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Maurizio Tortorella: «Se si scavasse emergerebbero molte altre Bibbano»

Con un governo “impegnato” ad allarmare l’opinione pubblica (piuttosto che a tranquillizzarla) sul fronte dell’emergenza Covid-19, molti temi spinosi, maneggiati con la consueta lungimiranza da buona parte della stampa italiana, sono rimasti in sospeso per lasciare spazio ai numeri dei sommersi e dei salvati, alla funebre liturgia delle conferenze stampa, e all’autocelebrazione d’improvvisati esperti.

Stufi del contributo anestetizzante fornito da notizie riguardanti mascherine, distanziamenti, sceriffi, movida e improbabili app, ieri sera, nella nostra navigazione in direzione ostinata e contraria, siamo tornati sul “caso Bibbiano”.

Lo abbiamo fatto, live, con la partecipazione di un illustre giornalista, Maurizio Tortorella, ex vice direttore di Panorama, oggi tra le principali firme del quotidiano “La Verità”, nell’ambito della presentazione del suo libro “Bibbiano e dintorni” (Paesi edizioni).

Al centro della discussione, insieme con Alessandro Nardone e Carlo Cattaneo, non solo la vicenda (e i protagonisti) dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, ma soprattutto l’opaco sistema degli affidi avvolto dal sospetto che un vero e proprio business sia stato creato alle spalle dei minori e delle loro famiglie.

Quanti sono, infatti, i minori affidati ai servizi sociali in Italia? Quanti soldi vengono spesi dal sistema dell’affido minorile ai servizi sociali? Perché non si obbligano i Comuni a creare una banca dati degli affidi? Per quale motivo non appaiono all’orizzonte altri magistrati coraggiosi come Valentina Salvi?

Chi sono i giudici minorili onorari? Come mai hanno tanto potere?

Non essendo tra coloro che pensano sia possibile aggiustare le cose a fari spenti, abbiamo deciso di riaccendere i riflettori sul campo di una battaglia che dovrebbe essere territorio di trasparenza condiviso e non plumbeo, velato, se non addirittura repellente, come appare, invece, dalle 277 pagine dall’Ordinanza di applicazione di misura coercitiva firmata, ormai quasi un anno fa, dal giudice Luca Ramponi.

Redazione
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