Il governo sostituisce la famiglia Benetton con i partiti

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Sulla vicenda autostrade ho il dubbio che il Governo abbia commesso due errori: sostituire la famiglia Benetton con i partiti politici che gestiscono il Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di maggioranza della Cassa Depositi e Prestiti, che rileverà le quote di Atlantia; liberare la famiglia Benetton, dopo aver realizzato per 21 anni dei colossali profitti, dall’onere di dover ricostruire centinaia di ponti e cavalcavia che potrebbero da un momento all’altro crollare come è successo al Ponte Morandi di Genova.

Ho il dubbio che quelli che in seno al Governo gridano vittoria, sostenendo di aver fatto prevalere l’interesse dell’Italia e degli italiani abbiano operato contro l’interesse dell’Italia e degli italiani, e che quelli che gioiscono per essere riusciti a allontanare la famiglia Benetton dalla gestione delle autostrade abbiano operato nell’interesse della famiglia Benetton

Buongiorno amici. Sulla vicenda della revoca della concessione per la gestione delle autostrade e il passaggio della proprietà dell’Aspi (Autostrade per l’Italia S.p.A.) da imprenditori privati all’amministrazione pubblica, cioè allo Stato, regna una grande confusione tra i cittadini a causa di una deliberata opera di disinformazione da parte del Governo.

Non voglio affrontare i dettagli della vicenda né esprimere una valutazione definitiva e complessiva. Mi limito a osservare che non corrisponde al vero la rigida separazione del privato dal pubblico, con il sottinteso ideologico che gli imprenditori privati si preoccupano del proprio profitto e all’opposto la pubblica amministrazione dello Stato è dedita all’interesse esclusivo dei cittadini.

Cominciamo con il chiarire che l’Aspi è una società per azioni il cui principale azionista è il gruppo Atlantia che possiede l’88,08% del capitale; l’Appia Investments S.r.l., consorzio formato da Allianz Group, la prima compagnia assicurativa del mondo che ha sede a Monaco di Baviera, possiede il 6,94% ; e Silk Road Fund, il fondo sovrano dello Stato cinese, possiede il 5%.

A sua volta Atlantia è una società per azioni, è la principale azienda al mondo nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e dei servizi legati alla mobilità, di cui la famiglia Benetton è il principale azionista con il 30,25% delle azioni, attraverso la loro società Sintonia, mentre le quote rimanenti sono detenute da investitori italiani e stranieri, GIC Private Limited, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Lazard Asset Management, HSBC Holdings.
La Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., che secondo l’accordo annunciato dal Governo sostituirà Atlantia, è anch’essa una società per azioni controllata per l’83% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per circa il 16% da fondazioni bancarie private. In Italia le banche sono ormai tutte private. Non esiste una sola banca interamente pubblica.
La stessa Banca d’Italia, pur essendo un istituto di diritto pubblico preposto a vigilare sull’attività delle banche, è controllato dalle banche private, a cominciare da Intesa Sanpaolo S.p.A. che detiene il 20,09% delle quote e da UniCredit S.p.A. che detiene il 10,81% delle quote. Considerando lo strapotere che hanno le banche e la grande finanza speculativa globalizzata, la Banca d’Italia incarna il più colossale e scandaloso conflitto d’interessi che c’è in Italia, perché il controllore e il controllato sono lo stesso soggetto.

Inoltre, secondo l’agenzia di stampa Adn-Kronos, al fianco della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. ci sarà un partner industriale che si occuperà della gestione delle infrastrutture autostradali. E tra i nomi che circolano spiccano fondi di investimento internazionali, tra cui l’australiano Macquarie e l’americano Blackstone.

La conclusione è che dobbiamo prendere atto che siamo in un’Italia dove non c’è più uno Stato sovrano titolare della propria moneta, così come non ci sono più né una Banca Centrale statale né banche interamente pubbliche. Ugualmente dobbiamo prendere atto che la cosiddetta privatizzazione delle aziende statali, decisa a bordo dello Yacht Britannia ormeggiato nel porto di Civitavecchia il 2 giugno 1992, è stato un complotto contro l’interesse dell’Italia, con la svendita a pochi imprenditori legati ai politici di sinistra dei gioielli dello Stato, Iri, Sme, Eni, Agip, Snam, Ina, Enel, Telecom, Ente Ferrovie dello Stato, Società Autostrade, Banca Commerciale Italiana, Banca Nazionale dell’Agricoltura, ecc. Si è trattato in definitiva di una privatizzazione pilotata per favorire pochi imprenditori legati ai politici di sinistra e non di una vera liberalizzazione a beneficio della crescita delle aziende, dello sviluppo dell’Italia e del miglioramento della qualità della vita degli italiani.

Cari amici, non voglio esprimere valutazioni certe su una vicenda dai contenuti ancora incerti, ma ho il dubbio che il Governo stia commettendo due errori.

Il primo è quello di sostituire la famiglia Benetton con i partiti politici che gestiscono il Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di maggioranza della Cassa Depositi e Prestiti, attualmente guidato dal Ministro Roberto Gualtieri del Partito Democratico, affidando la parte industriale a delle società di proprietà della grande finanza speculativa globalizzata.

Il secondo è quello di liberare la famiglia Benetton, dopo aver realizzato per 21 anni dei colossali profitti dalla gestione delle autostrade, dall’onere di dover ricostruire centinaia di ponti e cavalcavia che potrebbero da un momento all’altro crollare come è successo al Ponte Morandi di Genova, un onere che verrà assunto dallo Stato con la beffa che contemporaneamente lo Stato corrisponderà alla famiglia Benetton il valore delle quote detenute in Atlantia e nell’Aspi. E quando si parla di Stato significa che a pagare saremo tutti noi contribuenti italiani. In definitiva a beneficiare della nuova gestione delle autostrade saranno i partiti politici e la grande finanza speculativa globalizzata.

A pagare saranno i cittadini italiani.

Anche questa vicenda mi conferma che lo Stato debba limitarsi a definire e a far rispettare le regole nell’interesse supremo dell’Italia. E che la gestione dello sviluppo debba essere lasciata agli imprenditori italiani che operano sul territorio locale e nazionale, che creano nuovi posti di lavoro per gli italiani, che pagano le tasse e che reinvestono gli utili in Italia. Ho il dubbio che quelli che in seno al Governo gridano vittoria, sostenendo di aver fatto prevalere l’interesse dell’Italia e degli italiani abbiano operato contro l’interesse dell’Italia e degli italiani, e che quelli che gioiscono per essere riusciti a allontanare la famiglia Benetton dalla gestione delle autostrade abbiano operato nell’interesse della famiglia Benetton.
Noi che abbiamo a cuore l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

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