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Esteri

Gli USA e le armi come strumento di difesa della democrazia

Nella prima parte di questa storia abbiamo evidenziato come lo scoppio della pandemia coronavirus abbia provocato, negli Stati Uniti, una crisi economica senza precedenti e macchiato la lunga fila record infranti dai dati statistici della cosiddetta Trumpeconomy: disoccupazione mai così bassa, boom di posti di lavoro per quasi dieci anni consecutivi, numero di occupati-record per le minoranze del Paese.

Ma non si tratta, solamente, di denaro. Una delle ragioni per cui gli Stati Uniti e diversi americani sono preoccupati, ora, è legata al boom della vendita delle armi. E in North Carolina, questo trend sembra essere pronunciato più che altrove.

A Charlotte, ad esempio, la maggior parte delle persone conosce la famiglia Hyatt e il suo negozio, dove i fucili sono appesi ai muri color verde e persone bianche, ispaniche e nere camminano fianco e fianco, in pace, facendo domande ai dipendenti di Larry su quale arma sia meglio acquistare. 

 La cultura delle armi è del resto un marchio di fabbrica nelle aree a sud del Paese. Uno studio pubblicato ad aprile da RAND, un’organizzazione non-profit, ha stimato che Oklahoma, Alabama, Louisiana e Mississippi siano tra gli stati con i più alti tassi medi di possesso delle armi, tra il 1980 e il 2016. In North Carolina del Nord, quel numero è sceso per tre decenni: dal 57% nel 1984 al 35% nel 2016.

 Dall’inizio della pandemia, la situazione sembra sia cambiata. Così come sono cambiati gli acquirenti. “Di recente, abbiamo visto più mamme single, preoccupate dall’idea che vengano tolti i finanziamenti alla polizia, e molti più afro-americani che non hanno mai avuto armi prima”, racconta Hyatt. “La maggior parte di loro sono acquirenti per la prima volta”.

 Anche perché a Charlotte gli omicidi sono aumentati quest’anno. Secondo il database del dipartimento di polizia di Charlotte-Mecklenburg, la città ha registrato un aumento del 4% degli omicidi nel secondo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E l’idea che possedere un’arma sia un diritto direttamente proporzionato all’idea di proteggersi sembra accomunare sia Democratici che Repubblicani, sia elettori di Biden che elettori di Trump.

“I residenti hanno paura delle altre persone e della disoccupazione. Alcuni si stanno disperando e si stanno armando timorosi del futuro”, dice a Orwell Jonathan Lee, un pilota Uber di 46 anni nato a Boston e che vive a Charlotte. Lee voterà Biden, è da sempre un Democratico, ma anche un fervente sostenitore del Secondo Emendamento. “Se vuoi proteggere qualcuno a cui tieni, devi avere il diritto di possedere una pistola in casa tua”, dice. 

Le elezioni presidenziali, in una città come Charlotte dove comunque le aree residenziali borghesi continuano a vivere in relativa serenità e alcuni distretti giovani stanno provando a riemergere dalle chiusure coronavirus, avranno un ruolo centrale. Come l’hanno sempre avuta, nella storia. Nel 2008, l’industria delle armi ha vissuto una crescita del +158% dopo la vittoria di Barack Obama, fino al 2012.

 I possessori di armi temevano una maggiore regolamentazione delle armi. Viceversa, nel 2016, quando ha vinto Donald Trump ha sorpresa contro Clinton, le vendite di armi sono diminuite. E ci sono elettori come Steve Widows, ultra-cattolici conservatori ed elettori Trumpiani convinti, che temono una vittoria di Biden sposti il Paese troppo a sinistra, spinto dalle correnti socialiste guidate da Alexandria Ocasio-Cortez.

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“Qui è come una guerra, è come una guerra” dice tenendo la Bibbia tra le mani. Il giorno in cui sono iniziate le proteste per la morte di George Floyd, lui che un’arma non l’ha mai avuta, ha sentito di doverla acquistare. “Questi manifestanti ho la sensazione che ti vogliano portare via le tue proprietà con la forza. Temo possano prendere il controllo del paese”, spiega. Ha già votato Trump nel 2016 ed è pronto a rivotarlo nuovamente, anche perché, dice, “lui so dove si posiziona nelle tematiche a me care, Biden cambia a seconda di dove gli conviene, ma questa volta non gli converrà nelle posizioni in cui credo io”, continua.

 Anche per questo ha acquistato un’arma, qualche settimana fa: “È stato il mio modo per dire loro, ‘No, non metterete le mani sul nostro Paese’”.

 

Dal nostro corrispondente da New York
Davide Mamone

 

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