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Editoriali

La guerra del calcio e il mistero della FAQ sparita

Tra i tanti pasticci di questo governo c’è anche la questione del campionato di calcio. Qualcuno a Roma non vuole che la Serie A riprenda, mentre le società premono per tornare a giocare nella massima sicurezza. Così, Conte, con l’ennesimo decreto, aveva autorizzato dal 4 maggio la ripresa degli allenamenti per gli sport individuali, rinviando al 18 quelli per gli sport di squadra, i cui atleti, fino a quella data, avrebbero potuto solo allenarsi o a casa o nei parchi.

Però il governo ancora una volta non ha fatto i conti con i governatori regionali, stavolta di Emilia Romagna, Campania, Sardegna e Lazio (tre del Pd e uno di centrodestra) che, dimostrando maggior buonsenso contro l’illogica arroganza dell’esecutivo, hanno deciso di autorizzare le squadre a riprendere gli allenamenti individuali, costringendo il ministro Spadafora alla ennesima capriola.

Così, alla fine, il Viminale ha dovuto dare il proprio assenso… per cui i calciatori potranno allenarsi individualmente all’interno dei centri sportivi delle proprie squadre.

A questo punto, però, si innesta il mistero della “manina” a Palazzo Chigi.

Nel governo è in atto, evidentemente, un duro scontro tra Pd, M5S e Italia via… anche sul calcio. Ciò è dimostrato dal fatto che, sabato pomeriggio, è stata diffuso il documento redatto da Palazzo Chigi sulle “domande più frequenti” (in acronimo inglese “FAQ”) per cercare di spiegare il decreto del 26 aprile che ha fissato l’inizio della Fase 2.

La prima versione (l’abbiamo scaricata ma si trova ancora – finché non interviene Casalino – anche sul sito di Repubblica) alla voce “Spostamenti” contiene 13 domande, mentre qualche ora più tardi andando sul sito www.governo.it, abbiamo trovato una seconda versione “corretta” con solo 12 domande.

Qual è la domanda che misteriosamente scomparsa? La numero 10. Eccone il testo originale: “Siamo una squadra di atleti; possiamo allenarci, a porte chiuse, rispettando le norme di distanziamento sociale?”

Risposta. «No. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse, solo per gli atleti di discipline individuali. È tuttavia consentita, anche agli atleti, professionisti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l’attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza».

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Perché è scomparsa questa domanda con relativa risposta?

Semplicemente perché quella risposta smentiva la posizione contraria del ministro pentastellato Spadafora che negava il “via libera” per gli allenamenti delle squadre di calcio; recependo – evidentemente – le pressioni di Bonaccini e Zingaretti già arrivate “a chi di dovere”. Da qui il misterioso intervento che cancella domanda e risposta.

Sono, quindi, tornate in azione le misteriose “manine” di Palazzo Chigi, quelle che cambiano i testi dei decreti o degli emendamenti del governo, mentre stavolta se la sono presa con le “domande frequenti”, obbligando, 12 ore dopo, il Viminale a comunicare che, forse, anche il calcio può riprendere ad allenarsi.

Qui bisogna ricordare che il calcio non è solo uno sport qualsiasi, ma una vera e propria industria, con tutto l’indotto che ne deriva e che sostiene, di fatto, l’intero sport italiano. Inoltre, i calciatori stessi (tramite l’Aic) e le società avevano chiesto di poter iniziare il 4 gli allenamenti individuali (nei centri attrezzati, non in casa…) per poi passare il 18 maggio a quelli di squadra. Una proposta di buonsenso recepita dai governatori.

Però, se “la manina” ha dovuto far sparire quella risposta, vuol dire che c’è “qualcuno” nel governo che proprio non vuole che il calcio riprenda la stagione. Quattro giorni fa il ministro Spadafora diceva che era “stretto il sentiero della ripresa del campionato”, salvo poi “convertirsi” a scrivere una lettera al Comitato tecnico scientifico chiedendo di estendere agli atleti degli sport di squadra la possibilità di allenarsi come gli atleti degli sport individuali.

Ci rendiamo conto che a molti cittadini alle prese con l’emergenza sanitaria ed economica la ripresa del campionato di calcio può sembrare un argomento secondario, però anche questo caso dimostra l’incapacità, l’incertezza, la litigiosità e l’inadeguatezza dell’attuale governo.

Le società stanno studiando un serio protocollo per poter giocare in sicurezza, ma dentro al governo c’è sempre qualcuno pronto a nascondersi dietro al solito Comitato scientifico per alzare la posta.

Questa vicenda sembra dimostrare che lo scontro politico sarà sempre più duro: il fronte dei contrari è guidato dal grillino Spadafora e quello dei favorevoli dai presidenti delle regioni (per ora tre del Pd, tra cui Zingaretti, e uno del centrodestra), ma nel mirino del Pd, e più ancora di Renzi, c’è Conte. Sembrerebbe, infatti, che a Palazzo Chigi e, soprattutto, fra le 16 task force dei 447 esperti inutili non ci sia nessuna voglia di tornare alla normalità (come dimostrerebbe anche un campionato di calcio a porte chiuse)…
Sanno bene che quel momento sancirà per loro la fine “della pacchia” e, per qualcuno, forse anche l’inizio di guai più seri.

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