Paese mio che sei sulla collina

Lettere di un paese chiuso 57

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Quante piccole cose succedono e non te lo saresti mai aspettato. Mai avrei pensato, io che non sono un gran bevitore di caffè, di provare una forte nostalgia per il caffè da bar. Ma succedono anche le grandi cose, brutte cose, e nessuno se le aspetta. Metti a Zavattarello. Se per caso abitaste in Lombardia – non è il posto migliore del mondo, in questi mesi – e se per caso non ci fossero restrizioni, oggi, domenica 19 aprile, sarebbe un posto giusto per andarci. Perchè è uno dei borghi più belli d’Italia. Un vecchio borgo medievale, un castello, la bellezza della natura, il profilo morbido delle colline. Un posto di quelli da cui una volta si spedivano le cartoline, Oltrepò Pavese. Il posto perfetto per starserne un po’ lontani, in quegli angoli della carta geografica che sono di tutti: Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia. E finiscono per essere di nessuno, cioè di se stessi. Un posto dove nessuno si aspettava quello che è successo, una piccola Italia.

Febbraio, marzo e l’inizio di aprile sono stati una pessima stagione. E pensare che tutti aspettavano solo un annuncio di primavera, perché qui si vive anche delle gite domenicali, delle visite al Castello medievale, di chi viene per l’aria buona e per il buon salame (Varzi non è lontana). Ho telefonato al sindaco, una voce giovane, e poi ho visto le fotografie nelle quali sembra ancora più giovane. Si chiama Simone Tiglio, e parla con la proprietà di un assistente universitario a Scienze politiche, carriera abbandonata perché precaria, e le baronie assomigliano a quelle dei tempi del castello.
-Sindaco, buongiorno, lei avrà capito perché la cerco…. È quel numero di decessi spropositato, rispetto agli abitanti.
-Sì, abbiamo avuto 18 decessi, purtroppo. Su 988 abitanti.

E’ un numero che fa allontanare Zavattarello dalla soglia dei 1000 abitanti, una boa psicologica e demografica girata una decina d’anni fa. In realtà in paese vivono stabilmente 600 persone, perché alcuni per lavoro stanno altrove, pur mantenendo la residenza, e gli abitanti sono sparsi tra una decina di frazioni nel comune. Se consideriamo i 900 residenti Zavattarello ha perso quasi il 2% degli abitanti. Se consideriamo i 600 reali, il paese ha perso il 3% degli abitanti. Ma se aggiungiamo i 14 decessi alla RSA di Zavattarello – e gli ospiti erano tutti della zona – la percentuale fa paura: diventa il 3% dei residenti. E più del 5% degli abitanti reali. Come se in Italia morissero tre milioni di persone.

-Cosa è successo, sindaco ?
-Il 23 febbraio abbiamo avuto il primo caso. Un giovane che era andato a Codogno, nel Lodigiano.
-Il vostro paziente zero …
-Forse. Il 24 febbraio il secondo caso, una donna. E poi uno dietro l’altra, cinque o sei persone nel giro di una settimana, e tutte decedute.
-Tutti per Covid 19 ?
-Molti sicuramente, perché sono stati casi accertati, altri pensiamo di sì perché i sintomi erano quelli che conosciamo. Ma basta fare il confronto con marzo 2019. L’altr’anno c’erano stati tre decessi, in quel mese. Quest’anno 20.
-E’ un paese di anziani ?

-I pensionati sono m.olti, quasi 300. Ma è un paese vivo: ci sono 32 attività commerciali. Il turismo fa il 12% del Pil del Comune. E almeno sessanta persone lavorano in questo settore. Adesso sono ferme. Una quarantina di attività artigianali, e sono ferme. Un centinaio di agricoltori, quelli hanno continuato a lavorare.
-Difficoltà sociali ?

-Abbiamo distribuito buoni spesa a 25 nuclei famigliari, da 400 a 180 euro a seconda dei componenti la famiglia.
-La Residenza Sanitaria Asssitita, è stata una strage, anche lì.
-Sì. Il primo caso il 24 febbraio. Abbiamo chiuso subito l’ambulatorio di fisioterapia, che era aperto anche agli esterni. Solo il 1 marzo abbiamo potuto dotare gli operatori di dispositivi di protezione, perché prima non li avevamo. Dall’8 aprile stiamo facendo i tamponi a tutti gli ospiti e ai dieci operatori comunali che lavorano lì. Prima non li avevamo.
-Con che risultati ?

-Gli operatori tutti e dieci negativi. Gli ospiti 30 negativi, 4 postivi ma con bassa carica virale, tre positivi ma stanno bene. E abbiamo avuto 14 decessi.
-Quanti anni ha, sindaco ?
-35, ma sono sindaco da 11 anni,
-E’ stato un sindaco ragazzino, allora. Con che programma è stato rieletto l’ultima volta ?
-Sviluppo economico, protezione dell’ambiente…..
-E invece si è trovato in mezzo alla pandemia…si è mai sentito solo ?

-Beh, intanto non sono stato bene neppure io. Ho avuto la febbre per 6 giorni…. Quando poi mi hanno fatto il tampone, il 3 aprile, ero negativo. Ho fatto tutto quello che potevo. Da una settimana non ci sono nuovi casi, speriamo. Ma non sarà facile, le visite del Museo stanno a zero, le rette della RSA, che erano modeste, sono sfumate….Sì, mi sono sentito abbandonato a me stesso, e con poche risorse, le prime 2000 mascherine le abbiamo comprate noi…. A parole tanta solidarietà, in Prefettura, in Regione….
-Ha mai capito dove lo ha preso il contagio ?

-Fino al 13 marzo chi moriva veniva salutato in casa, a bara aperta. E io sono andato a salutare almeno 5 persone morte qui attorno, nel borgo.
Zavattarello viene dall’attività che a lungo, nei secoli, è stata una specialità del posto: il luogo dove si confezionano le ciabatte. Il castello è stata una fortezza militare importante, mai espugnata. Ma l’unico fatto storico memorabile è avvenuto il 22 febbraio del 1945, quando un aereo alleato che avrebbe dovuto paracadutare armi per i partigiani, precipitò. Morirono tutti i sette dell’equipaggio, cinque americani e due inglesi. Pochi anni fa venne trovato un braccialetto d’argento con inciso il nome di Richard Perzyk e un numero di matricola. Venne consegnato alla sorella del sergente, venuta dagli Stati Uniti, con una cerimonia in piazza. Per il resto è uno di quei posti beati in cui non succede mai niente.

Elena vive qui
-All’inizio sembrava una cosa lontana. Poi ci ha toccato nel vivo. Ci si conosce tutti, siamo una grande famiglia, qui. Il paese è a lutto. Si sentono i vuoti.

-C’è qualcuno più vicino di altri che le è mancato ?
-Una persona di sessant’anni, come un fratello per me. E’ il modo. Vedi che li vengono a prendere, li vedi andare via e poi basta. Tornano nelle bare. E soffri per tutti, perché li vedevi tutti, perché il solo fatto di vivere qui è avere qualcosa in comune, sono quei posti che li ami o li odi.

Mary di professione fa l’infermiera.
-Lei dove lavora ?
-Al distretto di Varzi, dipende dall’ospedale di Voghera.

-Li ha visti, i suoi paesani quando venivano ricoverati ?
– Da ricoverati, no, venivano portati subito a Voghera. Poi abbiamo trasformato anche Medicina di Varzi in reparto Covid, ci sono arrivati i dispositivi di sicurezza. Ma prima…tanti colleghi si sono ammalati, all’inizio. Arrivavano pazienti febbrili, con tosse, quadri polmonari compromessi… e non eravamo preparati. .

-Conosceva qualcuno di quelli mancati ?
-Due erano i miei suoceri. E’ successo la prima settimana. Avevamo telefonato e non veniva nessuno, ore di attesa. Ho detto io a mio marito, portiamo tuo padre giù a Varzi, se no non passa la notte. Poi è mancata anche lei, mia suocera. E il fratello, lo zio di mio marito. E’ rimasta solo la zia.

-Non dev’ essere stato facile, per suo marito..
-E’ stato trovato positivo anche lui. Ma ce l’ha fatta, ha 49 anni. Sono 23, quelli che sono guariti, qui in paese.
-E quelli che non sono guariti che morte è ?
-Alcuni vanno in ipossia polmonare, e vanno in confusione cerebrale. Ma altri restano lucidi fino all’ultimo. Ma tutti, vederli sotto quei caschi è duro.

L’ultimo che ho sentito è Maska: il primo contagiato e il primo sopravvissuto. Che nome è Maska ?
-Un nome scelto da mia madre, nome da pellerossa.
-Pesante da portare ?
-Da bambino un po’. Adesso ho 38 anni, è il mio nome e basta.
-Allora, dove lo ha preso, il virus ?

-Forse in una trattoria vicino Codogno, ero in giro con due colleghi per lavoro una decina di giorni prima e ci siamo fermati a mangiare lì. Ma i miei colleghi non hanno preso niente.
– Cosa ha fatto ?
-Era proprio l’inizio, non si sapeva niente, però quando ho capito mi sono subito messo in autoisolamento.
-E adesso ?
-Adesso sono guarito. Ma giù c’è uno della mia età di qui ancora attaccato a un respiratore. E faccio il tifo per altri tre paesani che sono in ospedale, spero che tornino tutti. Ma non lo dimenticheremo.

 

Nel castello c’è anche il Magazzino dei Ricordi, gli attrezzi di lavoro e le tracce di un mondo che scompare. Era il mondo contadino, povero e innocente, quando Zavattarello aveva più di mille abitanti ed era lontana dal resto del mondo.
Quando avevo vent’anni, c’era un parola magica: assemblea. Venivamo da anni in cui per parlare dovevi alzare la mano, e prendere la parola era difficile. Ma poi le assemblee sono diventate un rito, trionfi di parole e distanza dalla realtà, e pazienza. Adesso la parola magica è un’altra: Task Force. La “Task Force Fase Due”, 17 membri. Il Comitato Operativo della Protezione Civile, 21 membri. Il Comitato “Data Drive”, 74 componenti. Il Comitato “Donne per un nuovo Rinascimento”,16 componenti. L’ Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network, 9 componenti. Cariche, gettoni, ruoli: un’indigestione di parole. Meglio Zavattarello, dove la Protezione Civile ha 14 membri, tutti volontari. Prima, qualche frana, qualche cantina allagata. Adesso spesa e medicine e mascherine distribuite a casa. Nei piccoli paesi si soffre meglio, purtroppo.

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