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5G sì, cyber-spionaggio della Cina no: tutto quello che c’è da sapere. Prima parte

Il Regno Unito ha deciso, finalmente: il governo di Boris Johnson mette al bando Huawei, il gigante delle telecomunicazioni cinese che gli Stati Uniti da tempo accusano di fare cyber-spionaggio per conto del regime di Pechino. Londra ha stabilito che dal 1° gennaio 2021 Huawei sarà esclusa dalla realizzazione della rete britannica per il 5G, la quinta generazione di reti telefoniche ultra-veloci per la connessione internet-mobile. All’azienda cinese sarà imposta anche la rimozione di tutte le apparecchiature per le infrastrutture di telecomunicazione esistenti in Gran Bretagna entro il 2027.

È il primo passo serio, e inequivocabile, che cerca di bloccare l’espansione di quello che Washington sostiene essere il «cavallo di Troia» tecnologico che potrebbe permettere alla Repubblica popolare cinese d’infiltrarsi pericolosamente nel cuore delle tecnologie e delle telecomunicazioni dell’Occidente.

Dal maggio 2019 l’amministrazione americana ha inserito Huawei nella «lista nera del commercio», bandendola dal suo mercato, perché farebbe spionaggio a favore del governo di Pechino attraverso le sue reti e i suoi dispositivi, cioè le antenne e gli smartphone.

In effetti, anche se non è mai stata individuata alcuna «backdoor» nei suoi dispositivi, Huawei è in grado d’inviare informazioni alla sua infrastruttura (come del resto fa anche Apple, che invia da remoto continui aggiornamenti dei sistemi operativi dei suoi prodotti). Quindi non è infondata l’ipotesi che il governo cinese un domani possa utilizzare Huawei come canale per inserire malware nelle reti del 5G da lei create.

Huawei, 123 miliardi di dollari di fatturato nel 2019 per un utile netto di 9 miliardi, è uno dei quattro colossi attivi a livello globale nelle reti del 5G. Le sue soluzioni per il nuovo standard sono state adottate fin qui in oltre 50 Paesi, e fino allo scorso 8 luglio la società ha siglato 90 contratti di fornitura con altrettante case mondiali della telefonia. Gli altri giganti del settore sono la svedese Ericsson con 93 contratti; la finlandese Nokia con 72; e la cinese Zte con 42.

Che cosa è il 5G

Le dimensioni della partita politica e strategica che si sta giocando su questa sponda del futuro sono immense, e hanno inevitabili implicazioni strategiche. Il 5G è un sistema ancora in evoluzione, che promette connessioni molto più affidabili per gli smartphone e per ogni dispositivo capace di collegarsi online.

Il 5G garantisce connessioni a una velocità almeno 20 volte più elevata di quella attuale: il sistema dovrebbe imprimere infatti una velocità di download dell’ordine medio di 10-20 gigabyte a secondo, con punte fino a 800 gigabyte a secondo. Un gigabyte equivale a un miliardo di byte. Per fare qualche confronto, l’invio contemporaneo di mille messaggi di testo WhatsApp oggi consuma 4-5 milioni di byte al secondo; per guardare in streaming un video in alta definizione, si consuma in media l’equivalente di 0,9 gigabyte all’ora. Sarà possibile scaricare grandi quantità di dati in secondi, invece che in minuti. Con il 5G, anche la durata delle batterie dei cellulari sarà da 10 a 20 volte più lunga.

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Molto oltre e molto più in là di tutto questo, il 5G per le sue caratteristiche di velocità e affidabilità dovrebbe modificare aspetti importanti della nostra vita: il nuovo standard, per esempio, permetterà l’entrata in funzione del cosiddetto «Internet delle cose», cioè il sistema (di cui si parla da anni) che connetterà online ogni tipo di elettrodomestici, dai frigoriferi alla tv, dall’allarme di casa al riscaldamento, rendendoli controllabili da remoto. Il 5G sarà poi fondamentale anche per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, dell’auto a guida autonoma e dei droni-corrieri.

Reply, una società specializzata nell’alta tecnologia per le telecomunicazioni (è quotata e ha sedi in Germania, Italia e Regno Unito), stima che i dispositivi e gli elettrodomestici connessi a Internet, che oggi sono 10-20 miliardi in tutto il mondo, dovrebbe superare i 75 miliardi nel 2025.

Rispetto al 4G, il 5G avrà caratteristiche diverse anche nella rete. La copertura del territorio sarà basata su antenne e frequenze di trasmissione dati molto innovative rispetto a quelle esistenti. Le reti 5G, affiancando fibra ottica e torri che emettono bande di frequenza captate da antenne sugli edifici, connetteranno fino a 1 milione di dispositivi per chilometro quadrato, mille volte più di quanto avviene oggi.

Il 5G, insomma, è il promettente erede dello standard 4G che, lanciato sul mercato circa 10 anni fa, oggi governa il mercato globale assieme agli standard precedenti, cioè il 2G (lanciato attorno al 1990) e il 3G (lanciato attorno al 2000), mentre lo standard 1G, che funzionava con i cellulari della generazione Tacs, non esiste più.

Gli esperti sono comunque convinti che la convivenza tra sistemi durerà a lungo. Secondo la Global mobile suppliers association (Gsa), l’associazione mondiale che rappresenta le compagnie del sistema mobile, oggi il 5G ha 63,6 milioni di utenti (ma saranno 190 a fine anno) e vale lo 0,69% del mercato globale, però il 4G resta lo standard più diffuso, con 5,4 miliardi di utenti e il 59,2% del mercato.

Sempre secondo le stime della Gsa, il G4 raggiungerà la massima espansione alla fine del 2021, con il 62-63% del mercato mondiale. Da allora dovrebbe iniziare la «migrazione di massa» verso il 5G, che nel 2023 dovrebbe arrivare a coprire il 25% del mercato. Nelle proiezioni della Gsa, il 4G resterà comunque dominante sino al 2024, quando controllerà ancora il 55% del mercato. Il 5G prevarrà soltanto dal 2025.

Il mercato globale del 5G si stima valga 80-100 miliardi di dollari. In base agli ultimi dati della Gsa, gli operatori che hanno lanciato servizi commerciali 5G veri e propri – cioè disponibili al pubblico e  oltre la fase di  sperimentazione – al 1° luglio 2020 sono 84 in 42 Paesi (erano 10 nel marzo 2019).

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La grande accelerazione commerciale del 5G nel mondo è avvenuta tra aprile e settembre 2019: in quei 6 mesi le offerte 5G si sono quintuplicate. Da allora l’offerta commerciale avanza al ritmo di circa 10 lanci ogni 3 mesi. Nemmeno la pandemia  ha frenato il 5G: tra aprile e maggio hanno lanciato servizi 11 operatori.

– Continua domani

Maurizio Tortorella
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