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Editoriali

Erdogan va fermato

La prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia riconvertita in moschea, tra la flebile protesta della Grecia e della sua Chiesa ortodossa, un bisbiglio di Papa Francesco e il silenzio assordante degli Stati europei, è una devastante sconfitta dell’Europa.

In questo contesto si comprende l’euforia del Presidente turco Erdogan che ha dichiarato di aver realizzato il suo “più grande sogno”.

Non è accettabile che dopo essere stata convertita a moschea nel 1453 sgozzando i sacerdoti sull’altare, la Basilica di Santa Sofia venga oggi riconvertita a moschea con un decreto di Erdogan nel nome del “diritto sovrano”. Se si accreditasse questa logica, qualora ad esempio gli islamici dovessero anche democraticamente conquistare il potere in uno Stato europeo, un’ipotesi non del tutto fantasiosa, avrebbero il “diritto sovrano” di convertire le chiese in moschee, e la tragedia ulteriore è che lo farebbero tra l’indifferenza degli europei scristianizzati che ormai in chiesa non ci vanno più.

Erdogan va fermato perché è una minaccia all’Europa e alla nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane.

Buongiorno amici. Venerdì è stato un giorno di lutto per la nostra civiltà europea laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe. La prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia riconvertita in moschea, tra la flebile protesta della Grecia e della sua Chiesa ortodossa, un bisbiglio di Papa Francesco e il silenzio assordante degli Stati europei, è una devastante sconfitta dell’Europa.

Per 1400 anni l’Europa è stata costretta a combattere per non essere sottomessa all’islam. Dopo l’invasione delle sponde orientale e meridionale del Mediteranno, la cui popolazione fino al Settimo secolo era al 98 per cento cristiana, gli eserciti islamici occuparono la Spagna per circa otto secoli, la Sicilia per circa tre secoli, crearono avamposti militari ovunque in Europa. Senza le vittorie militari degli eserciti e delle flotte cristiane a Poitiers (732), la Reconquista (1492), Lepanto (1571) e Vienna (1683), anche l’Europa sarebbe già stata sottomessa all’islam.

In questo contesto si comprende l’euforia del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha dichiarato di aver realizzato il suo “più grande sogno” riconvertendo la Basilica di Santa Sofia in moschea.

Costruita nel 537 dall’Imperatore Costantino, è stata per quasi un millennio la basilica più grande della cristianità. Nel 1453 il Sultano Maometto II, a cui Erdogan ha detto di ispirarsi, ribattezzato El Fatih (Il Conquistatore), dopo aver espugnato Costantinopoli e segnato la fine dell’Impero Romano d’Oriente, convertì la Basilica di Santa Sofia in moschea con l’aggiunta di quattro minareti. Nel 1935 il fondatore della Repubblica di Turchia Mustafa Kemal Ataturk, ateo e anti-islamico, la trasformò in un museo.

Il 10 luglio 2020 Erdogan con un decreto presidenziale ha riconvertito la Basilica di Santa Sofia a moschea. La decisione di Erdogan è arrivata un’ora dopo il verdetto con cui il Consiglio di Stato turco aveva annullato il decreto del 24 novembre 1934 di Ataturk.

È fondamentale conoscere la Storia. La notte del 28 maggio 1453 fu celebrata nella Basilica di Santa Sofia l’ultima messa cristiana in presenza di una folla di fedeli ortodossi e latini. Nella mattinata del 29 maggio, mentre i sacerdoti stavano celebrando la messa mattutina, irruppero i soldati ottomani che avevano espugnato Costantinopoli.

I sacerdoti furono sgozzati sull’altare. I fedeli maschi furono sterminati. Le donne e i bambini furono stuprati e ridotti in stato di schiavitù. Esattamente come fece Maometto nel corso delle razzie delle carovane dei commercianti o dei pellegrini della Mecca. Costantinopoli fu ridotta in un mare di sangue.

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Il Sultano Maometto II, per un verso colto e per l’altro sanguinario, morì nel 1481 mentre stava preparando l’invasione dell’Italia. Fu lui a ordinare la strage di Otranto nel 1480, culminata nella decapitazione di circa settemila otrantini e nel rapimento di seimila donne e bambini che furono deportati e sfruttati come schiavi.

C’è un detto attribuito a Maometto, considerato veritiero dai musulmani, secondo cui dopo Costantinopoli anche Roma sarà sottomessa all’islam. Di fatto Roma è già stata invasa due volte dai corsari saraceni, nell’830 e nell’846, e per due volte gli islamici saccheggiarono la Basilica di San Pietro. Qualora i turchi-ottomani fossero riusciti a conquistare Vienna nel 1683, avrebbero proseguito fino alla conquista di Roma.

La reazione flebili delle Chiese cristiane e il silenzio assordante di questa Europa scristianizzata sono un brutto presagio per il nostro futuro. Erdogan si proclama vincitore, come Maometto II si considera un “Conquistatore dell’islam”. Ieri ha fatto coniare una moneta celebrativa della riconversione della “Grande Moschea di Santa Sofia” in cui sono impresse due date: 1453-2020. La Storia, secondo Erdogan, si è ricompattata unendo la conquista di Costantinopoli e la prima conversione a moschea di Santa Sofia nel 1453 con la seconda conversione nel 2020.

Erdogan realizza così la continuità storica tra lui e il Sultano Maometto II, l’artefice della sconfitta dell’Impero Romano d’Oriente, che Erdogan vuole emulare.

Erdogan deve essere fermato. È l’uomo più pericoloso del Medio Oriente. L’esercito turco è impegnato in azioni di guerra a Cipro, Iraq, Siria, Somalia, Libia e Qatar. È il protettore politico dei Fratelli Musulmani, movimento radicale islamico a cui aderiscono i terroristi palestinesi di Hamas. È tra i principali finanziatori delle moschee nel mondo. Usa le comunità turche in Europa come un cavallo di Troia per promuovere l’islamizzazione incentivando la crescita della natalità dei turchi. Ieri le campane in tono funebre hanno risuonato nella metà libera di Cipro, l’altra metà è occupata dal 1974 dall’esercito turco tra l’inerzia dell’Unione Europea a cui Cipro aderisce.

Come può l’Unione Europea accettare che il territorio di un proprio Stato membro sia militarmente occupato dalla Turchia, con cui oltretutto intrattiene stretti rapporti economici e che è persino in attesa di far parte anch’essa dell’Unione Europea? Come può l’Unione Europea non condizionare il proseguimento dei rapporti con la Turchia al ritiro del suo esercito da Cipro, al riconoscimento del genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni, all’accettazione del diritto all’auto-determinazione del popolo curdo, al rispetto dei diritti fondamentali della persona compresa la libertà religiosa dei cristiani?

Rifugiarsi nel formalismo diplomatico della “vicenda interna” della Turchia, come se uno Stato potesse agire arbitrariamente nei confronti dei luoghi di culto altrui oltretutto con un rilevante interesse storico, significa scegliere la politica dello struzzo rifiutandosi di guardare in faccia alla realtà.

La Basilica di Santa Sofia è tra le più antiche e più grandi chiese al mondo, è stata designata dall’Unesco a “patrimonio dell’umanità”. Non è accettabile che dopo essere stata convertita a moschea nel 1453 sgozzando i sacerdoti sull’altare, venga oggi riconvertita a moschea con un decreto di Erdogan nel nome del “diritto sovrano”.

Se si accreditasse questa logica, qualora ad esempio gli islamici dovessero anche democraticamente conquistare il potere in uno Stato europeo, un’ipotesi non del tutto fantasiosa, avrebbero il “diritto sovrano” di convertire le chiese in moschee, e la tragedia ulteriore è che lo farebbero tra l’indifferenza degli europei scristianizzati che ormai in chiesa non ci vanno più.

Cari amici, Erdogan ha realizzato il suo “più grande sogno” capeggiando la prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia dopo la dissoluzione del Califfato islamico turco-ottomano solo perché l’Europa è inesistente come forza politica e militare unitaria e perché la civiltà europea è in declino.

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Più che preoccuparci della forza politica e militare della Turchia, dobbiamo occuparci della nostra fragilità. La Storia ci insegna che gli imperi e le civiltà muoiono non per la forza del nemico ma per la propria fragilità, la causa è il suicidio non l’omicidio.

Erdogan impone all’Europa una risposta unitaria perché rappresenta una minaccia all’insieme dell’Europa. L’assenza di un’opposizione europea e internazionale non potrà non incoraggiare Erdogan a procedere nella sua strategia di riesumazione di un Califfato islamico con cui l’Europa sarà comunque costretta a fare i conti.

Magdi Cristiano Allam
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