Meglio Protetti che Immuni

Non è una nuova teoria per combattere il coronavirus ma una tecnologia open source che dimostra cosa si nasconde davvero dietro alla decisione del governo di “imporre” l’uso di una specifica App di tracciamento

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L’annuncio è arrivato due settimane fa direttamente dal profilo LinkedIn di Michele Sciabarrà, presidente della community NoiOpen: «Ecco l’app che affettuosamente chiamiamo “Protetti”. Mentre aspettiamo Il rilascio del codice sorgente di Immuni, forniamo una app di tracciamento contatti. Che esiste già. ORA. Rispetta la privacy. È Open Source. Venite pure a vedere. Funziona nei nostri telefoni. E usa il codice e il protocollo scelto da Apple e Google. Non abbiamo fatto nessun miracolo. Abbiamo preso i codici aperti, di un progetto open source per davvero, il DP3T, e li abbiamo assemblati e fatti funzionare nei nostri telefoni. Non siamo dei geni. Ma nemmeno stupidi. È in tedesco ma la tradurremo, è una operazione elementare. Per la versione ottimizzata aspettiamo le API Google/Apple, intanto si può usare. Immuni non fa di meglio. Stiamo anche lavorando ai server. Ci crediate o no, stiamo correggendo degli errori che abbiamo trovato nei loro codici. Siamo pronti a collaborare anche con Immuni, quando e se uscirà dalla sua torre di avorio e diventerà un progetto open non solo nelle intenzioni».
Cos’è la community NoiApp? «È un gruppo di 113 persone normali, che hanno fatto semplicemente l’unica cosa che ci sembrava sensata, data la situazione. Ovvero, prendere gli open source disponibili e usarli. Per il bene di tutti. Ringraziate loro, non me».

L’hanno chiamata “l’anti-Immuni”, ma sarebbe troppo bello definirla così. Infatti, a causa dei “poteri forti” – come andremo a vedere – a Protetti non è consentito porsi effettivamente in competizione con Immuni. Anche se, da quanto abbiamo potuto visionare, questa App sì che avrebbe tante credenziali a posto, tra cui:

  1. L’essere completamente open source;
  2. L’aderenza piena a quel protocollo svizzero DP-3T rispettoso della privacy di cui già abbiamo parlato e a cui, in linea per ora ancora solo teorica, dovrebbe ispirarsi Immuni (ma lo farà?).

Per saperne di più, abbiamo posto una serie di domande a Michele Sciabarrà.

Può spiegarci in che cosa consiste la nuova App di contact tracing che lei e il suo team avete prodotto?

«Tengo a precisare che non l’abbiamo “prodotta” noi: siamo partiti dal codice sorgente di un’App Svizzera. La stiamo sviluppando per aggiungere funzioni di test. Va considerata una tecnologia di test e non una alternativa alla App ufficiale».

Da quale spinta è partito il progetto?

«La spinta è stata semplicemente il fatto che l’app Immuni non era stata rilasciata open source, e ancora non lo è L’idea era di dimostrare che una App open source era possibile».

Che tecnologia utilizza Protetti?

«Sì, è basata sul Bluetooth. Molto simile alla App ufficiale, ma non usa tecnologia riservata ai governi».

I dati raccolti sono anonimi?

«Sono anonimi e, siccome il codice si può visionare, è garantito che non raccoglie altri dati».

Dati e informazioni raccolti passano o vengono custoditi su un server? O transitano semplicemente da telefono a telefono?

«Sul server vengono memorizzati dati che volontariamente sono resi pubblici, ovvero i dati di contagio, non c’è scritto chi è il contagiato: solo un numerino che permette di vedere chi hai incontrato, ma non sai né chi né quando».

Che differenza c’è rispetto alla tecnologia Bluetooth utilizzata da Google e Apple o dalla stessa Immuni?

«Tecnicamente è perfino più avanzato, ma la tecnologia di Google e Apple ha il potere di andare più a fondo nel telefono e quindi è più efficiente».

A vostro avviso, dunque, la privacy degli utenti è garantita?

«Si. Ma soprattutto si può controllare che è vero».

Perché gli utenti dovrebbero scaricare la vostra App, preferendola ad altre?

«Allo stato delle cose c’è solo questa di cui è anche disponibile il sorgente. Noi non stiamo cercando una nicchia di mercato. Stiamo cercando di affermare un metodo per dimostrare la sua fattibilità».

L’App Protetti è scaricabile e utilizzabile?

«Sì, è possibile scaricarla dal sito e utilizzarla per telefoni Android compatibili, a patto che si accetti di installare software “non ufficiale”. La nostra App è solo un test tecnologico, non ci è consentito di distribuirla: Apple e Google non offrono scelta…»

Perché Apple e Google non consentono di scaricarla dagli store?

«Perché non siamo il governo… Come ho scritto, di recente siamo di fronte a una tragedia di portata mondiale. Una tragedia che coinvolge due grandi player dell’hi-tech, Apple e Google. I governi. In realtà l’App Immuni su cui si stanno consumando epiche lotte (o meglio, farse ridicole) è stata ridotta a nulla. È solo un interruttore. Una scatolina. Un guscio. La carta in cui si avvolge il regalo di Natale, tanto bella quanto inutile, e che viene buttata via dopo che ti sei tanto emozionato a guardarla in attesa del regalo. Il regalo, cioè il lavoro vero di tracciare i contatti, ve lo danno “gratis”, si fa per dire, i due grandi, Apple e Google».

Quello che fanno i telefoni lo determinano i due giganti del digitale.

«Se tu vuoi emettere solo certi dati via bluetooth e non altri, non lo puoi fare. Perché il sistema operativo ha deciso così. Non c’è niente da fare, su Android e iPhone comanda il sistema operativo. Cioè sui telefoni comandano Apple e Google. Ecco perché i governi, dopo avere fatto tutti i loro ragionamenti e preso le loro decisioni… si sono dovuti arrendere di fronte al no di Apple e Google».

Un circolo vizioso?

«Appunto: Google e Apple dettano l’agenda al governo il quale a sua volta la detta agli sviluppatori. Il governo vuole il controllo dei dati e, dunque, non consente App o tool open source. A loro volta Apple e Google non permettono di distribuire l’App perché dovrebbe passare l’avallo del governo».

Come uscire da questa morsa? Semplicemente NON usando i telefoni per il tracciamento dei contatti.