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L’America spaccata in due, ma non da Trump (parte seconda)

Nella prima parte, abbiamo introdotto due Americhe che non si parlano. Due Americhe rappresentate alla perfezione dalle parole della fondatrice di Black Lives Matter a Cleveland, LaTonya Goldsby e del direttore esecutivo di Free Ohio, Jack Hack. La prima che difende la mission del movimento di cui è fondatrice e rinnega le violenze e gli estremismi per cui diversi, nel Paese, lo criticano ancora oggi, specialmente dalla parte repubblicana.

Nella prima parte, abbiamo introdotto due Americhe che non si parlano. Due Americhe rappresentate alla perfezione dalle parole della fondatrice di Black Lives Matter a Cleveland, LaTonya Goldsby e del direttore esecutivo di Free Ohio, Jack Hack. La prima che difende la mission del movimento di cui è fondatrice e rinnega le violenze e gli estremismi per cui diversi, nel Paese, lo criticano ancora oggi, specialmente dalla parte repubblicana.

Il secondo, però non è così convinto e lo dice senza alcun pelo sulla lingua. «Non lo vedi? Ormai alle manifestazioni di Black Lives Matter sono più giovani bianchi, tendenzialmente della classe medio alta, mantenuti dai genitori, che giocano a fare i socialisti con i soldi degli altri: non sanno nemmeno perché dovrebbero essere li», attacca Hack, mostrando una foto di un giovane attivista a una protesta BLM di Mentor, con un cartello che recita: “A morte il capitalismo, vogliamo il socialismo”.

Secondo Goldsby, la presenza di così tante persone di etnie e background diversi, nelle proteste Black Lives Matter dilagate in tutto il Paese, sono la prova che il movimento stia diventando di massa come dovrebbe. «Per me sono delle semplici estremizzazioni», dice invece Hack.

«Persone violente ed estremiste, Antifa e neo-comunisti che ci vogliono togliere il diritto di vivere il nostro Paese con libertà e nella libertà», dice di nuovo, perentorio. Hack ha una storia personale completamente diversa da Goldsby. Ha servito il Paese in Iraq come militare. Alle primarie dei repubblicani nel 2016 supportò Ted Cruz. È cattolico praticamente. Vede Mike Pence come un politico troppo pro-establishment.

Crede fortemente in Donald Trump, nel diritto di armarsi, e lo rivoterà sicuramente.

«Il nostro Paese è basato sul capitalismo, sul concetto di libertà e sull’idea di poter realizzare i propri sogni se davvero ci si impegna a raggiungerli: le frange estremiste di BLM non hanno voglia di farlo abbastanza e quindi reagiscono in modo violento», accusa Hack, che con il suo movimento sta facendo una ferma opposizione non solo ai Dem, ma anche al governatore dell’Ohio Mike DeWine che Dem non è. Repubblicano conservatore ma non trumpiano, DeWine ha approcciato la crisi della pandemia in un modo molto simile a diversi colleghi più progressisti, come la governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer o il governatore della Pennsylvania, Tom Wolf. E questo al movimento Free Ohio non piace: «La crisi economica farà più vittime e non scambio la mia libertà di decidere se indossare o meno la mascherina, così come di celebrare o meno una serata con le persone a cui voglio bene, con nient’altro», dice ancora Hack.

La pandemia coronavirus ha colpito gravemente gli Stati Uniti. Il Presidente Donald Trump ha dichiarato di vedere la luce in fondo al tunnel già a fine marzo e di voler riaprire il Paese entro Pasqua, ma i contagi sono continuati ad esplodere.

E la strategia di Trump, criticato nella gestione anche da diversi quotidiani conservatori come il Wall Street Journal, è stata chiara: cedere agli Stati l’onere di decidere se e quando e come riaprire, ma mettendogli pressione nel caso in cui non riaprissero. A oggi sono morti più di 210mila americani a causa del coronavirus, 7,58 milioni sono stati i contagi. A metà ottobre, una terza fase della prima ondata di contagi, ormai stabili in un numero complessivo che va tra i 30mila e i 50mila al giorno, è appena iniziata.

L’economia ha pagato fortemente pegno dalle chiusure forzate dovute ai lockdown a marzo e aprile, mentre il CARES Act ha provato a spegnere le fiamme della crisi con una pioggia di sussidi di disoccupazione federale – 600 dollari a settimana elargiti a chi ha perso il lavoro, fino al 31 luglio, da aggiungere ai sussidi dei singoli stati. Ma già in estate è emersa l’incredibile resilienza dell’economia statunitense: se le vendite a retail erano crollate dell’8.7% da febbraio a marzo, lo stesso dato è risalito del 17.7% da aprile a maggio e la crescita è proseguita ad agosto sui livelli dell’estate 2019. La disoccupazione è, al momento, sotto al 10%, nonostante tutto.

«Questo è ciò di cui parlo, se uno vuole, si rimbocca le maniche e torna al lavoro e a ricostruirsi la propria fortuna, al netto di quale etnia si faccia parte o colore della pelle: per quello dico che il razzismo non c’è», dice Hack perentorio.

Anche se diversi dati smentiscono questa posizione. Se è vero che sotto l’amministrazione Trump è stato registrato il record al ribasso di disoccupazione storico per afroamericani (5,3% nell’ottobre 2019) ed ispanici (3,9%, sempre nell’autunno 2019), per gli afroamericani costruirsi qualcosa da soli è difficile. Secondo gli ultimi dati a disposizione, del 2016, l’introito medio di una famiglia americana bianca è di 171mila dollari l’anno.

Quello di una famiglia nera è circa un decimo, 17mila. Concentrandosi sulle fonti di reddito, i bianchi tendono ad avere i propri profitti da proprietà, Stocks e azioni molto di più rispetto ai neri, i cui introiti arrivano dalla forza-lavoro. Negli Stati Uniti si tassano molto di più i profitti che derivano dal lavoro rispetto a quelli su  proprietà e azioni.

Pensate quanto sia difficile amare lAmerica se si è neri”, ha detto Joe Biden nel suo discorso, forse, al momento più sveglio della sua campagna elettorale, da Gettysburg, in Pennsylvania qualche giorno fa. La sofferenza inferta alle comunità nere del Paese, infatti, ha un lunghissimo corso. E gli strascichi non sono conclusi. È iniziata con la schiavitù.

È proseguita con la segregazione. Sta continuando con le disuguaglianze. Nell’America raccontata da Goldsby ma non vista da Hack, diversi afroamericani parlano del loro modo di affrontare il quotidiano in un modo che Hack non potrebbe capire.

«Ogni volta che vedo una sirena della polizia è un sussulto, ogni volta che vado al supermercato non resto troppo vicina al bancone perché dalle telecamere potrebbero pensare voglia rubare qualcosa e chiamare la polizia, ogni volta che esco programmo e pianifico il mio percorso in anticipo per evitare problemi», è il mantra che diversi afroamericani in South Carolina così come in North Carolina, in Pennsylvania come in Ohio raccontano ancora oggi quando ne hanno la possibilità. «Gli afroamericani si sono ammalati e sono morti di coronavirus a quantità e percentuali estremamente superiori rispetto ai bianchi», lamenta la Goldsby. «Non abbiamo accesso alle cure, all’istruzione, alla formazione come ce le hanno le persone bianche di questo Paese e riconoscerlo non significa disprezzare il Paese, ma solo porre una questione di merito: non c’entra l’impegno, c’entra la posizione da cui si parte. La nostra è una posizione di condanna».

Continua…

Davide Mamone
Articolo di

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