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Editoriali

I seguaci di QAnon

L’universo intorno a QAnon è vasto e profondo, stratificato su vari livelli, con acronimi, personaggi e una stenografia disparata ma sempre concisa. Esso è composto da due elementi imprescindibili: le «briciole», ossia gli indizi e il «castello» – da proteggere – ossia la Casa Bianca. Esistono, inoltre, due hashtag presenti in ogni post: «CBTS» ossia “calma prima della tempesta” e «WWG1WGA» e cioè: “dove andiamo, andiamo tutti”. Queste due espressioni rappresentano una sorta di solidarietà fra i seguaci di Q. Basta fare un tweet o un post con questo hashtag per raccogliere tutti i seguaci intorno alla notizia che si vuole divulgare.

Altro elemento inconfondibile dell’universo «espanso» intorno a Q è il prendere ispirazione dal comportamento di Donald Trump. Se una notizia viene bollata dal Presidente come fake news, altrettanto viene fatto da Q stesso e da tutti i suoi seguaci.

Emblematico, per spiegare questo universo, è un fatto accaduto a gennaio in Ohio, a Toledo.

Ci troviamo all’Huntington Center dove Trump stava per parlare in uno dei suoi classici comizi.

Già sette ore prima dell’inizio dell’evento era possibile leggere uno striscione appeso su un edificio: «Presidente Trump, benvenuto a Toledo, Ohio: chi è Q? L’intelligence militare?». Abbassando lo sguardo dal cielo verso terra era possibile notare un bancone che vendeva gadget di Q.

Fra le persone presenti una in particolare colpiva immediatamente l’attenzione. Era una donna di mezza età, all’apparenza sembrava più interessata a ciò che stava accadendo rispetto agli altri seguaci che erano intorno al banchetto. Fu la presentazione della donna, però, a cogliere l’attenzione di ogni persona che le rivolgeva la parola: la signora era solita aprire la cerniera del suo giubbotto e toglierlo per poi girarsi di spalle e mostrare una “Q” disegnata con del nastro adesivo. Rimettendosi il giubbotto, invece, presentava se stessa e i suoi amici sempre con le stesse parole: «non siamo un gruppo terroristico interno». Occorre specificare che la dicitura “interno” è molto spesso utilizzata in riferimento ai gruppi terroristici sin dai tempi di J Edgar Hoover all’FBI, per via della classificazione fatta in base alla provenienza dei gruppi.

Il nome della donna? Lorrie Shock. È la stessa Shock a spiegare come funziona l’avvicinamento – per la stragrande maggioranza, se non la totalità, dei seguaci – alle idee di Q: «ero a casa una sera intenta a leggere un libro. Ad un certo punto ho aperto Facebook e cercando la parola “Q” di cui avevo sentito parlare, mi sono imbattuta in alcuni post. Ciò che ha attirato la mia attenzione è stata la frase: “fai le tue ricerche. Non dare nulla per scontato. Non mi interessa chi lo dice, nemmeno se a dirlo è il Presidente Trump. Fai le tue ricerche. Decidi”».

Da quel giorno la signora Shock passa almeno dalle quattro alle sei ore al giorno a leggere Q, a fare ricerche, a prendere appunti. «Quando ho iniziato – ha continuato la Shock – tutti mi prendevano per pazza. Incluso le mie figlie che, nel 2016, erano due sostenitrici molto liberali di Bernie prima e di Hillary poi, poi leggendo ciò che trovavo, in molti, hanno notato come quello che Q affermava, in realtà, combaciasse con la realtà».

Insieme a Lorrie vi è un signore, Pat Herger. È lui a prendere la parola per parlare della “disinformazione” che i media forniscono contro il Presidente Trump: «non puoi leggere i giornali, non puoi guardare la televisione, i giornalisti che seguite tutti raccontano spazzatura. (…) tutti abbiamo seguito la CNN, io amavo Wolf (Blitzer, ndr), sono stato incollato per anni alla televisione per seguire i suoi programmi finché non è arrivato quest’uomo – Donald Trump, ndr – ad aprirci gli occhi su ciò che stava accadendo. Io ho votato per Obama, questo Dio lo sa. Poi è arrivato Trump e da allora sento di potermi fidare di lui, perché non fa parte dell’establishment».

E, fra le varie tattiche che i seguaci di Q utilizzano, anche davanti all’evidenza, vi è la negazione. Molto spesso, infatti, vengono incalzati sul famoso primo post di Q stesso, dove veniva predetto l’arresto di Hillary. Davanti a questa domanda, come ad altre, tutti rispondono sempre allo stesso modo: «penso che ci siano state altre cose che sono state previste e che sono accadute», con tono gentile ma indignato.

Anche i profili social dei seguaci di Q, come quelli di Lorrie e Pat, sono pressoché identici. Alle volte capita anche che siano contraddittori in due post di seguito. Si passa costantemente dalla banalità all’ostilità. Il tutto, ovviamente, senza alcuna approvazione o comunicazione ufficiale da parte di Q. Come affermato precedentemente: il pubblico di internet – e quello di Q in particolare – non vuole leggere, vuole scrivere. Non vuole risposte fornite e pronte, vuole cercarle e darle. È in queste parole che si racchiude il funzionamento della campagna posta in essere da chi è seguace di un anonimo utente.

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La vera domanda, però, resta la stessa: chi è Q?

Molti seguaci ritengono che Q sia Donald Trump. Un fatto, però, smentisce questa teoria. Proprio durante l’evento all’Huntington Center a Toledo, mentre il Presidente parlava alla folla, Q scriveva un post criptico. È un fatto a smentire questa teoria. Un fatto che nuovamente ci dice dove cedere alla realtà o all’immaginazione. Un fatto, una guida in mezzo ai chiaroscuri del mondo.

 

 

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