici scopi. La distribuzione in occidente ha sia una finalità prettamente remunerativa che di indebolimento del tessuto sociale. La fornitura, l’uso e talvolta l’abuso di questo genere di sostanze è di fondamentale importanza per i miliziani al fine di portare a termine gli attentati prefissati, continuando ad alimentare la politica del terrore agli infedeli ma creando un paradosso in essere con il proprio credo di base. In modo pragmatico si può affermare che il fine giustifica i mezzi anche per chi, nonostante tutto, è mosso da un bene superiore[3].

 

 

[1] Maxi-Sequestro a Salerno; Il Sole 24 Ore

[2] Norman Ohler; Tossici; Feltrinelli

[3] Il Captagon e le altre droghe usate in guerra; Focus

 

Fine.

Leggi la prima parte dell’articolo

 

Andrea Pasini
Articolo di

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