TgPop: Le mani delle Mafie sull’agroalimentare

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LE MANI DELLE MAFIE SULL’AGROALIMENTARE

La chiamano mafia liquida perché, come un blob, arriva ovunque senza conoscere barriere e confini: sono le mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare.

Illeciti che contaminano tutta la filiera: i terreni, la vendita al dettaglio, il traporto delle merci, la forza lavoro, i mercati generali ortofrutticoli, gli scaffali della gdo, fino ai ristoranti delle nostre città.

Una torta che i gruppi criminali italiani si spartiscono per settori, cosa nostra si prende quello ortofrutticolo controllando il trasporto delle merci su gomma, la camorra si infiltra nel mercato di fondi in provincia di latina, il più grande ingrosso italiano di frutta e verdura, la ndrangheta ha interessi nel ramo agrumicolo, quello ittico e nei trasporti mentre i criminali pugliesi della società foggiana mettono le mani sui contributi statali ed europei per quel che riguarda le attività vitivinicole.

Il Made in Italy è in pericolo: ci racconta perché il crimine organizzato punta proprio sul cibo, Giancarlo Caselli, oggi Presidente del Comitato Scientifico Fondazione “Osservatorio Agromafie”

La parola d’ordine è liquidità, nei periodi di crisi gli avvoltoi della criminalità organizzata sono pronti ad agire fancendo incetta di attività produttive piegate dalle difficoltà post covid 19. Siamo di fronte ad una nuova emergenza? Un emergenza criminale dopo quella sanitaria?

Ma se l’italia è la prima vittima della criminalità organizzata è anche prima nel contrastare con strumenti efficaci ed adeguati il fenomeno mafioso.

E lo fa in tempi rapidi e con strumenti avanzati ma con un metodo che viene da lontano, il metodo Falcone.

C’è un alleato invisibile della mafia, quello che la vorrebbe stereotipo, quello che la vorrebbe un fenomeno esclusivamente italiano chiuso dentro i confini di casa nostra.

E nella narrativa di una certa stampa estera il fenomeno mafioso si fa folklore se non scade addirittura nella farsa: è il caso della tv pubblica norvegese che definiva il cannolo “mafiakaker eller” ovvero “il dolce della mafia”, oppure la copertina di Der Spiegel che un piatto di spaghetti con una pistola fino al più recente Die Welt, che ammoniva come la mafia stesse aspettando i soldi del recovery fund.

Un mix di ignoranza, insomma, che sottovalutando il fenomeno a casa propria non fa che favorirlo.

 

Un aneddoto del procuratore Caselli ci fa capire fino a che punto.

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