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Dalla Bibbia a Dragonball: il mito del super- uomo

È ormai cosa risaputa che i manga, fenomeno letterario giapponese, e gli anime, la relativa trasposizione animata, attingano riferimenti dal lessico e dalle immagini religiosi cristiani

È ormai cosa risaputa che i manga, fenomeno letterario giapponese, e gli anime, la relativa trasposizione animata, attingano riferimenti dal lessico e dalle immagini religiosi cristiani basti pensare per esempio all’albero Makaiju presente negli episodi filler dell’anime della seconda serie animata di Sailor Moon, una chiara allusione grafica all’albero di Genesi 2, 17 anche se poi intessuto di elementi di tipo esoterico la pianta in questione infatti, chiamata anche albero demoniaco, inizialmente si nutriva di energia umana che alla fine verrà sostituita con l’amore, l’unica energia che teneva in vita l’albero. Come non citare poi gli angeli di DragonBall Super ovvero esseri celesti che aiutano gli dei della distruzione e  Neon Genesis  Evangelion, manga di tipo post- apocalittico in cui combattono mecha giganti prefigurando così una guerra di tipo futuristico. È  possibile riscontrare dei richiami inoltre alla stessa teologia cristiana come i frutti del diavolo di One Piece,  famoso manga giapponese a tema piratesco la cui trama verte attorno alle avventure di una strampalata ciurma di pirati con a capo Monkey D. Luffy, collegati al brano del peccato originale della Genesi:

 

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva creato e disse alla donna: «è vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto:”Non dovete mangiarne  e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male[1]»

 

Il serpente, descritto anch’esso come una creatura alla pari di tutte le altre, interloquendo con Eva si concentra sull’unico divieto che Dio aveva dato all’uomo e alla donna senza riportare tutto ciò che Egli aveva donato loro in precedenza.

Il serpente poi prosegue affermando con enfasi: «Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio conoscendo il bene e il male[2]».

Il verbo ebraico jada, conoscere, non indica solamente una conoscenza intellettuale e astratta ma si riferisce al “fare esperienza”, ossia un atto pratico; la conseguenza del peccato originale non è stata dunque l’acquisizione  dell’onniscienza come avevano sperato Adamo ed Eva, ma la conoscenza del bene e del male tramite l’esperienza del male stesso. La scaltrezza del serpente sta nell’aver mostrato all’uomo e alla donna un’altra strada per raggiungere la somiglianza divina concependo, il serpente, questo termine come la potenzialità umana di diventare uguale a Dio e non un progressivo cammino verso la Filiazione come Dio intendeva. D’altronde Dio non ha mai utilizzato la categoria di uguaglianza per spiegare la relazione tra Lui e l’uomo bensì quelle di “immagine e somiglianza”[3] che però contrariamente a ciò che si potrebbe pensare non indicano un’uguaglianza.

Sorge spontanea quindi una domanda: cosa vuol dire essere come Dio dal punto di vista dell’uomo? I manga qui sono esplicativi in particolare è interessante riportare una frase detta dal pirata Shanks  in One Piece:

 

«Pare che il frutto del diavolo sia l’incarnazione del diavolo del mare. Se lo mangi, acquisti una delle abilità del diavolo, però il mare non ti accetta più[4]».

 

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Nel mondo fantastico e assurdo immaginato da Oda, l’autore, alcuni personaggi sono dotati di abilità acquisite dopo aver mangiato i così detti  frutti del diavolo. L’espressione “frutto del diavolo” non è direttamente attinta dal lessico biblico poiché nel libro della Genesi non si utilizza questa terminologia, tuttavia c’è un chiaro riferimento ad esso e al frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino, quel frutto cioè di cui si sono cibati Adamo ed Eva indotti dal serpente, che rappresenta il diavolo. Ci si è già soffermati sull’espressione genesiaca “sareste come Dio”[5] e in One Piece si concretizza ciò che l’uomo, e non Dio, intende con questa frase ovvero la dotazione di particolari capacità fisiche o mentali in grado di trasformare il “fruttato” in un super- uomo: ecco che lo stesso protagonista ha il corpo di gomma che utilizza come arma formidabile contro i nemici, ci sono poi personaggi fatti di fuoco, fumo e acqua (etc…) e altri ancora che trasformano il proprio corpo in uno animale acquisendone la forza, l’acutezza dei sensi e le abilità.

Dal punto di vista antropologico dunque essere come Dio implica una concezione opposta al progetto che Dio aveva per l’uomo nella Genesi.

 

[1] Genesi 3, 1-5

[2] Genesi 3,4

[3] Genesi 1, 26

[4] E. Oda, One Piece, cap.19

[5] Genesi 3,4

Veronica Zanini
Articolo di

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