In Polonia ci si confessa nei parcheggi

Pasqua 2020: la Fede in sospeso

Mentre si moltiplicano, permessi, autocertificazioni e aperture, rimane impossibile accedere a qualsiasi forma di rito comunitario, ma anche a qualsiasi sacramento

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Niente battesimi, sospensione per i matrimoni, estreme unzioni per pochissimi e funerali interdetti, confessioni individuali teoricamente possibili ma in pratica irrealizzabili.
Ai tempi del coronavirus cambia anche questo: l’accostarsi ai sacramenti, più in generale la possibilità fisica di approcciare il Sacro. Tutto ciò ha delle basi legali… ammesso che abbia delle basi logiche?

Vediamo innanzitutto di riassumere come stanno le cose: il decreto dell’8 marzo scorso ha intimato lo stop a manifestazioni che prevedono assembramenti di qualsiasi tipo, sia civili che religiose. La Chiesa italiana si è adeguata senza fiatare, non senza smarrimento tra i fedeli, ed è andata anche oltre. Di fatto rimandando (gli ottimisti dicono all’autunno, ma probabilmente se ne riparlerà nel 2021) anche Comunioni e Cresime previste per l’imminente periodo di maggio-giugno. Sospese anche tutte le attività di oratori, i corsi di preparazione al matrimonio, quelli biblici, incontri pastorali vari.

Ovviamente, come abbiamo vissuto, niente riti pasquali e niente sacerdoti nelle case per le benedizioni. Di pellegrinaggi, compresi quelli a Lourdes e in altri santuari esteri, neanche a parlarne.
«La Chiesa assume un atteggiamento di piena responsabilità verso la collettività nella consapevolezza che la tutela dal contagio esige misure anche drastiche, soprattutto nel contatto interpersonale», ha detto il cardinale Angelo De Donatis, vicario del papa per la diocesi di Roma, poi risultato positivo anche lui al virus.

Torniamo, però, ai sacramenti, fulcro della vita cristiana, e alle costrizioni cui sono sottoposti i fedeli: le Messe online oramai vengono celebrate a tutte le ore del giorno da moltissime parrocchie, ma di certo non ci si può confessare in rete. Nelle more delle direttive ci sarebbe comunque la possibilità di andare in chiesa per ricevere questo sacramento ma restando a debita distanza dal confessore magari sui banchi della chiesa… insomma “coram populo” (in Polonia confessano nei parcheggi). Di fatto, quindi, non lo sta facendo praticamente nessuno, anche e soprattutto perché, se si viene fermati a un controllo e dici “vado a confessarmi”, prima ti prendono per matto e poi ti multano….

La fede non è un “bene necessario” per il Decreto sicurezza: le sigarette sì e, da martedì, anche i libri e i vestitini per bambini… la preghiera no.

Nella Messa del 20 marzo scorso da Santa Marta, papa Francesco ha però fornito questa indicazione: «Se non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo Padre, digli la verità. Chiedigli perdono con tutto il cuore e con l’Atto di Dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. Puoi avvicinarti, come ci insegna il catechismo (paragrafo 1452 del Catechismo della Chiesa cattolica, ndr), al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote>.

Anche l’Eucarestia è impossibile. Da sempre, però, esiste l’istituto della “comunione spirituale”. Diceva Don Bosco. «Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore», la preghiera relativa viene, in genere, letta dal sacerdote in luogo della consegna delle Ostie consacrate.

Un altro aspetto assai discusso è quello dell’indulgenza plenaria. E qui urge il ricorso a quanto previsto, sempre il 20 marzo, dalla Penitenzieria Apostolica: si concede l’Indulgenza plenaria «ai fedeli affetti da coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile».
Anche qui, quindi, tutto rinviato a un “dopo” che non diventa un “quando”.

Tuttavia, ciò che più sta turbando i cattolici è l’accostarsi a “sorella morte”.  In teoria, il sacerdote può recarsi negli ospedali o nei domicili per l’estrema unzione (rispettando regole igieniche e distanze). però è ovvio che non possono recarsi dai molti, troppi pazienti in fin di vita ricoverati in terapia intensiva.

Altrettanto sofferta la dimensione dei funerali, proibiti per decreto. Al cimitero si può celebrare solo un breve rito di sepoltura, alla sola presenza dei congiunti più stretti, assolutamente senza la celebrazione della Messa. Il tutto deve avvenire all’aperto, in tempi contenuti e senza alcun gesto fisico di cordoglio.
In molti casi, purtroppo, anche questo minimo è stato impossibile, perché le bare sono state portata nei cimiteri (a volte persino dall’esercito) senza che i familiari potessero uscire di casa perché in quarantena.

Tecnicamente, insomma, assomigliamo sempre più alla Cina e non solo per il numero di contagi, ma anche per questo accanimento anti-religioso che, a molti, appare ornai decisamente eccessivo.

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