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Editoriali

Dedicato a chi il lavoro lo crea(va)

Stiamo tutti vivendo questo periodo di pandemia come un evento unico ed eccezionale, di fronte al quale ci siamo trovati completamente impreparati.
Non dobbiamo far fronte solo all’angoscia e al lutto per i nostri cari che ci hanno lasciati, ma anche vivere la tragedia quotidiana dell’inconsapevolezza latente, dello stupore persistente di fronte a un fenomeno che stiamo attraversando e che, per questo, non riusciamo a mettere a fuoco.

Probabilmente, i momenti nei quali prendiamo coscienza della portata di questa crisi sono quelli nei quali siamo costretti ad estraniarci dalla nostra routine domestica per far fronte alla realtà. Dobbiamo pagare la bolletta o l’affitto: quante volte ancora potremo far fronte alle nostre incombenze economiche? Andiamo a fare la spesa al discount perché non sappiamo per quanto potremmo permetterci di pagare di più al supermercato o al familiare Alimentari sotto casa dove eravamo abituati a incontrare i nostri amici.

Da una parte facciamo fronte alla realtà ma, dall’altra, una sensazione nuova pervade le nostre coscienze: la mancanza di controllo delle nostre vite dovuta all’imprevedibilità della durata di questo fenomeno e dall’ignoranza su cosa ritroveremo al nostro rientro.

Perché ci rendiamo conto che dipendiamo tutti da qualcun altro che ci permette di avere i mezzi, economici e mentali, per andare avanti. Come faccio a lavorare se il nido è chiuso e non ho nessuno cui affidare mio figlio? E se la mia azienda chiudesse? Dove troverei un altro lavoro, in queste condizioni?

Qualcosa che diamo per scontato e che quando viene a mancare porta incertezza. Veniamo attanagliati dall’indecisione, dalla paura e dall’ansia che non ci permettono di prendere decisioni razionali e ponderate. Vogliamo riavere la coperta calda delle nostre certezze che non esistono più.

Immaginiamo ora di traslare queste sensazioni a un livello diverso, quello dell’imprenditore.

Noi dobbiamo badare a noi stessi oppure, con l’aiuto di un partner, alle nostre famiglie. Un imprenditore ha una famiglia anche lui; per la quale, magari, nel corso degli anni, ha costruito uno stile di vita adeguato ai rischi che corre ed ai suoi successi. Ma possiede anche un’attività economica dalla quale dipendono altre persone con le loro famiglie: centinaia di persone nel caso di una piccola/media azienda, includendo dipendenti, fornitori, partners, sempre con le rispettive famiglie.

La responsabilità diventa importante: che ne sarà della mia azienda? Cosa posso dire oggi al vecchio magazziniere che lavora con me dal primo giorno? E il mio direttore di produzione, 50enne, come pagherà l’Università ai suoi figli se non riesco a fare in modo di tenere in piedi la baracca? E quell’onesto fornitore che non potrò pagare puntualmente come ho sempre fatto? E la mia famiglia? Dovremo vendere la casa per far fronte alle necessità dell’azienda?

Dovremmo tenerci cari i nostri piccoli e medi imprenditori, da loro dipende la gran parte del PIL nazionale ma, soprattutto, dipende da loro il funzionamento del nostro Paese, la coesione nella nostra vita sociale: in ultima istanza il nostro benessere ed il nostro stile di vita.

Da domani inizieremo a conoscerne alcuni; a farci raccontare da loro come affrontano questo periodo e come si stanno preparando alla “ripartenza”… se ci sarà. Un breve giro d’orizzonte che speriamo possa essere utile a molti.
(1 – Continua)

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