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Siamo già “Oltre Orwell”

intuizione di Maria Pia Rossignaud e Derrick de Kerckhove: il «gemello digitale», ovvero il nostro io convertito nei bit di cui è composta la moltitudine di dati contenuti nello strumento che più di ogni altro “ci conosce”: il nostro smartphone.

I molti appassionati della trilogia di Matrix ricorderanno certamente la celebre definizione di Morpheus che, spiegando a Neo le differenze tra il mondo reale e quello artefatto in cui gli umani erano stati rinchiusi dalle “macchine”, gli parlò di «proiezione mentale del tuo io digitale».

Concetto che potremmo parafrasare parlando, appunto, di proiezione digitale del nostro io reale accorgendoci, un attimo dopo, di trovarci dinnanzi all’intuizione di Maria Pia Rossignaud e Derrick de Kerckhove: il «gemello digitale», ovvero il nostro io convertito nei bit di cui è composta la moltitudine di dati contenuti nello strumento che più di ogni altro “ci conosce”: il nostro smartphone.

«Il gemello digitale è la rappresentazione o figura dell’umano digitalizzato perché rappresenta tutte le grandi facoltà cognitive dell’uomo. È la somma del ricordo, dell’intelligenza, del giudizio. La diversità sta nel fatto che tutte le facoltà esternalizzate, implementando le facoltà umane, si sono trasformate in un tutt’uno: nell’altro me appunto», spiegano Rossignaud e de Kerkchove nel loro nuovo libro intitolato “Oltre Orwell. Il gemello digitale” (ed. Castelvecchi, pp. 57, € 7,5), uno strumento utilissimo per mezzo del quale i due autori ci accompagnano tra le pieghe di un fenomeno che ha cambiato il corso dell’umanità intera.

Se Orwell, inteso come la visione drammaticamente predittiva che lo scrittore britannico consegnò alla storia con il capolavoro assoluto “1984”, ha fatto capolino nelle nostre esistenze con l’avvento di Web e telefonia mobile, possiamo dire che esistono un giorno e un’ora precisi in cui la soglia dell’Oltre Orwell fu varcata.

Parliamo delle 9:00 del 9 gennaio 2007, al Moscone Convention Center di San Francisco, dove un certo Steve Jobs presentò l’iPhone, ovvero l’archetipo del gemello digitale nonché, di fatto, il primo vero smartphone della storia, capace di rivoluzionare le nostre vite rendendoci costantemente connessi.

Pensateci, prima di allora il Web era confinato nei nostri computer: desktop o portatili che fossero, una volta spenti eravamo sostanzialmente liberi, mentre oggi il nostro tempo è costantemente frammentato da una moltitudine di input capaci di orientare i nostri comportamenti e manipolare le nostre opinioni.

Così come, di pari passo, il nostro stare dentro e oltre Orwell fu sostanziato nel 2013 dalle rivelazioni di Edward Snowden, che divulgò migliaia di documenti classificati top-secret a dimostrazione di come la National Security Agency ascolti, spii e intercetti qualsiasi nostra conversazione telefonica e ogni singola parola che digitiamo sul nostro computer o nel nostro smartphone.

Pubblicità. Scorrere fino a continuare la lettura.

Una vera e propria lotta, quella per sopravvivere rimanendo liberi in questo nuovo mondo i cui contorni sono stati ridisegnati tanto dalla pandemia quanto dalla rivoluzione “delle macchine” (per dirla con Matrix), che dovremo essere bravi a combattere, come spiegano Maria Pia Rossignaud e Derrick de Kerckhove nella consapevolezza che sarà necessario partecipare attivamente alla «costruzione del nostro doppio digitale con una sfida inedita: educare il nostro gemello digitale, prima che lui educhi noi».

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