Blockchain tecnology: nel futuro di ogni impresa

Intervista con Marco Vitale, CEO e co-fondatore di Foodchain e membro del National blockchain board del Ministero dello Sviluppo economico

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Prima parte –
«Credo di poter dire, con buona approssimazione, che nel 2025 il 10 % del PIL mondiale sarà prodotto utilizzando la tecnologia blockchain».
Marco Vitale 40 anni, laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano 2012, giovane imprenditore con un amore per la “Blockchain tecnology”, che lo porta a lasciare un lavoro ben retribuito presso una grande multinazionale americana. Approfondendo in modo progressivo la conoscenza di questa tecnologia nel 2011 inizia a rendere concreto un proprio percorso imprenditoriale.

Da questo pecoroso nasce Foodchain spa una realtà che vuole rendere la trasparenza un asset imprescindibile di ogni attore della filiera alimentare per garantire la provenienza, la qualità e il valore del cibo nell’interesse di chi produce e a tutela di chi consuma. Naturalmente attraverso l’utilizzo della tecnologia blockchain. Ma andiamo per gradi…

Innanzitutto, ci spieghi cos’è una blockchain?

«La “catena di blocchi”, questo è il suo significato in italiano, è un grande registro digitale, in cui le transazioni sono raggruppate in blocchi concatenati in ordine cronologico.  A questo enorme archivio digitale di dati, il meccanismo di blockchain aggiunge nuovi blocchi all’interno dei quali vi sono dei dati, ma queste operazioni, che possono ritenersi immodificabili dovuto alla teoria dei giochi e al meccanismo di consenso.
In pratica, una blockchain è composta da una serie di registrazioni pressoché immutabili di transazioni o di dati, dove ogni blocco di questi, è fissato e vincolato al precedente e al successivo. La blockchain è un sistema semplice per effettuare un passaggio di informazioni tra A a B in modo sicuro e in assenza di intermediari. La blockchain è una tecnologia in costante crescita, sempre più utilizzata in vari settori.  Una blockchain non ha un’autorità centrale: per sua stessa definizione è un sistema decentralizzato, distribuito, democratico e trasparente. Dal momento che è un registro condiviso, tutte le transazioni in esso contenute sono accessibili a chiunque».

Ci può spiegare come funziona?

«Potremmo fare l’esempio di una transazione bancaria, dove la blockchain da garanzia di ogni passaggio di criptoasset, che delinea con esattezza e in ordine cronologico, con ogni informazione possibile della transazione, garantendola e rendendola sicura. La blockchain ha dei costi di transazione, dovuti ai costi legati all’infrastruttura formata dai nodi che sostengono il meccanismo di consenso.
Ogni singolo blocco viene verificato e validato da migliaia, forse milioni, di computer distribuiti in rete, e così viene aggiunto alla fine della catena in modo permanente. Nel momento in cui un blocco viene completato, un altro ne viene generato, cosa che ha dato vita ad una cifra esponenziali di blocchi. Inoltre, non sono necessari intermediari poiché tutte le transazioni avvengono da persona a persona e non esiste un potere decisionale centrale poiché ogni utente ha una voce che conta».

Quali sono le applicazioni?

«Molteplici e con il più alto grado di sicurezza informatica ad oggi esistente. Si può utilizzare la tecnologia blockchain affiancandola alla produzione e distribuzione di merci, sia dal punto di vista del produttore (che può sapere, ad esempio, ogni informazione sul materiale o la merce che metterà in produzione), sia dal punto di vista del consumatore finale, che può conoscere la provenienza esatta di tutte le parti che compongono un prodotto da lui acquistato.
In un mondo sempre più esposto ad hacker e violazione della privacy, la blockchain diventa uno strumento fondamentale per la verifica delle informazioni. Stesso meccanismo per i diritti di autore: una persona non può dire di aver scritto quel libro o scattato quella foto se migliaia di fonti dicono che l’autore è un altro. Inoltre, cosa da non sottovalutare, la blockchain può essere la tecnologia abilitante affinchè il digitale prenda piede eliminando del tutto il cartaceo; un grande vantaggio ecologico ed una svolta epocale se messa in atto».

Detto questo, come ha inizio la sua storia imprenditoriale?

«Siamo nel 2011 e vengo a conoscenza di uno strano macchinario di calcolo che, se lasciato acceso e allacciato anche a internet, utilizza i propri processori per compiere continuamente calcoli matematici. La cosa che mi stupisce di questo “meccanismo”, di cui una persona deve garantire la continuità di funzionamento, è che il servizio è remunerato economicamente. La cosa, mi affascinò e incuriosì sempre di più. Cercai su internet negozi che potessero vendere questi famosi particolari calcolatori, ma non ne trovai. Entrai in contatto con delle persone in Svizzera costruttori di macchine calcolatrici, dei cosiddetti “Miner”.
Sapendo che sono laureato in ingegneria meccanica mi hanno invitato ad assemblarle, fornendomi i pezzi e gli schemi. Mancavano però all’appello dei componenti che dovevano arrivare dall’Asia, dei microprocessori di ultimissima generazione. Costruisco queste macchine e successivamente, arrivano anche questi famosi componenti da Hong Kong. Coinvolgo due esperti di informatica che avevano studiato al Politecnico di Torino ed insieme riusciamo a mettere al lavoro i nuovi calcolatori, addirittura prima delle persone che in Svizzera mi avevano fornito i primi pezzi».

Come vi siete organizzati?

«Davide Costa e Fabio Fiori sono le due persone con cui ho intrapreso, quasi dieci anni fa questa avventura. Loro si occupano della parte software mentre io mi occupo più della parte hardware e meccanica dei calcolatori.
Andava molto di moda, negli anni successivi il 2013, il grande mercato dei Bitcoin, ma noi tre pensavamo che la tecnologia sottostante il Bitcoin, potesse essere applicata a qualcosa di diverso. La fortuna ha voluto che in quel periodo, sono andato in Australia a trovare mio fratello. Stando un periodo da lui, ho potuto costatare, purtroppo, come i cibi italiani venivano maldestramente copiati da altri produttori stranieri, con risultati pessimi.  Ho iniziato a pensare che la tecnologia del blockchain potesse essere applicata a tutti gli scambi di dati all’interno di una filiera agroalimentare in modo garantito e sicuro, diminuendo notevolmente eventuali frodi o tentativi di falsificazione…
Torno in Italia e si verifica lo scandalo delle mozzarelle blu tedesche. È stata l’ennesima scintilla che mi ha indotto a percorrere la strada dello sviluppo della blockchain in ambito agroalimentare».

Da questa intuizione nascerà Foodchain di cui parleremo più approfonditamente domani.
(1 – Continua)

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