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Chi tace è complice

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Quando mi dicono che su questo giornale «facciamo politica», rispondo che uno dei peggiori retaggi della dittatura del pensiero unico è di aver inculcato in molti la convinzione che la politica sia unicamente appannaggio dei politici.

Non solo lo ritengo un approccio concettualmente sbagliato ma vi dirò di più: sono convinto che occuparsi di politica anche attraverso le opinioni – ovviamente sempre circostanziate da fatti verificati – sia, oltre che un diritto, un preciso dovere di chi fa informazione.

A maggior ragione oggi, nel bel mezzo di una crisi epocale e in presenza di una classe politica oggettivamente scarsa, credo che sia fondamentale il ruolo di chi 24 ore su 24 si confronta, ragiona e indaga per sfornare inchieste capaci di scoperchiare fatti anche gravi che altrimenti passerebbero inosservati (vedi alla voce giornalismo watchdog, ndr) e, sempre più spesso, anticipare temi capaci di dettare l’agenda politica.

Ci vuole coraggio, certo, ma non solo. Perché si tratta di un combinato disposto che richiede capacità, “fiuto” per le notizie e parecchio studio. Tant’è che il paradigma si è completamente ribaltato: non sono più i politici a dare notizie ai giornalisti, ma il contrario. Fateci caso, oggi funziona così: il giornale pubblica e il politico rilancia.

Certo, se esistessero ancora i partiti e la politica con la P maiuscola (circoli, sezioni, movimenti giovanili, democrazia interna, meritocrazia… cioè fumo negli occhi, per i figli del Porcellum) esisterebbero anche i luoghi in cui ragionare e sviluppare proposte e programmi, anche confrontandosi partendo da posizioni contrapposte.

È così, attraverso la partecipazione, che nascono gli argomenti capaci di offrire una prospettiva a un movimento o addirittura all’intera nazione e, perché no, anche idee in cui credere e per le quali lottare.

E vivaddio che c’è chi lo riempie, anche se solo parzialmente, il vuoto lasciato dai politici. Sul come potremmo discutere e confrontarci (magari!), ma di esempi concreti possiamo farne anche noi, che per quanto piccoli, in più di un’occasione abbiamo fatto onore al nome tanto impegnativo che ci siamo scelti.

Il governo peggiore nel momento peggiore

Dal 22 febbraio a oggi sono passati i due mesi più lunghi e dolorosi della nostra storia recente: ebbene, quel giorno pubblicammo un editoriale nel quale affermavo senza mezzi termini che il governo Conte sarebbe stato dannoso tanto quanto il coronavirus, se non di più. Posizione che un paio di giorni dopo venne ripresa anche da altri e che oggi, ahinoi (dio solo sa quanto sarei stato felice di essermi sbagliato), è diventata un riscontro drammaticamente oggettivo.

La difesa del “brand Italia”

Altro topic fondamentale che abbiamo lanciato noi di Orwell e che è stato ripreso praticamente da tutti senza che ancora, però, sia stato fatto nulla di concreto. Tema sempre all’ordine del giorno.

Lo scudo penale “SalvaPolitici”

Il tentativo di introdurre una norma per evitare che i politici che hanno gestito l’emergenza-coronavirus potessero essere perseguiti penalmente per le loro eventuali responsabilità è stato disinnescato proprio da noi: come ha riconosciuto anche il quotidiano La Stampa, grazie al clamore mediatico sollevato dalla nostra inchiesta, i due senatori del Pd che lo avevano presentato si sono visti costretti a ritirare il sub-emendamento incriminato.

Chiedere i danni alla Cina per il Covid-19

Il 25 marzo scorso fummo tra i primissimi a sollevare l’argomento, pubblicando un editoriale in cui ho ripercorso alcuni dei fatti (quelli noti) che inchiodano il regime comunista cinese alle proprie responsabilità. Due giorni dopo abbiamo tradotto e pubblicato integralmente l’autorevole intervento di James Kraska, presidente e professore di diritto marittimo internazionale allo Stockton Center for International Law e presso lo US Naval War College, che spiega in punta di diritto internazionale perché la Cina è legalmente responsabile dell’epidemia in corso e in che termini i paesi in cui è arrivata dovrebbero richiedere a Pechino risarcimenti miliardari per gli enormi danni subiti. Anche qui, all’inizio c’era che ci dava del “complottista” e oggi, a poco meno di un mese di distanza, ci sono governi (quello americano su tutti) che parlano esplicitamente delle responsabilità della Cina non escludendo l’ipotesi di chiedere un risarcimento danni.

Le violazioni della privacy dell’app “Immuni”

L’ottima Rachele Zinzocchi ha spiegato magistralmente cosa si nasconde tra le pieghe dell’applicazione che il governo vorrebbe imporci di scaricare: uno strumento che, unitamente alle limitazioni della nostra libertà a cui siamo sottoposti, ci catapulterebbe ancora di più nel baratro del Grande Fratello orwelliano.

Questi sono solo gli esempi più recenti che dimostrano la qualità del grandissimo lavoro che tutta la redazione e il direttore Guido Giraudo compiono ogni giorno, per offrire spunti di riflessione che contribuiscano a far sì che i nostri lettori possano prendere coscienza di determinati fatti, ma non soltanto.

Sì, quando scriviamo ci piace pensare che le nostre parole possano davvero contribuire a «cambiare le cose»: si tratta di un approccio che rivendichiamo orgogliosamente perché siamo convinti che, mai come oggi, chi tace dinnanzi a palesi ingiustizie o manifeste incapacità sia complice di chi le commette.

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