Viaggiare necesse est

Dal passaporto sanitario alla quarantena all’estero, non sono poche le limitazioni che ancora impediscono liberi spostamenti... ma tutto cambierà. Il perché è scritto nei nostri geni

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Serafico e scanzonato il premier Conte, stimola e induce gli Italiani a fare le vacanze in Italia, per accrescere l’indotto economico del nostro Paese e anche per evitare ipotetiche ma possibili e sgradevoli grane da “rebound” comportamentali, poco ortodossi, degli italiani all’estero!

Certo Conte la fa facile, a lui i soldi non mancano, ma in Italia vigono la diffidenza, la paura e la preoccupazione. Nella mente degli italiani si fa strada in modo pressoché virale, il sentimento psicopatologico di covid-fobia. La riapertura interregionale, anche se desiderata e voluta, fa comunque paura e adesso è il meridione che diffida perché il settentrione è stato sede di pericolosi focolai pandemici.

Le Regioni scalpitano ma, come sempre, in mancanza di un governo che decida in maniera seria e rapida, si agiste in ordine sparso. Sardegna e Sicilia vorrebbero i “passaporti sanitari” che garantiscano la negatività dei turisti; le Regioni del Nord sono contrarie e lamentano l’incostituzionalità e l’inutilità di tale certificazione poiché non può esservi una patente di immunità certa e sicura per nessuno.

Infatti: quali tipi di test si dovrebbero fare per andare in vacanza in piena sicurezza da covid 19? I soliti tamponi? Il prelievo ematologico sierologico? Ancora oggi non disponiamo di certezze e non sappiamo nulla di scientificamente preciso riguardo alla realtà del virus e quini neppure degli anticorpi sviluppati. Non sappiamo se sono in grado di immunizzarci veramente e per sempre dalla malattia. Poi, comunque, c’è più dei due terzi della popolazione che dal virus non è stato toccato e potrebbe essere ancora contagiato.

Insomma, come sempre, tutto è facile a dirsi, ma tutto è molto complicato a farsi!

Nel frattempo, pare che ognuno faccia un po’ come gli gira, anche perché abbiamo bisogno di vacanze e di ritornare a un libero incontro, diretto e salubre, con gli ambienti naturali: campagna, montagna, mare… e, perché no, di ritornare alle buone relazioni umane. Senza dimenticare poi che l’Italia vive di turismo e del suo indotto, se – come si teme – verranno a mancare moltissimi stranieri, almeno noi cerchiamo di goderci e di riscoprire il nostro Paese…Si auspica, quindi, un via libera totale anche per le aree più critiche della Lombardia e del Piemonte!

Viaggiare e fare vacanze fa cosi bene che esiste addirittura una patologia psicologica specifica: la “sindrome di wanderlust” una sorta di ossessione che alcune persone hanno per queste situazioni. L’etimologia del termine deriva da wandern (escursione, viaggio, gita) e lust (desiderio, brama).

Si tratta quindi di desiderio di viaggiare: un desiderio che diventa quasi una “necessità”, fuori dal comune, di conoscere nuovi angoli del mondo e scoprire altre culture.

Di contro, esiste una quantità di persone che non sente questo bisogno di viaggiare, che non viene mai presa da un’inquietudine particolare per scoprire nuovi posti. Anzi sono persone “geostazionarie” che preferiscono stare nei dintorni di casa o a limite fare una breve gita “fuori porta” per poi a sera, comunque, rincasare.

Altri pianificano le loro vacanze come un periodo per riposarsi e stare tranquilli o, forse, per recarsi in un hotel e smettere per qualche giorno di preparare da mangiare e fare le pulizie in casa. Altre ancora, e sono molte, forse legate a fenomeni di eredita genetica di  antichi comportamenti migratori, sentono forte la necessità di non trascorrere troppo tempo nello stesso posto e manifestano chiaramente il desiderio di viaggiare, ovunque, in giro per il mondo.

Per queste persone non si può parlare di sindrome psicologia perché, in realtà, il wanderlust si trova nei lorogeni e, più concretamente, nel cosiddetto DRD4-7r, sul cromosoma 11, un recettore di dopamina (neurotrasmettitore del piacere) che è stato ribattezzato come “il gene del viaggio”.

Secondo David Dobbs, giornalista scientifico di National Geographic, questo gene fa sì che le persone che lo posseggono, e sono molte, almeno una su 4, accettino meglio i cambiamenti e persino il piacere dell’avventura fino al punto che si sentano più a loro agio nell’assumersi i rischi connessi a valutare nuove idee, sperimentare nuovi cibi, instaurare nuovi rapporti.

Oltre al costante bisogno di viaggiare, gli individui che possiedono questo gene sono determinati, creativi, desiderano conoscere nuove culture e altri stili di vita. In definitiva, sono persone ottimiste e possibiliste, che intravvedono nel viaggio, un po’ come avveniva nell’antichità la vacanza, la vacuità dell’essere che cerca se stesso nelle diversità del mondo.

Viaggiare, dunque, per conoscere confrontarsi con qualsiasi cosa e persona che apporti comunque una crescita personale…

Le limitazioni date dalla pandemia sembrerebbero dunque incidere profondamente sulle attività di queste persone. Però è vero che l’Italia è, comunque, talmente piena di luoghi, storie, cultura, paesaggi e tradizioni da poter soddisfare tutti: avventurosi, wanderlust o amant della semplice gita con grigliata… alla faccia della covid-fobia.

 

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