Ancora porti aperti per i negrieri del 2020

Nonostante il decreto che vietava lo sbarco “per tutelare la salute” dei migranti illegali, le imbarcazioni dei trafficanti continuano ad arrivare in Italia; mentre Malta, invece...

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Il Mar Mediterraneo come tomba di uomini e civiltà. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle le polemiche sugli sbarchi di immigrati sulle nostre coste e, invece, in piena emergenza Coronavirus, ci ritroviamo ancora invischiati nella retorica dei porti aperti che ferisce la sovranità nazionale e calpesta le leggi d’Italia.

I numeri parlano chiaro. Nel raffronto tra i primi tre mesi e mezzo del 2019 con quelli del 2020, si è passati da 627 a 3.239 sbarchi e i dati (aggiornati al 17 aprile) parlano di un aumento più che quintuplicato. In questa logica e in questa strategia ben orchestrata di complicità e connivenze le vittime sono sia gli immigrati (molti dei quali trovano nell’acqua il loro tumolo), sia noi italiani, mentre i carnefici rispondono al nome di Ong, Unione Europea e governo Conte.

Venerdì 10 aprile due imbarcazioni sono riuscite a raggiungere “autonomamente” i porti siciliani (in realtà sganciate da navi “madre” fuori dalle acque territoriali, ma certamente identificabili dalla nostra Marina). Così sono arrivati 101 irregolatri a Pozzallo e 77 a Porto Palo. Nel mentre, una terza nave con a bordo 47 persone, è stata soccorsa dalla Ong basca Salvamento Maritimo Humanitario e ora si trova in direzione Palermo.

Non si è fatta attendere la presa di posizione del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci: «Sarebbe grave se Roma consentisse lo sbarco (…) dopo il rifiuto di altri Paese dell’Unione Europea, in un’Isola che vive con alta tensione gli effetti dell’emergenza epidemica».

Però il caso che ha fatto discutere è quello di un gommone con a bordo 55 clandestini che, nella giornata di lunedì 13, è stato individuato dalle autorità maltesi. A detta dell’Ong Mediterranea (quella di Casarini, per intenderci…) il giorno successivo, Malta ha invitato una nave commerciale battente bandiera portoghese a non aiutare la scialuppa “perché stavano arrivando i soccorsi”.
Il giorno successivo ancora, si è appreso dall’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) che: «un motopesca libico al largo del porto di Tripoli» era in attesa di far sbarcare 47 persone (di cui 5 senza vita).

Cosa è successo? Con molta probabilità il governo di Malta, oltre a impedire l’approdo dell’imbarcazione, l’ha “consegnata” al peschereccio libico in accordo con le autorità di Tripoli. Una operazione di “push-back”, respingimento. Quella più temuta e odiata dalle Ong.

Così la piccola Malta, ci dimostra che, se esiste volontà, interrompere la tratta di schiavi del terzo millennio si può e mettere così un freno alla tragedia del traffico illecito, benedetto dal liberismo e da chi desidera braccia a basso costo (come il sindaco di Bergamo, Gori, che ne ha invocati 200.000).

Eppure, mentre i media si concentrano sui complimenti che Gorden Isler, presidente di Sea Eye, ha rivolto al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, per «l’impegno senza precedenti e il supporto concreto», non c’è alcun magistrato che apra una inchiesta sul trasferimento “forzoso” dei 149 immigrati dell’Alan Kurdi sul traghetto Rubattino della Tirrenia; un provvedimento firmato da Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, su richiesta del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli per consentirne lo sbarco in Italia in violazione a leggi e decreti vigenti.

Storie che sembrano uscite dalle pagine di Jean Raspail, autore de Il Campo dei Santi, un volume del 1973 che, all’epoca, appariva distopico, quasi fantasioso, mentre oggi spiega bene il dramma dell’immigrazione e la resa morale dell’Europa.

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