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Anche le Gif animate adesso ci spiano

Facebook ha annunciato venerdì 15 maggio che comprerà Giphy, popolare motore di ricerca GIF e servizio di hosting, per un valore di 400 milioni di dollari. Sebbene l’annuncio abbia messo in evidenza piani per l’integrazione della libreria GIF di Giphy in Instagram, l’acquisizione probabilmente darò vantaggio anche a tutti i prodotti di Facebook – da Messenger a WhatsApp – fornendo, tra l’altro, accesso a vasti dati su come le GIF vengono utilizzate su migliaia di App.

I motori di ricerca GIF come Giphy, infatti, sono diventati una parte fondamentale del modo in cui scopriamo e condividiamo collettivamente le immagini animate. Gli strumenti di Giphy possono essere incorporati in App come Slack e Signal, consentendo agli utenti di trovare immediatamente la GIF giusta per esprimere ciò che si sente in un determinato momento.

Giphy ha circa 300 milioni di utenti attivi ogni giorno sulle sue piattaforme, ed è in grado di tenere traccia di ogni sequenza di tasti cercata utilizzando i suoi strumenti. Ogni ricerca e ogni GIF inviata con Giphy, infatti, funziona anche come una “spia” che consente loro di tenere traccia di come e dove l’immagine viene condivisa, nonché del “sentimento” che l’immagine esprime.

Giphy realizza ciascuna delle sue GIF animate in un formato speciale che aiuta a caricare l’immagine più velocemente e incorpora anche un piccolo codice di Javascript che consente alla società di sapere dove viene caricata l’immagine, oltre a un identificatore di tracciamento che aiuta a seguire la sua navigazione attraverso la rete.

Gli sviluppatori che installano gli strumenti Giphy nelle loro app devono fornire al servizio l’accesso all’ID di monitoraggio del dispositivo. Tale accesso consente a Giphy (e, quindi, adesso anche a Facebook) di definire meglio l’identità di un utente attraverso le App che usa sul proprio telefono.

Non tutte le App che hanno storicamente integrato Giphy vogliono fornire tali dati. La piattaforma di messaggistica sicura Signal, per esempio, ha fatto di tutto per assicurarsi che Giphy non fosse in grado di identificare gli utenti intercettando le richieste GIF ed eseguendole sui propri server, quindi offrendo loro stessi la migliore corrispondenza dell’immagine. Per Giphy, insomma, è un po’ come se fosse Signal a stare effettuando la ricerca e non un utente specifico.

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Giphy è ormai integrato ovunque, dalle App iOS a Twitter: da qui ben si capisce come Facebook stia scommettendo molto sull’uso del servizio per “spiare” gli utenti nel vasto mare di Internet.

Per Facebook, l’integrazione con Giphy è un’accoppiata perfetta perché ottiene già il 50% del suo trafficodalle App del gigante dei social media e portarla in casa fornisce un modo per “sbirciare” all’interno di una vasta fascia di altre App e siti Web. Ciò offre a Facebook l’opportunità di comprendere meglio il comportamento degli utenti e, alla fine, potrebbe migliorare ulteriormente le sue capacità di tracciamento degli annunci.

Facebook non è l’unica società a fini commerciali che ha acquisito una piattaforma GIF. Nel 2018, Google ha acquisito il concorrente di Giphy, Tenor, per un importo non divulgato. Tenor è oggi profondamente integrato nei prodotti Google, inclusa la tastiera predefinita su Android, Gboard.

A differenza di altre acquisizioni di Facebook che la società ingloba nel suo prodotto, il sito di Giphy continuerà a essere autonomo (secondo un post sul blog di Facebook), anche perché Giphy è integrabile ovunque, da un’App per tastiera iOS a Twitter passando per tante altre App. Ciò lascia intendere quanto Facebook conti sull’uso di Giphy per monitorare il comportamento degli utenti online senza apparire.

La maggior parte di noi, infatti, non sospetterebbe di essere monitorata anche quando inviamo immagini divertenti agli amici. Che è quanto, invece, accadrà da adesso in poi, gettando ulteriore legna sul fuoco delle ormai infinite violazioni della nostra privacy da parte di Facebook.

Che questa acquisizione, poi, sia avvenuta durante una pandemia globale, probabilmente non è una coincidenza. Mentre l’economia globale implode, gli investimenti di venture capital stanno diventando sempre più difficili, spingendo le aziende che fanno affidamento su nuovi round di finanziamento ad arrampicarsi per sopravvivere. Giphy è stato valutato fino a 600 milioni di dollari, il che significa che, ora, è stato costretto a vendere sottocosto a Zuckerberg,

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