“Musei aperti, chiese sbarrate”

«una disparità di trattamento inaccettabile», così aveva tuonato monsignor Bagnasco e anche la CEI aveva protestato. Poi, però...

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La plurisecolare esperienza di rapporti con il potere politico avrebbe dovuto suggerire alla Chiesa che un atteggiamento arrendevole non le è mai stato utile. Tanto più che Conte non è Jaruzelski, e il gulag non è dietro l’angolo: semmai lo è solo un subdolo regime soft, fatto di assidue autocertificazioni e app traccianti.

Ecco il risultato di tanta collaborazionistica arrendevolezza: nella cosiddetta fase 2 le restrizioni si allentano in quasi tutti i comparti: l’unica cosa che rimane proibita è… la Messa.

In maniera del tutto incomprensibilmente, perché gli ampi spazi interni degli edifici, il contingentamento dei fedeli e l’uso dei presidi, nonché ovvi accorgimenti per modificare in piccola parte la liturgia (abolizione del segno della pace, Ostia solo sulla mano) avrebbero garantito ragionevoli condizioni di sicurezza. Aprono fabbriche, negozi, biblioteche e musei, ma le chiese, misteriosamente, restano chiuse.

Oggi il capo del governo si nasconde dietro i pareri del suo Sacro Collegio, cioè del comitato tecnico scientifico diretto dal super-esperto Colao, colui che, a poco dall’insediamento, non aveva trovato di meglio che proporre di segregare in casa degli ultraessantenni.

Certo la scienza – anzi la Scienza con la S maiuscola – è un ben robusto scudo dietro il quale proteggersi. Chi mai oserebbe contraddire questo sapere così oggettivo, così imparziale, così rigoroso…?

Peccato che il quotidiano battibecco televisivo fra virologi, epidemiologi e altri esperti dimostri che non ce n’è uno che sia d’accordo con l’altro, e riveli conflitti fra opposti narcisismi molto più che fra motivati pareri.
Sarà dunque utile sgombrare il campo dalle illusioni neo-positivistiche circa l’oggettività del sapere scientifico. La scienza in sé sarà pure oggettiva (anche se l’epistemologia moderna lo nega) ma non lo sono gli scienziati, influenzati dalle proprie convinzioni etico-politiche, così come lo è l’uomo della strada. La differenza tra i due è che quest’ultimo fa meno danni.

Dunque non è irragionevole ipotizzare che il consesso contiano di teste d’uovo, o parte di esso, si sia lasciato guidare da intime convinzioni extra scientifiche: in fondo in Italia non è mai tramontata l’epoca in cui esisteva il farmacista frammassone che faceva la guerra al parroco.

Nel frattempo Renzi, esperto di palle al balzo, è subito intervenuto in appoggio alla CEI, che chiedeva la riapertura, smentita poi, però, nientemeno che dal papa che (udito Conte e chiesto a Scalfari) ha ordinato “obbedienza”.

E l’opposizione? Vale a dire il duo Salvini-Meloni? Lo scivolone di Conte era una buona occasione politica. Sempre che non siano troppo impegnati a lamentarsi perché il piacione di Volturara Appula continua a tenerli fuori dalla stanza dei bottoni.

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