La blockchain che protegge l’agroalimentare italiano

Con questa tecnologia, Foodchain traccia e rintraccia materie e prodotti alimentari lungo tutte le filiere produttive, rendendo i dati fruibili e condivisibili a chiunque intenda consultarli

2.460 Accessi unici
Tempo di lettura 6 minuti
Marco Vitale

Seconda parte –
Abbiamo iniziato ieri una interessante intervista con Marco Vitale, CEO e co-fondatore di Foodchain e membro del National blockchain board del ministero dello Sviluppo economico.
Avendo constato, come, spesso, i prodotti alimentari italiani vengano maldestramente copiati da produttori stranieri, Vitale ha, così, iniziato a pensare che la tecnologia del blockchain potesse essere applicata a tutti gli scambi di dati all’interno di una filiera agroalimentare in modo garantito e sicuro, diminuendo notevolmente eventuali frodi o tentativi di falsificazione…

Quindi, tornato in Italia cosa ha fatto?

«Dopo varie ricerche eseguite in più campi, convoco i miei amici e diamo via al nostro progetto: Foodchain. La problematica della contraffazione e Italia sounding, nel mercato mondiale, è di circa 650 miliardi di dollari, mentre l’Italia perde circa 65 miliardi di euro ogni anno. Vedendo i vari aspetti positivi, il progetto Foodchain nato nel 2013 si trasforma nel 2016 in una società per azioni».

Come lo avete strutturato?

«Con la blockchain, è possibile tracciare i vari step della filiera del prodotto, dall’inizio fino al consumatore finale. Una “carta di identità” digitale, di informazioni, su ogni piccolo passaggio. La catena dei blocchi(dati) ci dice ogni cosa in modo inalterabile, compresi tutti i protagonisti e le comparse che si sono avvicinate alla merce. Questo è applicabile su ogni cosa non solo sull’agroalimentare.  Vorrei sottolineare anche la possibilità di rintracciare qualsiasi prodotto che è stato “elaborato”.
Ogni prodotto, ogni informazione e ogni attore che inserisce le informazioni in blockchain da la possibilità di comporre una storicità del prodotto che ci permette di risalire con la massima precisione a tutto ciò che è stato fatto, da chi, anche in anni passati. Di un lavoratore, si potrebbero rilevare tutte le operazioni svolte giorno per giorno, si potrebbero conoscere i tipi e le quantità di merci su cui ha lavorato, cosa ha fatto, quando e ogni minimo dettaglio con la massima precisione, sicurezza».

Oltre a questo, altri progetti o altre applicazioni?

«Questa tecnologia ha tantissime possibilità di sviluppo, in infiniti settori di applicazioni. Abbiamo anche coinvolto, strada facendo, il professor Massimiliano Sala che è uno dei massimi esperti in Europa di criptografia e blockchain. Abbiamo presentato i nostri progetti, strutturati con la nostra tecnologia, a Expo e in altre sedi molto importanti in Italia, in Asia e negli Stati Uniti, soprattutto in alcune sedi universitarie statunitensi e malesiane, tra cui Misi (sede malesiana del MIT di Boston).
Con i miei soci, abbiamo lavorato tantissimo, dividendoci i compiti ed i settori, ma uniti nella nostra ricerca, che è stata incessante per diverso tempo. Non esistevano sabati e domeniche, quasi sempre venivano utilizzate gran parte delle ore serali e della prima notte, per poter procedere e andare avanti.
Nel 2018 abbiamo aperto la fondazione Quadrans, senza scopo di lucro, in Svizzera dove abbiamo trasferito tutta la parte tecnologica quindi l’infrastruttura della blockchain. Il network, che è già attivo, è capace di integrare e rendere operativi tra loro una serie numerosissima di computer in tutto il mondo che, lavorando insieme e dividendosi i settori di calcolo, possono effettuare miliardi di operazioni al secondo. Non un supercalcolatore ma un insieme di piccoli computer disseminati nei vari continenti, ma uniti in una rete che gli permette di coordinarsi e lavorare insieme».

Un bel progetto, che però non avete voluto brevettare…

«È in fase di continuo miglioramento, però ci siamo resi conto che andare a brevettare quello che avevamo pensato, era andare un po’ controcorrente rispetto a quello che abbiamo ricevuto, perché la blockchain tecnology, è completamente Open Source. Abbiamo deciso con i miei soci di rimanere aperti anche noi. Lasciando l’accessibilità a chiunque di partecipare e contribuire alla crescita di questa rete, vogliamo coinvolgere più persone possibili. Ecco perché, chi vuole farne parte, può scaricarsi il software gratuitamente e mettere a disposizione il proprio computer di casa».

Come Foodchain avete dei progetti attivi con qualche grosso gruppo?

«Abbiamo diversi progetti attivi, non solo in campo agroalimentare, abbiamo la tracciabilità nel settore tessile, diversi progetti con la pubblica amministrazione, come ad esempio la validazione delle delibere comunali o il rilascio dei permessi a costruire, fino ad arrivare alla tracciabilità dei rifiuti radioattivi».

Come fare?

«Molto semplice. Basta collegarsi sul sito della nostra fondazione e scaricarsi il software del nodo e completare la procedura di KYC. A procedura conclusa, potrai entrare a far parte del network».

Si può essere utili anche in ambito non profit?

«Ultimamente è aggiunto alla parte di calcolo del blockchain anche la possibilità di contribuire, da parte di tutti, all’elaborazione di calcolo a favore della ricerca scientifica e in particolar modo sul coronavirus».
(2 – Fine)

Lascia un commento