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Altro che «montatura»: per Bibbiano chiesti 24 rinvii a giudizio

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Ci guardiamo bene dall’equiparare una richiesta di rinvio a giudizio a una condanna, per carità, ma qualcuno dovrà prendere atto che la richiesta della Procura di Reggio Emilia nei confronti di 24 persone – tra cui il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, lo psicoterapeuta Claudio Foti e l’ex responsabile del servizio minori Federica Anghinolfi – smonta definitivamente la tesi di chi ha minimizzato parlando di «montatura».

Parliamo, in tutto, di 48 parti offese e più di 100 capi d’imputazione: tra le ipotesi di reato il peculato d’uso, l’abuso d’ufficio, la violenza o la minaccia a pubblico ufficiale, la falsa perizia, la frode processuale, il depistaggio e i maltrattamenti in famiglia.

Come sapete abbiamo seguito con molta attenzione il susseguirsi degli eventi legati a Bibbiano, con uno speciale e, solo pochi giorni fa, con la presentazione di “Bibbiano e dintorni”, il libro di Maurizio Tortorella, che ha studiato ogni documento relativo all’indagine, allargando poi il campo al sistema degli affidi tout-court.

«Parlando nel 2016 al quotidiano “La Stampa”- spiega Tortorella al nostro Carlo Cattaneo – intervistato insieme con Federica Anghinolfi (un’altra degli indagati, ndr), il sindaco rende nota una statistica ai miei occhi terrificante. Segnala, infatti, che dei 65.000 abitanti della zona, 16.000 sono bambini, 1.900 dei quali affidati ai servizi sociali. Si tratta del 16%, un caso su sei. Numeri da brividi, e stiamo parlando solo di pochissimi Comuni».

Da qualsiasi prospettiva la si guardi, l’inchiesta “Angeli e Demoni” contiene passaggi che ci consegnano un quadro inquietante, che assume contorni raccapriccianti se pensiamo alle modalità con cui dei poveri bambini venivano strappati alle loro famiglie.

Eppure, c’è stato chi, come il senatore Matteo Renzi, all’indomani della revoca degli arresti domiciliari del Sindaco Carletti in un post su Facebook esultò, spingendosi, lui sì, a equiparare quella decisione a una sostanziale assoluzione: «vi ricordate la storia di Bibbiano? L’attacco violento di Lega e Cinque Stelle al sindaco? Le pagliacciate in Parlamento e sui social con lo slogan Parlateci di Bibbiano? Una montagna di fango vergognosa».

Così come non ci piacciono i tribunali mediatici, riteniamo che l’atteggiamento di chi tenta di buttare la palla in tribuna appioppando la definizione di «fango» alle notizie scomode sia riprovevole, a maggior ragione dinanzi a storie di bambini veri, in carne e ossa, strappati ai loro genitori e per questo costretti a vivere un trauma che – indipendentemente dall’esito del processo – si porteranno dietro per tutta la vita.

Renzi, Zingaretti e gli altri rappresentanti del Partito Democratico farebbero bene a riflettere su tre cose: la prima è che a parti invertite loro avrebbero fatto anche di peggio dal punto di vista della polemica politica, basti pensare alla loro naturale propensione a demonizzare l’avversario di turno, da Berlusconi a Salvini passando per la Meloni.

La seconda è che hanno fatto un governo insieme allo stesso signore – Luigi Di Maio – che li ribattezzò “Partito di Bibbiano”, affermando che non avrebbe mai avuto a che fare con «il partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli».

La terza, valida per tutte le forze politiche, è che dovrebbero sforzarsi di trattare questioni delicate come questa con un briciolo di obiettività, se non per coerenza almeno per rispetto delle persone coinvolte.

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