Chiuso per sempre?

Lettere di un paese chiuso 56

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Oggi scrivo poco. Non perché non abbia altre storie da raccontare, ma perché una lettera mi sembra più urgente, più a muso duro sulla realtà:

“ Questa mattina mi ha chiamato un amico che gestisce una piccola trattoria dove si mangia ottimo pesce. È qui a Cornuda e mi pare di avertici portato una volta. Mi diceva di essere preoccupatissimo. Che non vede la luce in fondo al tunnel. “Forse non aprirò più” mi ha detto. Gli ho fatto coraggio per quel che son capace. Questa sera, tornando da studio, mi son fermato da un altro conoscente che gestisce un ristorante, pizzeria e gelateria.

Mi ha chiesto cosa ne penso del futuro. Mi ha detto di aver paura che tutti gli investimenti fatti vadano in fumo. Non crede di poter resistere ancora a lungo. Gli ho fatto coraggio dicendo che ce la faremo tutti, anche io che ad onor del vero non so come me la caverò se il mercato non riprende alla svelta. Ho detto che bisogna guardare il bicchiere vedendolo mezzo pieno ed altre cavolate del genere. Facendo coraggio a lui mi son accorto di farlo a me stesso.

Ma il penso positivo serve veramente? Io credo che coloro che vivono del loro lavoro e non sono stipendiati o pensionati o hanno come datore di lavoro un ente pubblico inizino veramente ad aver paura. Molto più degli altri. Quando nel cassetto non entrano più soldi la situazione si fa tragica. Ecco allora che c’è bisogno di generare fiducia. Io posso farlo nel mio piccolo, tu potresti farlo ancora meglio toccando tantissime persone che ti seguono e ti stimano. Lo so, ” sei vecchio di orgoglio e ti commuove il suo seno”(Guccini non se ne abbia) ma so anche che, commozione a parte (e questa è di casa nei tuoi scritti quotidiani), sei capace anche di infondere speranza. Te lo chiedo anche per me. Un abbraccio”.

La lettera è di Paolo Maran, avvocato e scrittore. Un’amicizia di lunga durata, e fatta anche di confidenze. Di cui fanno parte, come per tutti, qualche volta, difficoltà o amarezze. Ma per il resto, risate e progetti, sfottò sulle nostre opposte passioni calcistiche, mangiate e letture. Quasi non me l’aspettavo, come se il mio amico un tempo ottimista mi avesse detto, guardando verso l’albero dove facevo finta di fare il Barone Rampante, scendi giù, cazzo fai ? Ha ragione, ma la speranza, quella non so come fare.

Mi è facile dire: non molliamo, teniamo duro. Ma quando si incomincia a parlare di banche, di prestiti, di mercati, di indebitamenti, bene, non so più cosa dire. O forse so che la cosa migliore è fare a meno della speranza. Che pure, nella finanza, nell’ economia in generale è decisiva: se non sei ottimista che investi a fare ? Ma io sto con Charles Bukowski: “Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso”. Penso che le delusioni uno deve coltivarle prima, e non sono pessimista.

Penso che devi attrezzarti alle brutte sorprese. Se va meglio, meglio: devi avere speranza e fiducia in te stesso. Non so nulla di economia e non so gestire i soldi, mi fanno paura i debiti: mi ricordo da bambino la parola “cambiali” come una mela avvelenata che preoccupava i miei genitori e mi ricordo mia madre che come in un gioco ci faceva stare zitti quando suonava quello delle bollette (mi ricordo ancora la sua faccia, quando aprivamo la porta, la volta dopo, e la sua borsa di cuoio consunta).

Nella vita solo questo ho imparato: a non farmi illusioni, ma a battermi per ogni cosa valesse la pena, a non demoralizzarmi mai, a non sognare a occhi aperti e guardare dritto in faccia la realtà. E la realtà adesso è questa, come un problemino delle elementari: tenere aperto un locale ti costa dieci e gli incassi valevano 16. Se la clientela, distanziata, dimezza e gli incassi diventano 8, cosa succede ? In quanto tempo pagherai i generosi prestiti della banca ? Il personale, a chi rinuncio ? Io sono un pensionato e dunque, dopo essere stato target privilegiato per il Covid 19, almeno ho il vantaggio di non pormi domande angosciate, a meno che non crolli tutto. Ma gli altri ? I tuoi amici , Paolo.

I miei amici, come Michele Scamacca, che lavora nel vino, consumato nei ristoranti di mezzo mondo, e si muovono per fiere, e si trovano davanti a un buco nero ? In mezzo al buco nero ci sono già i francesi dello Champagne: nessuno al mondo ha più niente da festeggiare. E i miei amici fotografi, e i giornalisti free lance o precari ? Devi essere un politico o un prete per predicare fiducia, e almeno il secondo caso non ha a che vedere con le tasse, i debiti, i risparmi.

Però posso dire che la moria di locali deprimerebbe tutti, e sarebbe un segno di resa: le compagnie, i pranzi di lavoro, le cene romantiche, la sera dopo un giorno di lavoro. In più aggiungerei che forse non si tratta solo di ricostruire l’economia, ma di cambiarla. Tornare a fare le mascherine e il resto che avevamo delocalizzato, battere la strada di un turismo, nel 2021, che solo in Italia non è così di massa, conta su una rete di grandi città d’arte ma anche di nicchie ignote, di alberghi e ristorantini.

Allungare la stagione turistica: è vero che quest’anno ad agosto si può lavorare, avendo fatto ferie forzate, è vero che si può produrre sette giorni alla settimana, è vero che si può essere più mobili, come calendari: facciamo la pace con gli svedesi e invitiamoli a venire a ottobre, sui lungomari siciliani o calabresi o pugliesi a dicembre. Se l’Europa è matrigna, minacciamo anche noi il paradiso per i pensionati altrui, tasse bassissime e venite a svernare le vostre vite qui dove si mangia bene e si paga poco. Si tratta di inventare e noi italiani non ci manca la fantasia, ci manca l’organizzazione. E ascoltare i diretti interessati.

Questo è l’appello di 34mila associati dell’imprenditoria enogastronomica:
“Al Governo viene chiesta l’adozione immediata delle seguenti 8 misure essenziali per la sopravvivenza di moltissimi rappresentanti che operano nel settore:

1. Cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti (a titolo indicativo e non esaustivo TARI, IMU, affissione, occupazione suolo pubblico, etc.), credito per utenze relative alle attività commerciali; rateizzazione dei pagamenti degli acconti IRES, IRAP previste a giugno e senza interessi.
2. Proroga della cassa integrazione straordinaria per il personale in forza al 23.02.2020 e fino al 31.12.2020.
3. Sospensione di leasing, mutui e noleggio operativi fino al 31.12.2020, recupero delle mensilità congelate in coda al periodo previsto dalla relativa misura posta in essere.
4. Armonizzazione da parte dello Stato delle regole per l’accesso al credito.
5. Credito d’imposta al 60% riconosciuto al proprietario fino al 31.12.2020 con 40% dell’importo a carico del locatario e misura semplificata (cedolare secca).
6. Detassazione (straordinari) sulle risorse umane in organico, detassazione degli oneri contributivi e assistenziali e dei benefits sino al 30 giugno 2021.
7. Possibilità estesa a tutto il comparto ristorazione di effettuare l’asporto.
8. Misure di sostegno a fondo perduto, ristori e indennizzi, per il periodo di chiusura obbligatorio imposto per legge dall’emergenza covid-19 (pari al 10% del fatturato in relazione allo stesso periodo di riferimento)”.

Mi sembra abbiano le idee chiare. Credo si capisca perché non mi mai convinto, tranne quando è disegnato dai bambini, quell’ “ANDRA’ TUTTO BENE”.

Ha i colori dell’arcobaleno, ma vince il roseo, e va bene per incoraggiare i bambini, o statali o dipendenti pubblici. Non amo le illusioni né i pifferai, e bacerei in fronte quella bambina di Cagliari che ha aggiornato la scritta sul cancello di casa, come da foto. E una pacca sulla spalla al mio amico Franco Forese, che ha scritto: “La Corea del Sud ha 60 milioni di abitanti, equiparabile all’Italia, è più vicina a Wuhan. Ad oggi sono circa 10 mila contagi in Corea, cento i morti, non so come si scriva andrà tutto bene in coreano, ma loro possono scriverlo, noi no”. Quanto a te, Paolo, se va male abbiamo isole che sono come l’oro per i risparmiatori: bene rifugio. E la prossima volta che andiamo in quella trattoria di pesce, per favore, lascia almeno per una volta che sia io a pagare il conto.

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