Almerigo Grilz: obiettivo verità

Raccontare la guerra, documentarne gli orrori, è un lavoro difficile e pericoloso. Questa è la storia del primo italiano a morire per un mestiere che, ogni anno, miete decine di vittime tra giornalisti e operatori coraggiosi

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«Vi racconto la morte di un cinereporter, di uno di quei giornalisti che, con la macchina da presa e la telecamera, passano settimane nei posti più maledetti del mondo raccogliendo immagini di guerre lontane, di guerre dimenticate. Si chiamava Almerigo Grilz, era di Trieste e aveva 34 anni».

Era una sera di fine maggio del 1987 quando, nel notiziario serale del TG1, il conduttore, Paolo Frajese, rompendo il rigido schema del telegiornale della Rai, pronunciò questa frase con evidente commozione.

La morte di Almerigo risaliva, in realtà, a diversi giorni prima, al 19 maggio, avvenuta in Mozambico dove stava documentando la guerra che vedeva opposti i guerriglieri anticomunisti della RENAMO ai militari fedeli al governo filosovietico del FRELIMO.

Quella mattina, nei pressi della città di Caia, Grilz, stava riprendendo un attacco dei guerriglieri, quando questi, improvvisamente, presero a retrocedere… proprio mentre lui era intento a inquadrare un ferito. Si trovò così esposto al fuoco degli attaccanti. Un proiettile lo colpì alla testa. La cinepresa caduta a terra continuò a filmare il suo corpo inanimato.

Un corpo che non tornò mai in Italia. I guerriglieri lo seppellirono sotto un grande albero e solo quindici anni dopo, nel 2002, fu possibile realizzare un reportage che ne ricostruì nel dettaglio la morte e identificò il luogo della probabile sepoltura.

Almerigo Grilz era il primo reporter italiano a morire su un fronte di combattimento dalla Seconda guerra mondiale. Anzi, a dire il vero, fu in assoluto il primo vero reporter di guerra italiano in senso moderno. Un mestiere pericoloso ben diverso da quello degli “inviati” dei grandi giornali e delle Tv di Stato che (ancora oggi) documentano le guerre stando in albergo e utilizzando immagini di agenzia. Dietro a quelle “agenzie” ci sono uomini coraggiosi che non si tirano indietro difronte alle difficoltà e ai rischi necessari per raggiungere la prima linea. Negli anni ’80 c’era una scuola inglese e americana di reporter di guerra (al tempo stesso giornalisti, fotografi e operatori) e molti free lance di varie parti del mondo… Il primo italiano famoso fu proprio Grilz…

Aveva incominciato nel 1980, nel Libano martoriato dalla guerra civile, ma il vero battesimo del fuoco lo aveva avuto seguendo i mujaheddin afghani nelle loro azioni contro l’Armata Rossa. Erano poi venuti i reportage da: Angola, Birmania, Cambogia, Filippine, Etiopia, oltre che dall’Iran, dall’Irlanda del Nord e, appunto, dal Mozambico. Il suo nome prese a circolare in tutto il mondo: articoli, fotografie e video straordinari per intensità e preparazione tecnica vennero pubblicati dalle maggiori testate ed emittenti internazionali: come le americane Cbs e Nbc per le quali era l’unico italiano a essere inviato sul campo.

Apprezzato e conosciuto ovunque… tranne che in Italia.
Per i giornali italiani Almerigo Grilz andava, invece, emarginato, escluso, evitato. Se proprio si pubblicava un suo pezzo doveva essere con pseudonimo. Perché? Semplice quanto paradossale. Perché si portava addosso l’etichetta di “fascista”.

La sua giovinezza era trascorsa nella militanza dura e insanguinata degli anni Settanta, nella natia Trieste, città martire sul confine orientale, la cui profonda e radicata italianità era stata violentata dai partigiani comunisti jugoslavi alla fine della Seconda guerra mondiale. Ferite profondo che ancora laceravano l’animo. Tricolori contro bandiere rosse, militanti del Movimento sociale italiano contro attivisti del Partito comunista e delle nascenti bande di extraparlamentari di sinistra.

La forza, il carisma e il coraggio di Almerigo emersero subito e ben presto divenne lui il punto di riferimento indiscusso dell’area nazionalista. Portando oltretutto una ventata di novità: vignette satiriche, volantini scritti a mano, un giornale studentesco stampato al ciclostile… Poi, sempre in piazza, davanti alle scuole, nei quartieri, anche nei paesi più difficili, là dove gli slavo-comunisti avevano un forte radicamento.

In anni in cui la destra giovanile italiana era ridotta quasi ovunque a subire aggressioni e violenze che ne limitavano l’operato, Trieste emerse come un “caso” nazionale. Unica città italiana in cui era la destra ad occupare le scuole, a essere egemone nei licei, a portare in piazza migliaia di giovani per battaglie identitarie, contro il bilinguismo o la svendita della Zona B alla Jugoslavia.

Finiti gli anni più duri, però, la politica da passione avrebbe dovuto e potuto diventare una professione. Non per Almerigo che, sebbene consigliere comunale e autentico “delfino” del leader del MSI, Giorgio Almirante, sentiva ben altri richiami.

Lo spirito di avventura dei suoi avi lo spingeva a conoscere il mondo: gli ideali della giovinezza lo spingevano a cercare e a documentare la verità contro ipocrisie e menzogne. La passione per il giornalismo, l’esperienza maturata filmando manifestazioni e viaggi, l’attenzione per l’attualità e la geopolitica… Tutto lo spingeva verso quel “lavoro” così poco conosciuto in Italia.

Certo anche il richiamo misterioso per il pericolo, il rischio, il brivido di trovarsi “al limite”, al “punto di non ritorno”, condividendo la sofferenza, i sacrifici, i patimenti e – poi – anche la morte con uomini che combattevano per ciò che credevano.

Non avrebbe potuto sopravvivere in un’Italia rinchiusa in casa da un decreto ministeriale, privata di ogni libertà e di ogni risorsa senza neppure la parvenza di un moto di ribellione.
No, questa non sarebbe più stata l’Italia di Almerigo, come forse non lo era già più neppure quella degli anni Ottanta.

Dove sarebbe oggi il guerriero, il giornalista, il reporter attento e coraggioso? Quali battaglie ancora si combattono per la libertà, la dignità e l’identità?
Forse più nessuna.
E questo Almerigo non lo avrebbe sopportato, comunque.

Per saperne di più:
I mondi di Almerigo Grilz
Almerigo Grilz: avventure di una vita al fronte