Orwell continuerà ad alimentare i vostri dubbi

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Nella puntata di “Casual Friday” andata in onda ieri, in coda all’intervista rilasciata da Steve Bannon al nostro giornale, ho citato una frase di Karl Popper cui sono molto legato: “Noi possiamo alimentare i dubbi, ma non abbiamo la verità”.

Da oltre un anno “Orwell”, come fuoco che cova sotto la cenere, ha mantenuto vivo – senza tradirlo mai – il “contratto” di fiducia stipulato con i propri lettori, volto a garantire un’informazione non preconfezionata, libera e indipendente nonostante la crisi sistemica che attanaglia il settore.

Ci siamo riusciti anche grazie alla bravura di chi mi ha preceduto nel ruolo di direttore.

La crescita di “Orwell”, infatti, è strettamente collegata alla figura di Guido Giraudo, che pubblicamente ringrazio per l’impegno profuso e i risultati ottenuti alla guida della testata.

Prendere, oggi, le redini di “Orwell” rappresenta per me più di una sfida.

Lo scorso febbraio scrissi che “Essere liberi ha un costo. Essere liberi, sorretti dalla convinzione di non dover rendere conto a nessuno pur di offrire un prodotto di qualità, ha un prezzo anche maggiore. Soprattutto se il viaggio non prevede di seguire una rotta sicura. Quella, per intenderci, che indica l’approdo verso i comodi porti del politicamente corretto”.

Melville non me ne voglia se, in chiave allegorica, alludo alla dimensione profetica di “Moby Dick”, parlando della giovane e brillante redazione del nostro giornale.

Professionisti impegnati e capaci senza i quali sarebbe impossibile affrontare questo lungo e impegnativo viaggio nel mare dell’informazione, in verità sempre più inquinato dai liquami della postverità.

Non esistono bacchette magiche, oppure ricette particolari, per promuovere un giornalismo aperto al confronto, privo di pregiudizi, eppure sorretto, come è giusto che sia, da solide convinzioni.

Principi da cui, peraltro, non abbiamo intenzione di allontanarci.

A proteggere il nostro lavoro, col piglio di un giannizzero armato di tüfek, abbiamo un editore giovane, volenteroso e ambizioso.

Non tradire la sua fiducia, inseguendo il fuoco fatuo del consensum gentium, sarebbe già un ottimo risultato, pur nella consapevolezza, come anticipavo, che solo condivisione e confronto creano la possibilità per giungere alla “verità”.

Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri lettori.

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