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INCHIESTA plasma (3): gli affari della famiglia Marcucci

Dietro le manovre del Ministero e dell’Agenzia del Farmaco per spostare in Toscana la sperimentazione del protocollo sul plasma immune, si nasconde un gigantesco business messo rapidamente in piedi dalla Kedrion Biopharma azienda di famiglia dell’attuale capogruppo dei senatori Pd

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È davvero strano l’assordante silenzio del ministro Roberto Speranza dinanzi alle manovre del suo Ministero (d’intesa con l’Agenzia del farmaco) per assegnare la sperimentazione nazionale sulla cura con il “plasma immune”.

Come abbiamo visto ieri la capofila naturale di questa sperimentazione doveva essere Pavia o Mantova che (lo abbiamo documentato qui) sin da marzo hanno ideato e stanno sperimentando con successo tale cura. Più di 80 i casi trattati fino a oggi con successi. Anche Padova non avrebbe sfigurato con 11 casi trattati.

Tutti centri già attivi nella cura diretta dei malati di Covid-19, tramite trasfusioni di plasma prelevato a pazienti guariti, quindi ricco di anticorpi.

A sorpresa, invece, il 12 maggio a loro viene preferita Pisa che, fino al 5 maggio scorso, aveva trattato solo 1 paziente (avete letto bene: uno). Scelta inspiegabile anche perché con Pisa capofila il coordinatore è il professor Francesco Menichetti che, di fatto, ne sa meno degli altri che sperimentano da più tempo e con risultati di una certa importanza.

Perché la Toscana?

La scelata di Pisa, rispetto agli altri centri in Lombardia e Veneto, si capisce rileggendo le dichiarazioni rilasciate il 14 aprile direttamente dal presidente della Regione Toscana, il renziano Enrico Rossi, lanciando “l’Accordo Planet” (Plasmaderivazione network) cui aderiscono anche Marche, Campania e Lazio (Regioni a guida Pd): «se la sperimentazione darà i risultati sperati, si potrà eventualmente pensare alla produzione industriale di plasma o di gamma-globuline iperimmuni».

“Produzione industriale” questa la parola chiave, invece che raccolta spontanea (e gratuita) e trattamento nei centri trasfusionali. Un dettaglio non secondario sul quale si innestano gli affari della Kedrion, società di proprietà della famiglia di Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato (ma storico renziano).

Il 27 marzo, infatti, il presidente e amministratore delegato della Kedrion, Paolo Marcucci, afferma che la sua società è «in prima linea nella ricerca su plasma e plasma-derivati per avviare possibili terapie per trattare pazienti affetti dal nuovo coronavirus». L’attività di Kedrion (che ha sede a Castelvecchio Pascoli, Barga, in Toscana…) si dispiegherà, secondo Marcucci: «valorizzando il nostro patrimonio culturale di ricerca e tecnologia e la rete di collaborazione stabilita nel tempo con primari centri accademici e di ricerca nel mondo».

Il 6 aprile le agenzie di stampa informano che, secondo un piano di intervento dell’industria farmaceutica Kedrion Biopharma potrebbe arrivare prima del previsto una terapia efficace per il Covid-19. Tale terapia nascerebbe «dall’utilizzo di “plasma da convalescente” (donato da persone che hanno superato la malattia e quindi ricco di anticorpi anti-virus), che richiede l’utilizzo di metodiche per l’inattivazione di patogeni, e dalle immunoglobuline estratte dal plasma di persone guarite ed immuni al virus prodotte a livello industriale».

In pratica la Kedrion si è “impossessata” del protocollo sperimentato a Mantova e Pavia, in ospedali pubblici (senza costi per i cittadini) dal dottor De Donno per farne un business privato.

Infatti, il Chief Medical della Kedrion, Alessandro Gringeri, afferma: «La probabilità di efficacia è molto elevata, vicina al 90-95%. Ciò ci ha spinti a concentrare risorse e investimenti per disporre nell’arco di 3-6 mesi di un concentrato di immunoglobuline iperimmuni con alto contenuto di anticorpi specifici neutralizzanti il Sars-CoV-2, in grado di contrastare la malattia in casi sintomatici gravi e in futuro di bloccare l’evoluzione della sintomatologia».

Ma come? Adesso che si avvia una produzione industriale in casa Pd, l’uso del plasma è di “efficacia molto elevata”? Mentre la somministrazione effettuata in Lombardia e in Veneto era stata criticata dai vari Burioni, Ricciardi e dal dottor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità…

Il business è servito

Il 27 aprile la Kedrion sigla un accordo di collaborazione con l’israeliana Kamada Ltd per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di un’Immunoglobulina policlonale umana (IgG) plasma-derivata Anti-SARs-COV-2 (COVID-19), come potenziale trattamento per pazienti con coronavirus.

In base all’accordo, Kedrion fornirà il plasma donato da pazienti che hanno superato la malattia, raccolto nei suoi centri Kedplasma, e – una volta ottenute le autorizzazioni – sarà responsabile della commercializzazione del prodotto negli Stati Uniti, in Europa, Australia e Corea del Sud. Kamada è responsabile dello sviluppo del prodotto, della produzione, della sperimentazione clinica (con il supporto di Kedrion) e della gestione delle registrazioni. Kamada si occuperà, inoltre, della distribuzione nei Paesi non di competenza di Kedrion. I diritti commerciali sul prodotto per la Cina saranno condivisi tra le due aziende.

I giochi sono fatti, signori. I medici italiani di Mantova e Pavia studiano, sperimentano, testano con coraggio, vengono irrisi, minacciati e boicottati (ricordate che furono persino mandati i Carabinieri del Nas…). Poi arriva il Pd tosano e “zac”, tutto si trasforma in oro… ma non per i cittadini, per una azienda di famiglia del loro capogruppo.

Giovedì 14 maggio l’amministratore Paolo Marcucci interviene in audizione davanti alla Commissione Sanità del Senato. Dopo aver ricordato che l’azienda ha fornito “gratuitamente” la strumentazione e i kit di consumo per l’inattivazione virale del plasma e accompagna tutte le sperimentazioni in corso sul plasma iperimmune, informa i senatori che Kedrion metterà a disposizione il proprio stabilimento di Napoli per raccogliere il plasma donato gratuitamente dagli italiani e trasformarlo, in «conto lavorazione» in plasma iperimmune industriale utilizzabile nei quattro anni successivi. Tutto ciò in vista della produzione di gammaglobuline iperimmuni in accordo con l’israeliana Kamada.

A questo punto bisognerre porre alcune domande: se si deve raccogliere il plasma italiano per trasformarlo in prodotto industriale venduto nel mondo, l’utile non dovrebbe essere ripartito con i donatori? Gli Ospedali pubblici di Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte che già stanno creando banche del plasma per fronteggiare possibili ritorni del virus, stanno lavorando senza saperlo per la Kedrion della famiglia del senatore Pd Marcucci o per guarire gli italiani malati di Covid-19?
E, in tutto ciò, il ministro Speranza continua a tacere.

(3 – Fine)

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