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Quota 100 e Reddito di Cittadinanza: game over

Mai svolta politica fu più imbarazzante e, insieme, più strombazzata mediaticamente. A sorpresa, il governo M5s-Pd annuncia di voler fare retromarcia su Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Il 25 settembre, Giuseppe Conte ha dichiarato che alla fine della sua sperimentazione, cioè tra poco più di un anno, Quota 100 «non sarà rinnovata». Il 28 settembre, sul Corriere della Sera, il presidente del Consiglio ha aggiunto che anche il Rdc dovrà essere profondamente rivisto: «Voglio una soluzione operativa entro sei mesi», ha detto il premier, «altrimenti rischia di essere una misura assistenziale senza progettualità».

Al di là della troppo facile ironia su un presidente del Consiglio che cambia radicalmente idea su due misure che dichiarava fondamentali per la politica economica italiana, e due misure che peraltro il suo stesso governo aveva adottato non 10 anni fa, ma all’inizio del 2019, viene da domandarsi perché questo accade.

I due annunci ravvicinati di Conte sembrano avere un triplice scopo. Il primo: nella prospettiva dell’arrivo dei fondi europei anti-Covid, servono a segnalare alla sospettosa Commissione europea che il governo italiano vuole porre un freno alla «stagione populista» del 2018-19, quando le due misure sono state decise e varate. Le controriforme danno poi un taglio definitivo a quel che resta delle politiche leghiste varate dal primo governo Conte: oltre a Quota 100, infatti, la maggioranza ha appena riformato anche i due Decreti sicurezza firmati nel 2019 da Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno. Infine, la doppia retromarcia premia il Partito democratico, uscito rafforzato dalle regionali del 20 settembre, che in passato aveva criticato il Rdc grillino per i suoi aspetti più marcatamente assistenziali, e non aveva mai gradito la demagogia leghista di Quota 100.

Alle origini di Quota 100

Quota 100 è il sistema di pensionamento anticipato promosso dalla Lega nel 2018-19 e poi divenuto legge grazie all’alleanza con il M5s che sosteneva il primo governo Conte. Nei piani, avrebbe dovuto superare la riforma Fornero del 2012, «favorendo il ricambio generazionale e accrescendo l’occupazione».

Quota 100 è entrata in vigore con il decreto n° 4 del 28 gennaio 2019, convertito in legge il successivo 28 marzo: consente la pensione anticipata a chi ha almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. È una misura «sperimentale», che in base alla sua stessa legge istitutiva avrà vita limitata al 31 dicembre 2021.

All’inizio del 2019 il primo governo Conte stimava che nel triennio la spesa complessiva per Quota 100 sarebbe stata di 48,5 miliardi, e che avrebbe coinvolto almeno 500mila lavoratori, 290mila dei quali nel 2019.

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Un bilancio su Quota 100: i numeri effettivi e i costi reali

Nel 2019 per Quota 100 sono state presentate 229mila domande: 75mila nel settore pubblico e 154mila in quello privato. Nel 2020 il dato più aggiornato risale a fine giugno, con un totale di 48mila domande: quest’anno, insomma, è previsto un netto calo. A 16 mesi dall’avvio di Quota 100, in totale, sono 277mila le domande presentate, di cui 202mila accolte, 36mila rifiutate e 39mila in attesa di risposta.

In un report di fine luglio, l’ufficio studi della Cgil ha stimato in 113mila le domande che saranno accolte alla fine del 2020: se questo fosse vero, i primi 2 anni di sperimentazione produrrebbero un totale di 342mila prepensionamenti.

Il numero dei prepensionati è quindi molto inferiore alle attese. Resta l’incognita di quel che potrebbe accadere da qui al 31 dicembre 2021: l’annuncio della fine di Quota 100 potrebbe infatti innescare la rincorsa da parte dei nati nel 1958-59.
Il limitato ricorso a Quota 100 ne ha ovviamente compresso anche la spesa. Già alla fine del 2019 il presidente dell’Inps Pasquale Tridico stimava che Quota 100 sarebbe costata «meno del previsto», e cioè 3,9 miliardi nel 2019, altri 8 alla fine del 2020, e altri 8 nel 2021, quindi meno di 20 miliardi in tre anni.

L’ultimo Rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, nel luglio 2020, stimava la spesa per Quota 100 a un livello ancora più basso, cioè 15,5 miliardi nel triennio: 2,6 miliardi nel 2019, 5,9 miliardi nel 2020, 7 miliardi nel 2021. L’Upb aggiungeva che, se confermata, nel 2022 Quota 100 sarebbe costata un po’ di più: 7,4 miliardi.

Il 26 settembre 2020 la Ragioneria generale dello Stato ha segnalato che la spesa pensionistica nel suo insieme è comunque un problema per le casse dello Stato e per l’equilibrio complessivo della spesa pubblica: a fine 2020, anche grazie a Quota 100, arriverà a pesare il 17% del Pil, un record mai raggiunto prima, e un livello davvero eccessivo se si pensa che la spesa per la pubblica istruzione sul Pil (dalle scuole elementari all’università) nel 2019 ha pesato per circa il 4%.

Il Sole 24 ore valuta poi che, «pur essendo stata applicata per soli 3 anni, Quota 100 contribuirà alla crescita della spesa pensionistica almeno sino al 2029».

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Un bilancio su Quota 100: i risultati fin qui, e che cosa accadrà

Difficile valutare quale sia stato l’impatto di Quota 100 sull’occupazione e sul ricambio generazionale, tanto più in un periodo di crisi come quella causata dal coronavirus. Sta di fatto che la disoccupazione giovanile (dato Istat 15-24 anni), che nel gennaio 2019 era al 31,7% (434mila giovani senza lavoro), ha subìto un calo quasi costante fino all’aprile 2020, toccando il 26% (343mila). Da maggio è poi tornata a salire, e in agosto è arrivata al 32,1% (469mila giovani senza lavoro).

Dopo l’annuncio di Conte sul No alla proroga di Quota 100, governo e sindacati si sono messi a trattare per ammorbidire le conseguenze dello «scalone» che si verrebbe a creare, e per evitare iniquità e disparità di trattamento.

In assenza di un’alternativa, infatti, tornerebbero in campo i requisiti di uscita della riforma Fornero del 2012. Questo significherebbe che dal 1° gennaio 2022 tutti dovrebbero tornare a lavorare fino a 67 anni di età, e quindi 5 anni in più rispetto ai 62enni che avessero usufruito di Quota 100 fino al 31 dicembre 2021.

Al momento non è dato sapere quali soluzioni concrete potrebbero essere adottate. S’ipotizza di conservare qualcosa simile a Quota 100 solo per i lavori usuranti.

 

continua domani

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Maurizio Tortorella
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