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Con Gandler il Calcio Como è tra i club più innovativi: vincere anche grazie ai contenuti

Vi raccontiamo la case history dell'innovativa gestione del glorioso club lariano

tempo di lettura 8 minuti

Fondato nel 1907, il Calcio Como ha la fortuna di giocare in uno dei contesti più suggestivi che esistano, ovvero lo Stadio intitolato a Giuseppe Sinigaglia, che si affaccia sul primo bacino del Lago da molti definito «il più bello del mondo». Certamente anche grazie all’arrivo di George Clooney, negli ultimi 20 anni il Lago di Como si è imposto tra le mete più ambite a livello internazionale, diventando un vero e proprio brand.

Oltre alla città e al territorio che rappresenta, il Calcio Como vanta una tradizione sportiva di prim’ordine tra i club lombardi, con un vivaio che, nel segno della figura di Mino Favini, è sempre stato giudicato al pari di quello dell’Atalanta.

Con 13 stagioni disputate in Serie A e 34 in B, il Como è riuscito a imporsi nell’immaginario collettivo degli appassionati di tutta Italia come una delle compagini che rappresentano il mito del calcio di una volta, quello, per intenderci, in cui si giocava tutti alle tre del pomeriggio e c’erano 90° minuto e la Coppa dei Campioni.

Periodo che nel 2013 un certo Diego Armando Maradona ha ricordato citando proprio i lariani: «Chi ama non dimentica. Quando mi parlano del calcio attuale ho rispetto perché ci sono calciatori validissimi, ma quando giocavo io c’erano squadre validissime, non solo giocatori. Squadre che andavano a Como a vincere 5-0 non ce n’erano».

Proprio così, perché la maglia azzurra l’hanno indossata giocatori del calibro dell’indimenticato Borgonovo, poi Corneliusson, Milton, Fusi, Matteoli, Gigi Meroni, Hansi Muller, Enrico Annoni, Pasquale Bruno, Dirceu, Marco Simone, Lulù Oliveira, Tommaso Rocchi e addirittura 4 Campioni del Mondo: Vierchwood, Tardelli, Pablito Rossi e Gianluca Zambrotta. Legame, quello con la Nazionale, che andò anche oltre l’azzurro delle maglie, poiché dal ’49 al ’53 il Como veniva soprannominato “l’Italia” perché per scelta schierava soltanto giocatori italiani.

L’era moderna è stata senz’altro segnata dal passaggio di un Enrico Preziosi che se ne andò sbattendo la porta e lasciando dietro di sé le macerie di un fallimento societario che ancora brucia e che fa il paio con quello seguito alla sciagurata gestione della misteriosa Lady Essien. Due biglietti di andata e ritorno per l’inferno (calcistico, s’intende) dei dilettanti che, però, sono stati prodromici all’approdo di una proprietà che oggi è tra le più serie e innovative dell’intero panorama nazionale.

Sent Entertainment è una società che produce contenuti. Il paradigma che l’acquisizione del Como ha scardinato è quello del club sportivo che investe sul settore media. Qui è il contrario: è una società di media che compra un club sportivo.

La visione è quella di costruire qualcosa di solido, concreto, fatto passo dopo passo, con logica, coerenza e serietà. Costruire un business che sia sostenibile e che abbia una solida reputazione. Niente spese folli senza visione, ma porti obiettivi che consentano di guardare ad un orizzonte lontano. In questo senso, il CEO Michael Gandler, con la sua esperienza internazionale e in un top team europeo, sta guidando la realizzazione nel concreto questa visione.

 

Una case history che riteniamo fondamentale per comprendere l’evoluzione e insieme la centralità dei contenuti in un’epoca in cui, sempre di più, tutto ruota attorno ad essi: notizie, film, programmi d’intrattenimento, sport (appunto), ma anche approfondimento e cultura.

I contenuti sono l’elemento attorno a cui ruota l’intero valore di un brand, qualsiasi realtà esso rappresenti: un’azienda, un club sportivo, un personaggio pubblico e financo un territorio o un’intera nazione. Attività che può essere intrapresa soltanto dopo aver recepito concretamente il processo di digital disruption, che significa diventare digitali, sfruttandone tutte le opportunità in qualsiasi ambito della propria attività.

Così, capita che scrollando il news feed di Facebook ci si possa imbattere in un’iniziativa che mi riportò subito a una scena di Rocky Balboa, il sesto capitolo della mitica saga di Sylvester Stallone.

Ne abbiamo parlato con Goffredo D’Onofrio, direttore di ComoTv.

Durante il lockdown sul Web vi siete distinti per l’iniziativa intitolata “La partita dei sogni”, di che cosa si tratta?

«È un modo per stare vicino alla nostra comunità. Mancava il calcio reale, mancava a tutti. Ed è per questo che abbiamo deciso di giocare con la fantasia: far giocare le leggende del Como contro i più grandi calciatori del presente e del passato, alla Playstation. Abbiamo dovuto cambiare tattica durante il lockdown, come tutta la produzione audiovisiva mondiale. Ascoltare i nostri tifosi vuol dire questo. C’è anche un’altra cosa da dire: la partita dei sogni ha dato la possibilità ai nostri sponsor di mantenere alta la propria visibilità e, allo stesso tempo, ha intercettato un pubblico giovane».

In genere quante persone assistono al match?

«Lo stadio virtuale di Como TV ha ospitato quasi 2000 persone per ogni gara».

Qual è stata la partita più vista in assoluto?

«La sfida con il Milan ha fatto il pieno di ascolti, se così possiamo dire. Del resto, vedere lo Zar Vierchowod marcare Van Basten e Corneliusson svettare è uno spettacolo».

Partite che vengono trasmesse sulla vostra WebTv: come l’avete strutturata?

«Como TV non è esattamente una web tv. È una OTT, una piattaforma Over The Top, come si dice in gergo. È una piattaforma proprietaria che ci consente di misurare i comportamenti degli utenti, di capire i loro gusti, la loro provenienza. Ci dà anche la possibilità di capire anche cosa non va. La misurazione, dunque, è uno dei punti di forza. Dal punto di vista produttivo facciamo “tutto in casa” con giornalisti, operatori, montatori e producer. Ci affiancano poi Media Company internazionali come Getty Sports, soprattutto per il nostro format di calcio nazionale “Football in Pictures”».

Per il futuro pensate di integrare maggiormente i social network nel vostro ecosistema?

«I social media sono gli ambasciatori della comunicazione del Club. Como TV e Comunicazione collaborano in modo molto stretto sia nella pre-produzione dei contenuti, sia nella parte creativa. Si parla spesso del concetto di Media House, come avanguardia del Club. Avere già in casa uno strumento come Como TV e una comunità digitale attenta volta alla partecipazione come la nostra è un ottimo punto di partenza per sviluppare nuove strategie ad ampio spettro».

Tutto questo in attesa di poter (finalmente) mettere mano anche allo stadio “analogico” al fine di regalare ai tifosi un’esperienza all’altezza della storia di questa gloriosa maglia e della bellezza che circonda il “Sinigaglia”.

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