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Lampedusa emblema dell’ideologia immigrazionista

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Il Sindaco di Lampedusa, di sinistra e pro-accoglienza, ha proclamato lo stato di emergenza per il sovraffollamento del centro di accoglienza, denunciando l’inerzia del Governo nazionale che è anch’esso di sinistra e pro-accoglienza. I problemi reali non hanno colore politico.

Il Governo intervenga subito per bloccare dalle coste tunisine e libiche il traffico dei clandestini e investa per la formazione dei giovani africani in Africa, prima che esploda la violenza in un’Italia dove gli italiani vivono in una situazione economica difficile.

Il Sindaco di Lampedusa Totò Martello ha dichiarato o minacciato di dichiarare lo stato di emergenza per il sovraffollamento del centro di accoglienza dei clandestini, predisposto per 300 persone e che attualmente ne ospita più di mille: “La situazione è insostenibile. Abbiamo chiesto una nave al governo ma non ha voluto darcela. Ho dichiarato lo stato di emergenza”.

Totò Martello è del Partito Democratico, è fortemente favorevole all’accoglienza dei clandestini e ha appena dato del “mentitore seriale” a Salvini perché “sostiene che quando lui era ministro non c’erano più sbarchi: nulla di più falso. Quando Salvini era ministro gli sbarchi a Lampedusa sono sempre proseguiti”.

L’allarme del Sindaco di Lampedusa, l’isola che è la frontiera meridionale dell’Italia che sta più a Sud della punta più settentrionale della Tunisia, ci fa toccare con mano che i problemi reali non hanno colore politico, così come ci fa comprendere che le soluzioni concrete che s’ispirano all’interesse della collettività non sono di destra, di centro o di sinistra.

Le immagini che arrivano da Lampedusa mostrano lo sbarco di giovanotti tunisini in ottima forma fisica con lo zainetto sulle spalle. In Tunisia non c’è nessuna guerra, non c’è alcuno stato d’emergenza per rivolte sociali o calamità naturali.

Arrivano come tutti i clandestini senza documenti, perché in Italia è il sistema per avere la certezza di essere accolti come “richiedenti asilo”, con la garanzia del vitto, alloggio, paghetta, vestiario, scheda del cellulare, sanità gratis per due anni.

L’Italia è l’unico Stato al mondo che di fatto ha abolito le proprie frontiere, ha legalizzato e incentiva la clandestinità. Si tratta di un crimine sia nei confronti dei giovani africani, promuovendo il loro esodo dal Continente più ricco della Terra, sia nei confronti degli italiani che versano in diffiicili condizioni economiche.

Il perseverare in questa follia omicida nei confronti degli africani e suicida nei confronti degli italiani, finirà per far esplodere il razzismo e una guerra intestina.

Se Papa Francesco, che predica l’accoglienza incondizionata ma a casa degli altri e con i soldi altrui, e se il Governo italiano che ama gli immigrati più degli italiani, avessero veramente a cuore la sorte dei giovani africani, si ispirino al pensiero di San Giovanni Paolo II che disse “il diritto primario è di non emigrare”.

Significa che i giovani africani vanno aiutati attraverso la formazione affinché possano diventare i protagonisti dello sviluppo del Continente più ricco della Terra, vivendo dignitosamente a casa propria e in seno alla propria famiglia, senza subire il trauma della perdita delle proprie radici e affetti, mettendo a repentaglio la vita, subendo vessazioni e umiliazioni.

In parallelo il Governo italiano investa massicciamente per migliorare le condizioni di vita e per accrescere la natalità degli italiani. Staremmo tutti meglio, gli africani in Africa e gli italiani in Italia.

Mi auguro che dopo il grido d’allarme del Sindaco di Lampedusa, che ricordo è di sinistra ed è decisamente favorevole all’accoglienza, il Governo intervenga fermamente per bloccare questo traffico di clandestini, imponendo anche militarmente se necessario il blocco delle partenze dalle coste tunisine e libiche.

Spero che il Governo non attenda che la situazione degeneri e la violenza esploda a Lampedusa e altrove in Italia per essere costretto a liberarsi della coltre ideologica dell’immigrazionismo costi quel che costi.

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