Il nuovo razzismo di Amazon si abbatte sui lavoratori e sulla cultura

Mentre le aziende italiane affondano, Amazon guadagna miliardi e li investe in spot intolleranti per promuovere audiolibri politicamente corretti

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Benedetto sia il lockdown. È quello che, proprio in queste ore, starà pensando il CEO di Amazon, Jeff Bezos. Il colosso a stelle e strisce in questo periodo di collasso globale ha assunto 175mila nuovi dipendenti riuscendo, nell’ultimo mese, a far salire il proprio titolo in Borsa del 35% (mese che è stato il peggiore in assoluto per i mercati azionari negli ultimi 10 anni).

La stima è che Bezos, dal 1° gennaio, abbia guadagnato qualcosa come 24 miliardi di dollari. Il tutto mentre, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, un miliardo e 250mila persone rischiano di veder sparire il proprio posto di lavoro. Parliamo del 38% degli occupati sul pianeta terra. Numeri che fanno impallidire pensando all’agognata, anche se forse è meglio dire agonizzante, “fase 2”.

«Sopravvivenza, adattamento, selezione, sembra la rivincita di Charles Darwin e la ripresa prenderà le mosse proprio da qui». Il Foglio non ha trovato niente di meglio che glorificare così i “cavalieri del coronavirus” quelli rimasti in campo non solo a sfidare “la forza oscura”, ma a trarne vantaggio.

Una sorta di nuovo razzismo del contante, di intolleranza mercantile scagliata contro le partite Iva, la piccola e media impresa, il commercio al dettaglio e la manifattura tradizionale. Un’evoluzione della specie dove vince solo chi ha il danaro e dove il rito del lavoro si trasforma in appalto e sfruttamento scandito dall’efficienza schiavista.

Mentre scriviamo e mentre gli esegeti del liberismo incensano Bezos, nello stabilimento Amazon di Torrazza, in Piemonte, è in atto uno sciopero dopo che quattro dipendenti sono risultati positivi al Coronavirus.

Il profitto corre, ma le mascherine sono arrivate solo dieci giorni fa – una al giorno per lavoratore, meglio evitare sprechi – mentre i ritmi di impiego sono incrementati vertiginosamente. A Piacenza i dipendenti hanno dovuto incrociare le braccia per 11 giorni, fino al 27 marzo scorso, prima che ci fosse la garanzia di “processi di pulizia costanti e sanificazioni programmate e tracciate” garantendo “una distanza di almeno due metri” tra impiegati con la “distribuzione di mascherine e guanti quotidianamente a tutti i lavoratori”. E qui c’è ancora una parvenza di sindacato, i contratti nazionali, un minimo di tutela, che scompare a mano a mano che i nostri agognati pacchetti passano alla filiera dei trasportatori (cooperative e subappalti).

Come dimenticare, per esempio, l’episodio dello scorso Natale, con la distribuzione di panettoni aziendali “solo agli autisti più veloci” della ditta Teamwork, appalto per le consegne delle sedi Amazon di Marene e Brandizzo, in provincia di Torino? Il tutto sempre puntualmente smentito ma, lo sappiamo, il progresso richiede sacrificio… il tuo possibilmente.

Le lezioni non finiscono qui. In questo periodo di quarantena, durante il quale sarebbe più facile approcciare un libro, entra in ballo anche la persuasione (neppure occulta) verso la cultura conformista del pensiero debole. In quest’ottica Amazon ha proposto Audible: “60mila audiolibri, podcast e serie originali” si legge sul sito, con “accesso illimitato a tutto il catalogo” e “gratis per i primi 30 giorni”.

Al netto dell’assurdità di farsi leggere un libro per conto terzi (a meno di essere ipovedenti), il senso “educativo” dell’operazione viene chiarito dalle pubblicità diffuse sui social.

Si tratta di una serie di spot fatti per stuzzicare l’indignazione dei nuovi moralisti democratici. Si inizia urlando “La verità è che il cambiamento climatico è una bufala” passando poi alla soubrette, non proprio sobria, che inveisce in un programma televisivo, e ad un anziano (di quelli non morti per il virus…) che si lamenta per un bacio omosessuale. Secondo spot: “se esci in minigonna te la cerchi” e subito dopo il politico populista, la signora (scema per definizione?) che legge un fantomatico giornale qualunquista con in copertina la dicitura “Ancora sbarchi”condita dall’immancabile “non sono razzista, ma…”.

Su tutti il degno finale motivazionale: “Stanco di sentire di tutto? Scegli cosa ascoltare”. Il razzismo del politicamente corretto ha trovato finalmente la sua espressione più alta…

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