TgPop: Visco e i fondi UE

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Ha ancora finito di trasudare ottimismo che il governatore della Banca d’Italia, glaciale come al solito, lo stronca.

Conte accenna alla “rimodulazione dell’iva”? E Visco fa “sì” con la testa ma poi ribatte: “serve una riforma complessiva del fisco” e “non bisogna intervenire imposta per imposta”. Conte dà per fatta una generica -e ottimistica- riduzione delle tasse, anzi? Ecco che visco torna all’attacco con un suo cavallo di battaglia: il tema della “grande dimensione dell’evasione, dell’illegalità e della criminalità organizzata”, come dire: una cosa per volta, prima prendiamo gli evasori…

 

Conte discute delle necessità imprescindibile di pagare il master alle “aspiranti donne manager”? Visco, un po’ più prosaico, avvisa che la coperta è corta e il pil -che cadrà attorno al 10%- pure. Poi c’è la questione dei fondi europei, il bazooka di circa 1350 miliardi dalle diverse bocche di fuoco (mes, bei, sure, pepp, recovery fund e tutti gli altri…). Conte è entusiasta della pioggia di soldi dall’elicottero? Visco raffredda i bollori, avverte che quei soldi non ce li danno gratis, che “i fondi europei andranno pagati. Resterà su di noi il pagamento e per questo devono essere spesi bene in infrastrutture, e progetti utili senza perderli in rivoli”. E si fa due conti, banali, quelli delle serva: i soldi che ci danno a bruxelles li spendiamo poco e male. L’italia, dopo la polonia è il secondo paese ad aver ricevuto più risorse: 75 miliardi, così distribuiti: 33 miliardi (44,6%), destinati al fondo europeo di sviluppo regionale (fesr); 21 miliardi (27,8%) per il fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; 17 miliardi (23,1%), destinato al fondo sociale europeo; 2 miliardi, (3,1%) per il programma operativo per l’occupazione giovanile e infine quasi un miliardo (1,3%) per il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Alla fine dello scorso anno avevamo speso il 35% dei fondi (26 miliardi), mentre il 73% (54,6 miliardi) era stato allocato – la media europea è dell’85%. Peggio di noi solo spagna (33% spesi, 71% allocati) e lussemburgo (59% spesi, 69% allocati). Gli anni prima, l’abisso: l’italia, a fine 2017, era riuscita a spendere solo il 9% dei 75 miliardi di fondi ue e cofinanziamenti nazionali cui ha diritto per il periodo 2014-2020; con sprint finale, nel 2019 ha utilizzato il 23% delle risorse e a destinarne il 68%. Ad oggi mancano all’appello ancora 38 miliardi di fondi di coesione che sono comunque già allocati.

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