La Pasqua di Giovannino Guareschi

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Il giorno della Vigilia e il 25 dicembre scorso, Natale di Gesù, abbiamo pubblicato una intervista con Alberto Guareschi, figlio del celebre scrittore Giovannino: il creatore di Peppone e don Camillo. Tutta l’opera di Guareschi è permeata di fede cristiana autentica eppure il periodo della Santa Pasqua si ricorda solo in due suoi scritti. Nel primo caso proprio nel libro più conosciuto (e tradotto in tutte le lingue del mondo): “Don Camillo – Mondo piccolo”; poi, in un racconto pubblicato sul settimanale da lui diretto, Candido, dal titolo: “Qualcosa galleggia sull’acqua”.

In Don Camillo il capitolo XI si intitola “La bomba”; il pretone emiliano protagonista delle storie è alle prese con un “uovo-bomba” e questo episodio doveva essere inserito anche nel primo film, poi però venne tolto.

I film di don Camillo in Italia (per differenti motivi, quasi tutti legati a pressioni del Partito comunista o della Democrazia Cristiana) furono soggetti a numerosi tagli, cosa che non avvenne per i montaggi cinematografici in lingua francese. Infatti, esiste una fotografia di don Camillo  (interpretato da Fernandel) che solleva la bomba sopra la testa.

Era una bomba da cento chili che assomigliava in tutto e per tutto a un uovo di cioccolata, con tanto di “bella gala di seta rossa”. Era stata dipinta di marrone e le erano stati segati gli alettoni. Don Camillo la trovò fuori dalla sua canonica al mattino presto, il giorno della Santa Pasqua. In verità il dono era innocuo, perché l’innesco era stato tolto.

In questo racconto, in un clima quasi surreale, don Camillo invita il Sindaco comunista Peppone e uno dei suoi (il compagno Brusco) a indire un Consiglio comunale con lo scopo “di amministrare i peccati della parrocchia”. Non solo ma dichiara che sarebbe stato felice se i due compagni si fossero resi disponibili, proprio per la Pasqua, a fare alcune prediche ai fedeli. In cambio don Camillo si sarebbe reso disponibile a spiegare dove, nelle teorie del marxismo, si potesse individuare un certo “profondo senso religioso”. La risposta è appunto un uovo esplosivo.

Bello il messaggio che emerge dal racconto pubblicato su Candido: un invito a pensare in maniera ottimista, sempre, senza cercare logiche malevole anche in situazioni di tranquillità.

Il paese (in questo racconto) sta vivendo un periodo bello da molto tempo. Nessun tipo di turbolenza e agitazione, come: scioperi o altra “mercanzia progressiva”. In questo clima stava per arrivare la Pasqua, a sigillare una sorta di “trattato di pace”. I parrocchiani di don Camillo, però, erano dubbiosi. Pensavano che quel clima pacifico fosse una strategia e che non potesse durare. Invece, don Camillo, sorridente, li invitava a credere in quella mattina soleggiata…

Credeva che sarebbe stata una bella Pasqua, e, gioioso, se ne andava per il paese benedicendo le case. In effetti, qualcosa nel suo intimo sentiva, ma invitava se stesso e la gente a non aprire l’ombrello prima che incominciasse a piovere.

La giornata cambiò con l’incontro con una vecchina di ottantasette anni, che se ne era andata dal paese molti anni prima e che don Camillo credeva fosse passata all’aldilà. Era la mamma di Peppone e il sindaco comunista, da quando era tornata, le impediva di uscire e di andare a a fare visita a don Camillo, in canonica per non rovinargli la reputazione di “mangia preti”.

Invece, seppur con la pressione alta, l’intervento di questa vecchina porterà il pretone a benedire anche l’officina di Peppone; la sua mamma era più che convinta che fosse proprio il luogo dove si lavora che, più di “ogni altro posto” ha “bisogno della benedizione di Dio!».
Don Camillo aveva ragione, quella fu una bellissima Pasqua e nulla turbò il clima di pace del paese, sino a qualche giorno dopo…

Infine, gli appassionati lettori di Guareschi conoscono bene il disegno che Giovannino Guareschi fece su una lettera inviata dal carcere alla moglie, in cui la sua firma “antropomorfa” (poiché ne riproduceva il profilo) era trasformata in colomba pasquale.

In questo tempo di sventura (in cui qualcuno continua a provocare divisioni) vogliamo ricordare la scena della preghiera che don Camillo rivolge a Dio in occasione dell’alluvione. Tutti abbandonano per sicurezza il paese, ma egli rimane nella chiesa vuota (come quelle di oggi) e spera in un futuro migliore. Ascoltate le sue parole, perché questa deve essere la nostra speranza… Grazie Guareschi.

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