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Editoriali

La rivelazione di QAnon

La prima apparizione di Q sulla piattaforma 4chan del 28 ottobre 2017 rappresentava una predizione – l’arresto di Hillary Clinton – e una conseguente rivolta nazionale: «l’estradizione di HRC – Hillary Rodham Clinton – in diversi paesi in caso di valico dei confini è stata avviata ieri. Il passaporto è stato approvato e reso effettivo dal 30/10 @00:01. Si attendono disordini di massa organizzati ed evitano fughe dagli Stati Uniti. Gli US M eseguiranno l’operazione in concomitanza con la NG attiva. Verifiche di controllo: Nella maggior parte delle città individuate un membro della NG e chiedete se sia in servizio dal 30/10».

Va anzitutto detto che non si sa chi siano US M e NG.

Successivamente un nuovo post del 30 ottobre 2017 asseriva la presenza del famoso deep state voluto da Obama, Soros e Clinton per contrastare Donald Trump.

Chiaramente l’ex First Lady non è stata arrestata in quel periodo ma ciò non ha scoraggiato Q. Dopo l’asserzione su Kim Jong-un quale «sovrano fantoccio», l’utente misterioso ha modificato il suo modo di interagire per creare ancora più suspense. Q ha iniziato a rilasciare istruzioni come: «trova il riflesso all’interno del cristallo» con annessa serie di domande retoriche. È stato in questo momento che l’attenzione verso questo fenomeno si è immediatamente canalizzata: «ho detto troppo», «segui i soldi», «goditi lo spettacolo» – chiaro riferimento all’Apocalisse – e «alcune cose devono rimanere classificate fino alla fine».

Una volta creato e infittito il mistero, Q stesso ha lasciato che fossero altri a parlare per lui, come i media.

Curioso, a tal proposito, è una coincidenza accaduta ventitré giorni prima dell’apparizione di Q. Il 5 ottobre 2017 il Presidente Trump era insieme alla First Lady e ad una ventina di generali dell’esercito – e loro congiunti – per una foto nella Sala da Pranzo della Casa Bianca.

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I giornalisti erano stati invitati all’evento per le classiche foto di rito.

«Sapete cosa rappresenta?» disse Trump tracciando un cerchio incompleto in aria con il suo indice destro. «Ditecelo, Signore» rispose uno dei presenti. «Forse è la calma prima della tempesta», disse il Presidente. «Qual è la tempesta?» chiese a quel punto uno dei giornalisti. «Potrebbe essere la calma, la calma prima della tempesta» ripeté Trump. La ripetizione provocò uno strano ronzio fra i partecipanti. Pochi minuti dopo un giornalista chiese nuovamente: «che tempesta, signor Presidente?». «Lo scoprirai» rispose bruscamente Trump.

Questi 40 secondi di ambiguità presidenziale hanno fatto immediatamente notizia e destano stupore alla luce di quanto accaduto poco dopo. Il periodo storico in cui si collocano questi fatti si inserisce in un periodo delicato della Presidenza Trump: i rapporti con l’Iran erano tesi oramai da settimane e le frasi del Presidente avevano destato più di qualche semplice sospetto. Il gesto circolare fatto dall’indice del Presidente è diventato un simbolo per i seguaci di Q ma, apparentemente, nessuna connessione fra le due cose appare basata su presupposti solidi.

Alcuni seguaci di Q ritengono tutt’oggi che «Trump stava interpretando il ruolo di Giovanni Battista» o che «il Presidente sia in realtà “il Prescelto” » – come lui stesso a volte si chiama – e che stava per proclamare qualcosa che era, oramai, imminente.

È innegabile che questi fatti siano accaduti, ciò che è difficile è provare la connessione fra quanto accaduto alla Casa Bianca e quanto Q ha affermato poco dopo.

Alla luce di quanto accaduto in questi anni, però, appare evidente che il Presidente utilizzi mediaticamente Q e i suoi seguaci ma è ancora più evidente che non vi sia nessuna connessione fra loro. Altrettanto chiaro è che il numero di seguaci di Q sia in costante aumento e non quantificabile e che abbia anche raggiunto i palazzi del potere a Washington D.C. Secondo Media Matters for America – organizzazione progressista non-profit – sono almeno 35 i candidati al Congresso che si sono avvicinati a Q. Questi candidati al Congresso, sia nel 2018 che 2020, hanno elogiato pubblicamente QAnon.

Differente il discorso sul COVID19.

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Q il 9 marzo 2020 ha affermato «nulla può fermare ciò che sta arrivando», «il grande risveglio è mondiale», «Dio vince». Il giorno prima il Presidente Trump aveva tenuto una conferenza stampa alla Casa Bianca. La particolarità è legata alla cravatta gialla indossata da Trump e, stranamente, non al discorso del Presidente. Per Q quello era un chiaro simbolo che la pandemia, in realtà, fosse una finzione: «sta dicendo che per noi non esiste una minaccia da virus – ha scritto un seguace di Q – perché ha lo stesso identico colore della bandiera marittima che rappresenta la nave senza persone infette a bordo».

Esattamente un mese dopo Q stesso ha collegato il COVID alle prossime presidenziali: «esiste un vantaggio nel creare isteria di massa grazie al COVID-19? Sì. Pensate al voto». L’utente collegava nuovamente quanto stava accadendo al famoso deep state. Appare scontata la connessione voluta da QAnon fra la pandemia e la possibilità che la stessa – ora concreta più che mai – potesse danneggiare la rielezione di Donald Trump.

A quanto descritto si collega un altro fatto: poco dopo lo scoppio della pandemia negli Stati Uniti, il Congresso ha approvato un piano economico senza precedenti. I democratici hanno insistito per inserire disposizioni per rendere più facile il voto via posta. Nuovamente Q è intervenuto per collegare il COVID alla rielezione del Presidente.

Dalla Casa Bianca tutti i post e i tweet sono stati nuovamente utilizzati a livello comunicativo per rafforzare la comunicazione di Trump.

La verità dove sta? Nel mezzo, come spesso accade.

Trump utilizza i post di Q e dei suoi seguaci per alimentare la sua comunicazione orizzontale e la polarizzazione dell’elettorato in vista di novembre, l’anonimo utente lascia che siano proprio i suoi seguaci a parlare e critica i media che asseriscono il contrario.

Ancora una volta li miscuglio fra realtà e immaginazione, fra fatti realmente accaduti e fake news ha creato un fenomeno che non finirà, soprattutto in vista del 3 novembre, di stupire.

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