Noi imprenditori: Carlo Gallelli

«Inutile far pagare le tasse a chi non fattura, si rischia di mettere KO la maggioranza delle aziende del Paese. E se le aziende falliscono il prossimo anno chi pagherà le tasse?».

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Sfruttando la sua lunga carriera di “Golf pro”, l’esperienza della moglie, Adelaide Nappa, nel campo degli eventi e un innato spirito imprenditoriale, Carlo Gallelli fonda nel 2012 la AKE srl. acronimo di “Any Kind of Events”. Si propone così di diventare una delle agenzie leader in Italia nell’organizzazione e gestione di eventi legati al mondo del golf. Nascono quindi eventi di team building in campo e nuovi circuiti di gare sponsorizzati da diverse aziende, con le quali Gallelli crea legami solidi e duraturi, e per le quali stimola attività di networking e scambio di competenze e servizi.

Il business, fino all’anno scorso, andava bene, AKE fatturava mezzo milione di euro dando lavoro a sei collaboratori ma, tra hostess, catering, allestitori e altri partners, coinvolgendo un indotto molte più vasto e complesso.

Carlo Gallelli

Nel corso degli anni Gallelli è riuscito, inoltre, a diversificare le proprie competenze. «A partire dal 2018 siamo riusciti a sviluppare, grazie soprattutto ad Adelaide, la nostra attività di organizzazione di eventi non necessariamente legati al mondo del golf che, fino a oggi, contribuiva per il 30% del nostro fatturato ed era in crescita».

Che differenze ci sono tra le due attività? 

«Io ho il vantaggio di venire dal golf, quindi di conoscerne a fondo gli attori ma, comunque, i budget dedicati dalle aziende sono in genere medio bassi, quindi non è molto facile siglare contratti a lunga scadenza. Non è scontato che un’azienda decida di rinnovarti il contratto per l’anno successivo, quindi, nonostante la nostra attività golfistica sia in ottima salute, era necessario diversificare». 

Come andavano gli affari prima della pandemia? 

«Stavamo consolidando la nostra posizione: oltre ad aver avuto la conferma da parte di un grosso gruppo bancario di un incremento significativo del budget per il 2020 eravamo riusciti a rafforzare la nostra posizione con l’agenzia di marketing internazionale che gestisce in esclusiva l’Open d’Italia che, non dimentichiamolo, fa parte delle Rolex serie, ovvero è tra i 5 più importanti tornei in Europa, con visibilità mondiale e la partecipazione dei migliori atleti».

Rafforzare in che senso? 

«Siamo l’unica agenzia che, oltre a gestire la presenza all’Open di due tra i più importanti sponsor, ha ricevuto mandato per raccogliere ulteriori sponsorizzazioni».

La classica occasione della vita insomma?

«Avremmo potuto “occupare” le aree più frequentate dell’Open: più che di soldi si tratta di visibilità, di networking, di apertura a nuove relazioni commerciali». 

Anche le altre attività erano comunque in crescita?

«Si abbiamo iniziato a occuparci di eventi di team building, di servizi di conciergerie ovvero gestire l’esperienza emotiva dei nostri clienti: trovare posti ai migliori ristoranti promuovendo nuove esperienze o procurando accessi riservati ed esclusivi negli stadi o ai palchi alla Scala o, ancora, in mondi pieni di fascino come MotoMondiale e Formula 1… e altri servizi di questo tipo. Questo ci garantiva un fatturato costante, con pagamenti mensili e contratti a lungo termine. Inoltre, diversi clienti che ci avevano “testato” con qualche evento nel 2019 ci avrebbero affidato progetti molto più importanti quest’anno. Con almeno una decina avremmo potuto raddoppiare il nostro fatturato».

Il lockdown è entrato a gamba tesa nelle attività di AKE che, come di tutte le agenzie di eventi?

«La pandemia ha bloccato tutto. Gli eventi non si possono fare e non si sa quando potremo riiniziare. Anche ipotizzando uno sblocco a giugno le aziende preferiscono comunque non rischiare, anche per questioni di immagine, ed hanno cancellato tutto».

Anche le gare di golf? 

«Probabilmente ricominceranno questa estate, si tratta della nostra ancora di salvezza. Per quanto riguarda i circuiti che organizziamo abbiamo spostato le tappe di marzo/aprile da giugno in avanti, puntando sul secondo semestre. Dipenderà da come evolverà la curva dei contagi, io quest’anno “spero” di fare il 30% del fatturato dell’anno scorso».

In questa situazione di blocco cosa ha fatto?

«Preso atto del lochdown ho deciso comunque di lavorare per il futuro: ho chiamato personalmente i miei clienti cercando di rassicurarli e di dimostrare loro che noi ci siamo e che il virus non ci può fermare. Abbiamo lavorato molto sul nostro network: proprio ieri sono riuscito a chiudere un contratto per l’organizzazione di una serie di webinar tra un mio cliente e un’associazione di professionisti: poca roba certamente ma, se non altro, manteniamo e sviluppiamo relazioni importanti per il futuro e ci dimostriamo attivi e disponibil.
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oi ho comunque cercato di capire come poter aiutare quello che è sempre il mio mondo: il golf. Il protocollo per l’apertura richiede mascherine, schermi in plexiglas per le segreterie, liquidi disinfettanti. Abbiamo creato un kit per i circoli. Piccoli fatturati ma, anche qui, dimostriamo presenza e proattività».

Cosa pensa delle misure adottate finora dal governo? Ha intenzione di approfittare dei prestiti garantiti? 

«A mio avviso la situazione è imbarazzante. Il governo si è mosso, tardi e male. I 600 euro sono una presa in giro: li hanno promessi ma molti non li hanno neppure ricevuti. Gli aiuti alle aziende cosa sarebbero? Un aiuto a indebitarsi? È vergognoso che non abbiano congelato le tasse, almeno per il primo semestre. Quello che mi impressiona è che lo Stato non riesce mai ad essere sulla lunghezza d’onda dei cittadini. Noi siamo una nazione importante, dobbiamo essere in grado di aiutare la gente velocemente e con efficacia. Le aziende sono state chiuse dal governo, non dal COVID, eppure ci dicono di tenere ancora chiuso, di non fatturare ma di pagare comunque le tasse. Io certamente, finché potrò, non chiederò una lira allo Stato, soprattutto questi finanziamenti che non fanno altro che rafforzare le banche e dare loro più potere e discrezionalità nel decidere chi aiutare, chi no e in che misura».

Tutto negativo quindi? 

«I contagi sono scesi perché noi cittadini siamo stati responsabili, non certo per le misure adottate dal governo. Alla fine in Italia durante le crisi viene sempre fuori il cittadino che combatte e vince senza l’aiuto di nessuno».

Lei cosa avrebbe fatto? 

“Io avrei agito velocemente. Pensi che ancora oggi non ci sono le mascherine! Ma stiamo scherzando? Un Paese come il nostro con un’industria tessile tra le principali al mondo? Ma nessuno ha pensato di mettere in condizione i produttori di tessuti o chi li lavora di riconvertire la produzione in mascherine? Non stiamo parlando di centrali nucleari, bastava un bando online veloce, andava fatto subito. Poi cercare di dare un futuro alle aziende, soprattutto utilizzando la leva fiscale: inutile far pagare le tasse a chi non fattura, si rischia di mettere KO la maggioranza delle aziende del Paese. E se le aziende falliscono il prossimo anno chi pagherà le tasse?».

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