Il giallo delle autopsie vietate

Perché il ministro Speranza ha ordinato frettolose cremazioni, rischiando così di compromettere importanti analisi e approfondimenti medici? Cosa non si doveva scoprire?

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Niente autopsie per i morti da coronavirus e cremazioni immediate. Sembra la trama di una spy story, strategia perfetta per far sparire qualsiasi possibilità di accertare le reali cause di morte.

Invece è proprio quello che ha disposto il governo, e più precisamente il ministro della Salute, Roberto Speranza, contraddicendo gli anatomo patologi che indicavano la necessità di fare autopsie proprio per capirne di più sulla malattia e le sue complicazioni mortali.

Una decisione alquanto sorprendente, se non addirittura sconcertante, quella del governo perché dinanzi a un grande numero di morti causate da una malattia che non si conosce non si può rinunciare a quello che è l’esame più importante che consente di scoprire le cause del decesso.
Eppure lo hanno fatto, lo hanno messo pure nero su bianco in una circolare ministeriale.

Una decisione davvero “pazzesca” soprattutto in presenza di una malattia per la quale non esiste ancora una cura. Doppiamente pazzesca, alla luce dei distinguo che sono sempre stati fatti. Ricordate, infatti, quando, fornendo il numero dei morti quotidiani, il responsabile della Protezione Civile teneva a sottolineare che si trattava di morti “con” il coronavirus e non “per” il coronavirus. E ricordava che si trattava quasi sempre di pazienti sofferenti di una o più patologie.

Addirittura, nel report bisettimanale veniva riportato anche l’aggiornamento della statistica di quanti soffrivano di una patologia, quanti di due e quanti di tre o più e di quanti, invece, non soffrivano di alcuna patologia per cui erano gli unici di cui si poteva essere certi che fossero morti “per” coronavirus.
Criterio peraltro adottato in Germania e che spiega perché così pochi morti pur con tantissimi contagi nel Paese della Merkel.

Tornando a casa nostra, bisogna spaere che la Società italiana di Anatomia patologica, in un documento diramato il 22 marzo, raccomandava di effettuare le autopsie a tutti i morti con il coronavirus, anche quelli soltanto sospetti, scrivendo chiaramente:
«Qualora all’esito della valutazione preliminare si ritenga che un decesso possa essere dovuto a Covid-19, i successivi accertamenti devono essere orientati alla conferma della diagnosi e alla precisa definizione del ruolo dell’infezione da Sars-CoV-2 nel determinismo della morte».

Ebbene nonostante queste specifiche e chiare indicazioni, il ministero ha ordinato le cremazioni.

La circolare del 2 aprile, è stata portata alla luce da Massimiliano Mazzanti, in un articolo per il Secolo d’Italia. Ecco cosa vi si legge:
1) «Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio».
2) «L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento».

Quindi il Ministero voleva fermare le autopsie. Perché? Cosa non si doveva scoprire?

Una prima risposta potrebbe essere “per totale incapacità” oppure bisogna tornare a leggere l’editoriale di ieri, quando abbiamo ricordato la scoperta (bollata dal professor Burioni e dall’Istituto superiore di Sanità come fake news) per cui, proprio da alcune autopsie effettuate a Pavia era emerso che la causa della morte non era la polmonite, ma delle microtrombosi, per cui si poteva agire con farmaci a livello cardiovascolare.

Fortunatamente, alcuni anatomo patologi se ne sono letteralmente infischiati del governo e hanno deciso di proseguire egualmente con le autopsie, nonostante la contrarietà del ministro.
Come ha spiegato il professor Andrea Gianatti, direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia patologica dell’ospedale papa Giovanni di Bergamo, hanno così scoperto che «più pazienti erano deceduti a causa di trombosi, un evento che spesso si è manifestato dopo la fase più acuta della polmonite, cioè dopo i sintomi più tipici provocati dal coronavirus. La teoria più credibile, oggi, collegata a questa scoperta, è che il virus attacchi alcuni recettori che si trovano proprio lungo i vasi sanguigni. E più in generale che riesca a mettere in moto una serie di effetti che da un certo momento in poi non dipendono più da “lui”, ma che possono anche essere letali».

Grazie proprio a queste scoperte è stata avviata la sperimentazione con l’uso dell’eparina e di un mix tra anti-infiammatori e anticoagulanti.

Adesso il lavoro degli anatomo-patologi “ribelli” è diventato uno studio che sarà pubblicato da Lancet, una delle riviste di medicina più note al mondo, a confermare, ancora una volta, che i medici italiani sono tra i migliori al mondo, nonostante siano alle prese con un governo tra i peggiori al mondo.

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